CRONACHE POTENTINE DEL ‘900

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LUCIO TUFANO

Sulle polverose strade del primo novecento, già s’intravedono le prime automobili a benzina, vanno a 80 all’ora.

Il mondo femminile sembra già in fermento. Non esiste la permanente ma si usano i ferri caldi e resine per far mantenere i riccioli. Qualche giornale consiglia i bigodini, qualche donna borghese si azzarda a montare in bicicletta. Hanno gonne lunghissime e pesanti, camicette a sbuffo, colli inamidati.

I prodotti di bellezza cominciano a smerciarsi più frequentemente: lozioni, creme, polveri e i dentifrici sono già nell’uso corrente, almeno per i signori. L’Italia ha trentadue milioni di abitanti. La più popolosa città italiana è ancora Napoli, settecentomila. Già nel 1900 se n’è andata all’estero una popolazione di mezzo milione d’italiani. Non si parla ancora di controllo delle nascite anche se Malthus ha diffuso le sue previsioni apocalittiche.

La città è un po’ più animata che in passato.

TORUCCIO GIULIANI CON OPERATORI DEL TEATRO STABILE E AMICI

Si lastricano alcune strade, qualche piazza; la pubblicità fa capolino sui muri e nelle vetrate dei negozi, sui giornali poi è sempre presente, la colonna degli avvisi commerciali offrono oggetti d’occasione, abitazioni in fitto e incontri per matrimoni.

«Le similitudini, le gardenie, le movenze dei poeti alimentano ormai il repertorio politico quanto quello galante».

Il panettone costa lire due al chilo, le macchinette per i capelli cinque lire. Si chiude il secolo con un ‘900 incalzante, violento e progressista.

Il 1904 si presenta con cattivi auspici, l’8 febbraio il Giappone dichiara guerra alla Russia. Chi vincerà? Noi simpatizziamo per il Giappone, l’unica potenza in grado di arginare il preoccupante espansionismo russo, la Francia è per lo Zar. Ai primi scontri i russi vengono sconfitti.

Già nella sera di fine anno, la drammatica compagnia Luisa Lambertini aveva chiuso il corso delle sue recite di maggior successo con Resurrezione, Madame sans gêne, Amleto, I pezzenti, Quo vadis, Teresa Raquin. La compagnia in complesso è stata artisticamente pregevole. La Luisa Lambertini, per fine e intelligente interpretazione, per sapiente recitazione, ha un valore incontestabile, con la Pierri-Tiozzo, un’artista autentica, Dora Lambertini, Maria Almirante, hanno sempre efficacemente contribuito al successo serale, l’ottimo brillante Imbaglione, un Chilone chilonide, unico per la verità di trucco e per interpretazione di carattere, bravissimo Marazzi mentre A. Lambertini, Polzi e gli altri hanno ottenuto forti applausi. Con concorso discreto di pubblico e molta festa agli artisti la compagnia è partita per il “Cimarosa” di Caserta.

La scuola normale di Potenza, una delle più importanti e fiorenti del regno, sia per il numero delle scolare, sia per l’istruzione che vi si impartisce versa in condizioni miserevoli per i locali umidi, senza luce e malsani. Il Municipio la trascura, anzi “fa la burletta di voler dare locali migliori, si prendono misure, si fanno visite ai locali evitando con il miraggio di un cambiamento quelle migliorie che renderebbero meno penoso lo starci, come riparazioni di condotte idriche, di stufe che non funzionano, di imbiancare le aule.

1943 – Potenza, Albergo Roma, Orchestra Cantore

Al torneo di biliardo che si è svolto fra l’interesse più vivo degli spettatori e con emozionanti partite al Casino Lucano, parteciparono venti coppie che giocarono ad eleminarsi. Il premio di campionato per il 1904 tocca all’ingegner Giuseppe Bonitatibus, medaglia d’oro, mentre con quelle d’argento furono premiati il rag. Calcaterra, Antonio Andretta, il tenente Bochicchio, Antonio Vavielli; con il bronzo, premio di consolazione l’avv. De Rosa.

Nella serata del 27 febbraio, l’ultimo ballo della stagione, nelle sale del “Circolo Lucano”, riuscitissimo sotto tutti gli aspetti”; per il numero di signore e di distinti cavalieri, per l’eleganza e la ricchezza delle toilette, per il brio, per la profusione di fiori, di luce e di profumi, per l’incanto di giovanili bellezze, per le affascinanti grazie, per una festa indimenticabile. Il cav. Domenico Addone, presidente del Circolo fece gli onori di casa. A tutte le signore, appena entrate, furono offerti mazzi di bellissimi fiori, fatti venire appositamente da Napoli. Nella quadriglia si sono contate ben trentaquattro coppie. Le danze sempre animatissime e ben dirette da vari gentiluomini (una commissione), procedettero ordinate sino alle sei e mezzo del 28. Il cotillon, preparato e diretto molto bene, piacque moltissimo per le figure ricche, nuove e varie. A tutte le donne fu distribuito un bel ricordo: signore Biscotti, Addone, Conti, Corbi, Errichelli, Di Masi, Ferretti, Grippo, Macchia, Passarelli, Postiglione, Riviello, Siervo, Vaglio, signorine Calcaterra, Gamacchio, Maggio, Messare, Scafarelli. Inappuntabile il servizio di buffet.

Scambio di prefetti; alla stazione Inferiore una folla di cittadini, di impiegati, di autorità, di benemeriti cittadini, e di signore, saluta la distintissima donna Bice Maggiotti, moglie del prefetto Maggiotti. Tutti i grandi burocrati, magistrati e ufficiali dei carabinieri, dell’Esercito a salutare il prefetto in partenza. Ma ora che sembra essersi liberata dal prefetto, la teppaglia si fa viva, criticando il Maggiotti, ormai partito (cronaca del 30/31 gennaio 1904), «in questa provincia, alla quale la depressione economica non ha potuto ancora togliere l’elevatezza del senso morale, suo principale carattere etnico, mancava finora quella di patologia seriale, il teppismo … come la fillossera per le viti, la peste per gli umani, si diffondono i contagi morali, e anche da noi questa bruttura ha fatto capolino. I nostri teppisti sono rappresentati da pochi deplorati che si sfogano a mezzo stampa, non organo di partito, né di un’idea. Il prefetto Maggiotti, recentemente coinvolto nel movimento di personale e trasferito a L’Aquila, viene soprannominato Prefetto della Cina, per associarlo allo storico sfratto dal potere di certi mandarini che ormai sono considerati “bucce di limoni spremuti”».

Il Caffè del Teatro Stabile

«Noi non riveleremo una sola delle volgarità che tentano invano di offuscare figure come quelle del comm. Maggiotti, e di offendere la purezza e la rispettabilità dei funzionari di questa Prefettura nella quale i teppisti sono al bando, e non vi esercitano più la sfacciata inframmettenza che in altri tempi vi esercitavano financo a mezzo dei loro commessi di studio. I sistemi cari alla teppa, abituata a comandare al “caro compare”, cessarono proprio colla venuta del prefetto Maggiotti, che ha tutt’altro che chiusa la porta del suo gabinetto a ogni ordine di cittadini, a tutte le commissioni che nelle affollate e quotidiane udienze si recavano da lui e ne ammiravano la bontà, la signorilità e l’alto senso di giustizia … Il trasloco del comm. Maggiotti, non è la fine di un periodo di affettuosa, assidua, intelligente e soprattutto purificatrice opera; mentre è stimato con vivo rammarico dall’intera provincia, non deve costituire per i teppisti speranza di tempi migliori, poiché la fama che precede il successore non dà luogo a sperare il ritorno di certi sistemi».

«Si può assicurare l’opinione pubblica che il Prandi, legato da antica amicizia col comm. Maggiotti, non è nuovo della nostra realtà. Gli sono già noti uomini e cosa. “Signor Prefetto” – il comm. Fittipaldi rivolgendosi al Maggiotti – “v’è un fatto che ha eccitato la mia ammirazione e pel quale resterà un vivo sentimento di gratitudine, ed è questo: da parecchio tempo che si fanno in Italia gli esperimenti pericolosi della Libertà, la sola Basilicata è rimasta immune da quelle agitazioni, che spesso lasciano la desolazione e il pianto. Questo risultato indubbiamente si deve alla sua abilità di Funzionario …».

Da Salerno, mediante telegrafo, si ha notizia di come al passaggio del treno lampo, il comm. Maggiotti viene salutato affettuosamente dal cav. Prandi, lì ad attenderlo.

il negozio a due piani di Giuseppe Giugliano

«Oggi assumo l’ufficio di Prefetto di questa provincia. Vengo in un momento d’importanza e lavoro eccezione. Confido tuttavia che riuscirò ugualmente nel mio compito, quantunque reso più difficile, se le SS. LL. mi saranno larghe di aiuto, che invoco, sarò rispettoso di tutte le libertà, e rigido custode dell’ordine pubblico. Vigilerò che le amministrazioni procedano regolari, giuste, ed intese solo al comune vantaggio. Mi farò un dovere di mantenermi estraneo alle contestazioni dei partiti locali, però, dove se ne presenta l’opportunità, esplicherò opera purificatrice; nell’intento soprattutto di evitare che in lotte, quasi sempre infeconde, siano sprecate forze preziose, le quali nell’era che volge, devono essere unicamente dedicate senza distinzione di classe e di partito, al risorgimento di questa nobile Provincia».

In un articolo su “Il Lucano” del 1° gennaio, l’ing. Alessandro Palma rivela come in Pomarico le donne siano abili nell’arte tessile; infatti, non vi è nessuna donna che non faccia, per diletto o per bisogno, la tessitrice. “Danno alla luce dei bellissimi tessuti di vario disegno e colore da mettere in vendita anche nei paesi vicini. Tessuti che – prosegue il redattore del “Il Lucano” – con una buona direzione e con tutti i criteri e i consigli di persone competenti, potrebbero gareggiare con quelli che ci vengono dall’alta Italia”.

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Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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