E’ passata un’altra settimana e nulla si è mosso sulle vicende che hanno messo in stand by la politica regionale. Dal versante giudiziario nessuno ha preso l’iniziativa di stoppare l’increscioso braccio di ferro che continua tra un procuratore ed un indagato, con il Gip che sembra uno di quegli arbitri di ring che ama la boxe e di fronte allo spettacolo agonistico sceglie di usare poco il fischietto. Qui agli sbagli di una difesa che non ha capito l’aria che tirava e non è ricorsa subito alla Cassazione si sono sommati le evidenti forzature di una magistratura inquirente che è sembrata più interessata a inabilitare politicamente una persona che ad esercitare giustizia. Se è questo l’ambito di ragionamento nel quale l’opinione pubblica è coinvolta ( perchè è chiaro che si sono due tipi ragionamenti egualmente validi di chi pensa che si faccia giustizia e di chi pensa che ci sia accanimento) , allora lo scenario non può non coinvolgere la presenza del Tar e la decisione che il tribunale amministrativo prenderà. Se conferma la correttezza della scelta regionale riguardo all’accorpamento con le europee , allora la situazione giudiziaria non può che sbloccarsi, avendo l’indagato tutto il tempo di aspettare la motivazione della Cassazione in ordine alla congruità e proporzionalità delle misure cautelari adottate: se invece produce una decisione che dà una forte accelerata al voto verso fine gennaio, allora si potrà forse assistere ad un prolungamento di tattica giudiziaria per far arrivare l’indagato in ritardo rispetto all’appuntamento elettorale. I costi politici di questo braccio di ferro sono enormi, nel senso che si butta abbondante legna da ardere nella competizione elettorale , nella quale il tema principale non sarà chi e che cosa si vuol fare, ma se una persona ha tenuto in ostaggio una regione o no, e se aveva o no il diritto di farlo. Il rischio è di riproporre lo scenario del referendum, dove la messa a fuoco non era sulla riforma della costituzione, ma sul petto di una persona che finalmente poteva essere inquadrato nel mirino del fucile. Tanto per capire l’aria che tira, oggi ci saranno tutti a protestare contro questa scelta di allungare i tempi, gli studenti, la sinistra, i cinque stelle, la destra. Tutti contro una persona e, al massimo, un partito. Ed è un refrain che più passa il tempo, più è destinato a diventare orecchiabile. Uno che paghi per tutti, è il titolo di questo album nostrano che esce a Natale. Rocco Rosa
DAGLI ALL’UNTORE, OGGI INIZIA IL TUTTI CONTRO UNO
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