DAL BALCONE DI PIAZZA PREFETTURA, MUSSOLINI ELOGIA LA TERRA DELLA FECONDITA’

0

LUCIO TUFANO

Già nel 1934, sul giornalino Balilla dell’O. N. B., si accennava all’Africa come la terra di fascino e di mistero, e durante la guerra piccole storie verseggiate ispirate ai motivi delle canzoni più in voga; … Addio Lavinia / scriverò dall’Abissinia / col moschetto e col pugnale / andrò in Africa Orientale.

Nel Corriere dei Piccoli, Venturino, il piccolo balilla con fez, torso nudo e sottanina nera, nella giungla selvaggia e beffa l’enorme selvaggio e c’è il sor Bertrando, esploratore in Somalia con i servitorelli neri, Zimbo, Zimba e Bomba, e gli inseparabili gemelli Romolino e Romoletto.

Nel 1935 la guerra etiopica aveva indotto la Società delle Nazioni ad applicare le sanzioni economiche all’Italia ed il Regime ad organizzare la raccolta dell’oro. Le madri e le spose avevano donato la loro fede nuziale.

Chi ci informa della guerra è la Domenica del Corriere, settimanale illustrato molto caro agli italiani, destinato ad un pubblico popolare e di medio ceto, non solo per la prima di copertina illustrata da Achille Beltrame ed in seguito da Walter Molino ed anche per i contenuti che vanno dalla cronaca, al racconto, ai giochi, alle barzellette, alla fiaba … Il 2 ottobre 1935, Mussolini declama: «La ruota del destino che muove inarrestabile verso la meta … per 40 anni si è pazientato con l’Etiopia, paese africano, universalmente bollato come un paese senza ombra di civiltà … ora, si tenta di consumare la più nera delle ingiustizie: quella di toglierci un po’ di posto al sole …». È anche l’EIAR che svolge un ruolo fondamentale di propaganda nei frequenti e più spediti messaggi rispetto alla notizia ed ai commenti della carta stampata.  

Nel giornale radio, nelle celebrazioni, nelle rubriche vi è contenuto il proposito del regime per la missione civilizzatrice dell’Italia.

Intervengono: Galeazzo Ciano, Eugenio Colsecchi e Forges Davanzati nella sua rubrica confidenziale di commento politico, Mario Isnenghi con il radioso maggio africano, nelle oceaniche adunate, nella fatidica attesa dell’impero compiuto, e con milioni di persone che ascoltano le parole del Duce. Insomma, la psicosi della guerra è nell’informazione di massa durante tutto il corso della campagna d’Africa. Difatti il discorso del 2 ottobre 1935 era stato ascoltato da venti milioni di persone, la più imponente mobilitazione radiofonica. Nei primi giorni del febbraio 1936 al teatro Stabile si proietta l’interessante film documentario “Etiopia”.

Il pubblico si elettrizza alla visione, a come l’Italia si stia mobilitando con i suoi soldati per la conquista dell’Abissinia.

Il 5 ed il 9 maggio 1936, la radio celebra per tutte le piazze italiane, il trionfo con la ideologia dell’Impero sui colli fatali di Roma. Messaggio d’eccezione e speaker importante, sostenitore delle buone ragioni italiane in Etiopia, è Guglielmo Marconi, celebre nel mondo per la sua nota invenzione.

Nei dettati in classe degli alunni delle scuole elementari “Rosa Maltoni Mussolini”, le maestre trattano dei nostri soldati che, in Abissinia, portano i simboli e la civiltà di Roma. Invitano gli scolari a pregare per il Duce, li esortano ad essere bravi, ubbidienti e rispettosi della Patria, della famiglia e del regime, di compiere il proprio dovere come soldati del Duce, giacché i bimbi d’Italia son tutti Balilla. I compiti riguardano gli anniversari della rivoluzione, gli annali della Milizia, gli atti di eroismo e di guerra in Africa Orientale, faticosamente riportati con i pennini ad alabarda o a cavallotto nei bei quaderni dalle righe strette di terza e quarta, o larghe di quinta, di brutta e bella copia e dalle copertine disegnate con scene di guerra.

Il linguaggio delle copertine è trionfalistico, le figure di un eroismo retorico, con espressioni a motti a firma di Mussolini esprimono i destini imperiali di Roma, aneddoti e personaggi che vanno dal Barbarossa a Giovanni dalle Bande Nere, dall’epopea dei comuni al Risorgimento, al confronto tra Cesare e Mussolini, tra Orazio Coclite e Pietro Micca, …

Nella città si vive la vita di sempre. Per la borghesia ed i ceti più abbienti non mancano le compagnie di prosa come la Palmarini, diretta dal grande ufficiale Umberto Palmarini, di ritorno a Potenza dove, con “La lanterna di Diogene” di Ugo Falena sosterà due o tre sere. Di domenica c’è la messa e l’aperitivo nei caffè più importanti. Le fanciulle e le signore che escono dalla Chiesa sentono di percorrere almeno un paio di volte le poche centinaia di metri della Pretoria. Di pomeriggio si va con la ragazza nei luoghi più esterni, sotto la villa del Prefetto, allietati dal verde riposante di grandi alberi fronzuti. «A sera tarda, quando tutte le luci del cielo e della sera si sono accese (a rischiarare la notte), la giornata domenicale finisce con il solito rifluire verso le case chiuse».

Il 22 e 23 febbraio 1936 Armando Falconi è al Teatro Stabile, con la sua compagnia e con una straordinaria recita “Mani alto!”, brillante commedia in tre atti di Guglielmo Giannini.

I manifesti intanto catturano l‘attenzione di tutti sulla guerra d’Etiopia «è questa la più gigantesca impresa coloniale di tutti i tempi sullo scacchiere più impervio e difficile. Tutti i conti da rifare …».

Non manca la proiezione di grandi film come Anna Karenina con Greta Garbo e Fredric March, il capolavoro della Metro che ha ottenuto la Coppa Mussolini alla terza Mostra Internazionale d’Arte cinematografica a Venezia, per il miglior film straniero; e come Follie di Brodway, sempre della Metro.

Così di giorno in giorno si arriva al fatidico 5 maggio 1936, le truppe italiane sono entrate in Addis Abeba. In Somalia il generale Rodolfo Graziani, sconfitte le superstiti forze avversarie, punta verso l’importante nodo stradale di Harar sulla ferrovia Gibuti-Addis Abeba. Il Negus Hailè Selassiè trova rifugio in Inghilterra. Il 9 maggio Mussolini annuncia agli italiani ed al mondo che l’Italia ha finalmente il suo Impero. L’epopea dell’Impero viene celebrata con l’arma più forte, il cinema, con il film Scipione l’Africano, di Carmine Gallone. Ed è proprio in quell’anno che attorno a Mussolini si crea nel paese, anche per opera del cinema, un larghissimo consenso. La guerra aveva mobilitato i registi italiani che portarono in Etiopia le macchine da presa. Si proiettano i film Squadrone bianco di Augusto Gemina, Il grande appello di Mario Camerini, i primi film che, carichi di mitologia fascista, riportano la trasvolata oceanica di Italo Balbo, la guerra di Spagna con L’Assedio di Alcazar, e Luciano Serra pilota, con Amedeo Nazzari.

L’Africa è all’ordine del giorno. Se ne parla nelle scuole, nei circoli, nelle conferenze, nel partito, per strada e nelle piazze. Nelle adunate dei balilla ed in tutte le occasioni che riguardano il conflitto in atto, si canta con fierezza ed ironia la nota canzone: “Faccetta nera”.

L’entusiasmo per il Duce e per l’impresa etiopica afferra i giovani che si vedono coinvolti dall’O. N. B. e dal Fascio. Tra i tanti, il ragazzo tredicenne di Potenza, Saverio Coscia. Questo “tipico ragazzo di Mussolini”, così come sono chiamati i giovani più presi dall’euforica apprensione per il buon esito degli eventi, scappa dalla famiglia e dalla città per partecipare come volontario alla guerra.

Nelle vetrate delle librerie di via Pretoria, da Marchesiello e da Triani, figurano libri come Il Piccolo Legionario in A. O. di Baldini e Castaldi, Dubai all’erta! di Giuseppe Scortecci, Due ragazzi in Abissinia di A. Fabietti, Storie, leggende e favole del paese del Negus di Alberto Pollera, Balilla reale di Armando Cipolla, Il talismano del 23° stormo di Ugo Scotti Berni, Il monello di Macallè di N. Quintavalle, Un balilla nell’oltre Giuba ed Africa mia! di E. Ambrosi, Aquilotti nelle steppe africane di M. Giudi.

I libri di Emilio Salgari sono i preferiti dalle maestre e dai genitori per i propri alunni ed i propri figli, anche perché il regime vede in questo scrittore un educatore della gioventù fascista “profeta dei destini africani dell’Italia, nemico acerrimo degli inglesi come il suo protagonista Sandokan. Nel corso della campagna africana le opere di Salgari vanno per la maggiore ed entrano nelle biblioteche delle scuole. Mussolini dopo aver assistito assieme al Sovrano, alle grandi manovre dell’anno XIV, svoltesi in Irpinia e in Lucania, ed ispezionando reparti militari, nel pomeriggio del 27 agosto, è a Potenza.

La visita del Duce, all’indomani della conquista dell’Etiopia e della proclamazione dell’Impero, ha essenzialmente il carattere di un grande bilancio, completo, consuntivo e preventivo. Scrive Giovanni Ansaldo: «L’ospite viene, scende a terra, fa il suo ingresso solenne, passa per vie decorate ed infiorate, tra file di palazzi rimessi al nuovo sotto archi di trionfo trasparenti; è acclamato da moltitudini aspettanti che si esaltano con lui».

Difatti via Pretoria è agghindata a festa. Egli la attraversa a piedi sorridendo e soffermandosi su ogni vicolo per salutare la folla che lo applaude come un compassatore che con le m ani serrate sui fianchi a larghi ed imperiosi passi si accinge a misurare le diagonali della strada, procedendo quasi a zig-zag, ma in maniera piuttosto spedita, convinto della necessità ed importanza di espletare quel compito.

Così Mussolini, balzato in via Pretoria, inizia la sua marcia di perlustrazione, con gli occhi spalancati e scrutatori ed il volto immobile: una solenne ed espressiva maschera della soddisfazione politica e del potere totalitario.

Sino dal mattino la città è imbandierata dappertutto. Dai balconi e dalle finestre il tricolore arreda i palazzi e le case, gli edifici. Per le vie un popolo animato di fez e divise, gagliardetti e labari, camicie nere e grigio verde, marcia, si muove, si ferma, canta gli inni del regime ed esegue i comandi dei capi. Nel pomeriggio tutto è pronto. Corte di professionisti, impiegati, militi e gerarchi hanno invaso la piazza. Visiere di ufficiali, elmetti e caschi coloniali si distinguono nella calda mattinata di sole. Reparti dell’esercito dei giovani, dei balilla, dei figli della lupa e delle giovani italiane si assiepano negli spazi disponibili. Frastuoni e prove dai microfoni.

Al balcone del palazzo di Governo di piazza Prefettura pronuncia il suo storico discorso, dedicato alla Lucania ed alla sua gente:

«La Lucania ha un primato che la mette alla testa di tutte le regioni italiane: il primato della fecondità, la quale è la giustificazione demografica e quindi storica dell’impero. I popoli dalle culle vuote non possono conquistare un Impero e, se lo hanno, verrà il tempo in cui sarà per essi estremamente difficile – forse – conservarlo o difenderlo, hanno diritto all’Impero i popoli fecondi, quelli che hanno l’orgoglio e la volontà di propagare la loro razza sulla faccia della terra, i popoli virili nel senso più strettamente letterale della parola. Mi auguro che questo mio discorso formi oggetto di serie meditazioni in alcune province d’Italia. La conquista dell’Impero è destinata non già a ritardare quello che deve essere lo sviluppo politico, economico, spirituale dell’Italia Meridionale, ma ad accrescerlo. I problemi che interessano la vostra terra e la vostra gente sono già conosciuti. Si è troppo scritto e poco operato. Senza credere a miracolismi impossibili e che repugnano profondamente alla nostra dottrina e al nostro temperamento, io vi dico, vi prometto – il che è più importante – che la Lucania, sotto l’impulso e il dinamismo della Rivoluzione delle Camicie Nere, brucerà le tappe per raggiungere presto la meta. Molto si è fatto durante questi 15 anni, ma la realtà vuole che si aggiunga che moltissimo resta ancora da fare e sarà fatto».

MUSSOLINI A MATERA

Fa riscontro al discorso roboante, la distratta acquiescenza di un popolo assillato da problemi più immediati di sopravvivenza.

Dopo aver ricordato gli eroismi delle fanterie lucane durante la Grande Guerra, il Duce ha concluso esprimendo la certezza che in terra di Lucania si troveranno legionari pronti a qualsiasi sacrificio per difendere dovunque e contro chiunque l’Italia e l’Impero.

Il discorso del Duce è interrotto ad ogni frase dall’entusiasmo riconoscente del popolo lucano. Da ultimo il clamore e le acclamazioni raggiungono un’atonalità posseduta: la gran voce della moltitudine riempie la piazza interminabilmente. Le donne alzano fra le braccia i bimbi, ed è davvero una folla di bambini sopra la moltitudine. Più e più volte il Duce riappare al balcone e sempre più vive ed immediate si alzano ovazioni enormi. Poi, lentamente il popolo lascia la piazza e si disperde per la città, che accende a festa tutte le sue luci.

I muri della città rimangono tappezzati di manifesti con la firma di Mussolini, che si rivolge ai legionari d’Italia: «Il popolo italiano ha creato col suo sangue l’Impero. Lo feconderà col suo lavoro e lo difenderà con le sue armi. In questa certezza suprema, levate in alto legionari, le insegne, il ferro ed i cuori, a salutare dopo XV secoli la riapparizione dell’Impero sui colli fatali di Roma. Ma ne sarete degni? Questo grido è come un giuramento che v’impegna innanzi a Dio e innanzi agli uomini per la vita e per la morte».

Da quest’ultima espressione si può intuire come Mussolini, ora più che mai fiducioso della sua stella, non nutrisse eccessiva fiducia nei confronti della saldezza di propositi e delle intenzioni degli italiani.

Dopo la sua partenza riprende la vita cittadina del capoluogo di provincia tra ruoli di regime, vita quotidiana e di costumi. In via Pretoria è aperta la vendita di frutta esotica: noci di cocco, mango, banane e datteri per tutti.

Nelle eleganti sale del Circolo Lucano del Littorio “elette a vera serra di fiori aulenti”, hanno luogo le danze in onore degli ufficiali del 14° Artiglieria divisionale, ospiti graditissimi, organizzate dal podestà e commissario del circolo, il cav. Uff. avv. Alfonso Andretta.

Oltre agli ufficiali ed al colonnello Boselli, festeggiati, sono presenti le autorità con a capo S. E. il Prefetto comm. Avenanti ed il vice federale cav. Carriero, il comandante del Presidio colonnello Bertini con gli ufficiali dei vari corpi e reparti, e della Milizia. Non mancano le signore della borghesia potentina e moltissime signorine.

Si balla fino a tardi al suono di un’orchestrina “fusa e colorita” del maestro Franco Cantore. Si è data la stura a molte bottiglie di spumante italianissimo per i ripetuti brindisi al Re imperatore, all’Italia imperiale e all’Esercito vittorioso.

 

Lucio Tufano

Condividi

Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


Lascia un Commento