Lucio Tufano
Lucio Tufano

i luminosi, segnaletica di pace e di prosperità, contro ogni perversa volontà di violenza, contro quell’oscura notte che sempre ci sovrasta.
I bambini della borghesia, quelli poveri e gli orfanelli. Ammiravano compiaciuti i rigagnoli d’acqua ed i mulini, le osterie disseminate sulle colline, il vasto firmamento sulle pareti, la donna che porta il pane, quella che lava i panni, il ciabattino, sotto la montagna lontano dai castelli, i suoi deboli riverberi tra le enormi colonne e le altissime navate. E tra i curiosi dei vicoli e dei sottani, divertiti dalle facce dei “pupi”, dagli abiti strani a toppe e dalla grottesca analogia di quel teatro, continuava l’itinerario innocente degli sguardi attenti alla scoperta dei “pupi” ritratti nel più solenne raccoglimento, scolpiti nella terracotta, al passaggio della cometa.
ano scambiati grossi pani tondi e se ne distribuivano, in grande quantità, ai poveri di ciascuna parrocchia. Attorno al focolare, nella santità e serenità della famiglia contadina. Ma è tutto l’occidente che a Natale attribuisce al pane aspetti, ruoli e funzioni diverse. Pane di fantasia, pane a biscottini, pani di ogni forma e figura, un’idolatria ed un misticismo intramontabili. Il pandolce, i pangialli, i panettoni, i pandori, il panforte, il pandispagna, il panotto, il pane azzimo, ed il panpepato … sono i simboli venerati della spiritualità e della ricorrenza. Su tutte le mense regna infatti il panettone di Milano. In Piemonte il pranzo si chiude con il “Galup”, un dolce del Pinerolo, mentre in Liguria vi è il pandolce ed in Emilia il “pan speziale”, di origine antica fatto di farina, miele, mandorle, nocciole, uva sultanina, cioccolato, pinoli, frutta candita. In Toscana vige il panforte di Siena. In Umbria si usano i maccheroni con le noci e le tagliatelle fatte in casa, bollite e condite con lo zucchero, cannella, noci tritate. A Roma il pranzo viene coronato dall’originale “pangiallo”, fatto di farina, zibibbo, mandorle, pinoli e spezie. Nei pressi di Rieti e di Viterbo la “nociata”, al miele, chiara di uova e pepe. A Napoli è sempre la pastiera a corredare la tavola. La Puglia ci viene incontro con le “cartellate”, nastri di sfoglia sottile a corona, fritti nell’olio ed affogati nel miele. La “pignolata” di Calabria, con i confettuzzi variopinti non ha nulla da invidiare alle magnifiche cassate ed ai cannoli o alla “pignolata” siciliana, metà bianca di glassa zuccherina e metà cioccolato.