Ho sempre creduto nel Movimento lucano di Liberazione della Donna degli anni settanta.
Un Movimento che ha contribuito alla Democratizzazione della Regione Basilicata (Consultori Familiari, Lotte per il Diritto di Famiglia, il Divorzio, l’Aborto e le Pari Opportunità) e che ha restituito Dignità e Voce al femminismo laico e libertario lucano, oggi, assai poco ricordato e pressoché cancellato.
Ivana Pipponzi e Margherita Perretti farebbero bene a rispolverare questo Vissuto delle ragazze degli anni settanta, caratterizzato da geneorisità e vero altruismo.
Erano le ragazze che sperimentavano la gioia del ritrovarsi insieme senza soffocare il loro spirito libero.
Ragazze che ignoravano il riflusso, il disimpegno politico e sociale e il ripiegamento nella sfera del privato.
Erano le giovani donne che si rifiutavano di riciclare il modello delle loro madri e delle loro nonne frustrate, piene di ansia e di tabù.
Erano le ragazze che scoprivano l’amore senza mai vergognarsi.
Amori puri e bellissimi, quelli capaci di cambiarti la vita.
Ragazze che dovevano contare solo su loro stesse e imparare a volare solo con le loro “ali”.
Ragazze coraggiose mai condizionate dal pregiudizio.
Ragazze libere di costruire il loro futuro lavorando al fianco degli uomini negli uffici,nelle fabbriche e nelle Scuole, senza mai creare divisioni.
Qualche anno fa ho molto apprezzato la stupenda riflessione: “Quando le ragazze si risvegliarono” della “fuoriclasse” Natalia Aspesi …che stimo molto per la sua amabile ironia e per la sua grande professionalità .
Mi ha colpito la sua idea di Liberazione della donna.
Donna nata da una madre più “patriarca” del padre.
Le sue parole erano esaustive :“Il bisogno di liberazione era immenso, ma non ancora rivolto ai singoli uomini”.
L’uomo non era il nemico, anzi far l’amore faceva parte della rivoluzione, dell’essere finalmente nuova e libera: via dalla famiglia(si leggeva molto “La morte della famiglia” di David Cooper), dalle vecchie regole punitive, persino via dai romanzi rosa che pur scritti esclusivamente da donne, erano di un maschilismo efferato.
Ripensare ai raccapriccianti femminicidi delle nostre cronache quotidiane, questo stupendo pensiero di Natalia Aspesi non sarebbe mai piaciuto agli snob radical chic di oggi, promotori di presunte riforme di cambiamento politico e sociale più appariscenti e velleitarie che sostanziali.
Mi ritornano in mente da settantenne inoltrato, “diversamente giovane”, le nostre movimentate giornate di lotta e di ribellione degli anni settanta con la nutrita rappresentanza di tante ragazze “arrabbiate” e trasgressive più di Noi maschi.
Era una Basilicata che usciva dal torpore del marginalismo socio-politico e ridistribuiva non solo diritti, sopiti da secoli, ma, grazie ai “buoni servigi” del Movimento studentesco dell’epoca riusciva a ribaltare gli stereotipi di una donna lucana maledettamente sottomessa.
Avevamo scelto di rinunciare alla committenza partitica e sindacale(senza tanto riuscirci) e tentavamo di gestire direttamente la lotta, non violenta ma democratica , in una ricomposizione politica di ogni richiesta sociale ed economica.
Riuscimmo con “sforzi sovrumani” a costituire e costruire un meraviglioso Movimento di Massa.
Un movimento di massa in grado di costruire una cultura che concepiva in modo nuovo l’esistenza, i rapporti interpersonali , la condizione giovanile e femminile, e, soprattutto, a cumulare e mescolare con il Movimento Studentesco della Potenza, città “capoluogo”, le nostre esperienze politiche e sociali di ragazze e ragazzi, cosiddetti progressisti, dell’Hinterland, delle “Aree interne”, delle Comunità Marginali e dei Comuni dell’Alta Montagna .
Ricordo la strana preparazione alla Mega Assemblea del Sacro Cuore del 1969.
Qualche dirigente sindacale, irriducibile uomo alla Bertrand(“L’uomo che amava le donne “di Truffaut)con quella sensazione irrefrenabile concentrata sul corteggiamento, ci invitava ad occupare gli ultimi posti della Sala per dare spazio in prima fila alle ragazze.
Pur tuttavia, pur con questi infelici preamboli, l’Assemblea del Sacro Cuore con la presenza numerosa e qualificata dell’allora Movimento giovanile della DC e delle nostre “variegate” rappresentanze studentesche fu un grande successo.
In questo scenario sconosciuto alle nuove generazioni odierne sono cresciute nella società lucana degli anni settanta tante belle realtà socio-politiche con la presenza di tante “amministratrici” comunali e perfino di qualche “Sindachessa” (Docet… l’esperienza amministrativa di Maria Santoro, studentessa universitaria , Sindaco di Ruvo del Monte, A. D. 1974).
Con questo mix , con questo miscuglio generazionale di ragazze e di ragazzi dell’epoca abbiamo raggiunto l’obiettivo dei “trentamila” in piazza.
Una marea umana mai vista in un raduno popolare di Piazza Prefettura, senza gli ambigui Black Bloc, “assaltatori” di vetrine e banche e “scatenatori” di tumulti, senza i facinorosi/turbolenti di Casa Pound e senza i Centri Sociali, dediti al saccheggio e a ogni tipo di gratuita violenza .
Obiettivo mai più raggiunto dalle LIBERE forze sociali, politiche e sindacali potentine e lucane (ad eccezione di Scanzano).
Una presenza forte e propositiva in ogni cardine della società lucana che aveva a cuore la condizione femminile e giovanile e il futuro della Basilicata.
Ricordo con tanta ammirazione il Comitato di Partecipazione (quasi tutto al femminile) del “mio” Consultorio Familiare di Rionero , le sue deliberazioni, le sue Proposte , le sue battaglie (…eravamo in piena campagna referendaria sull’Aborto).
Non dimenticherò mai il bel supporto propositivo fornito a Noi, “Equipe socio/psico/sanitaria” del Comitato di Partecipazione guidato dalla brava Fedora D’Annucci , sia per il miglioramento dei servizi sociali e sanitari del Distretto , sia per la ottimale fruizione “erga omnes” degli Ospedali di Zona.
Una vera “Medicina del Territorio” ante litteram, una seria funzione/filtro degli operatori sociali del Consultorio , senza le disfunzioni e le terrificanti “lunghe attese” di oggi.
Non dimenticherò mai la prima campagna ambientalista con il WWF locale e il coinvolgimento di tante ragazze dei vari Istituti scolastici “vulturini” di ogni ordine e grado.
Era un tema tabù sconosciuto in quegli anni settanta , coniugare diritti civili e ambientali per i ragazzi e le ragazze significava conservare e preservare dai terrificanti inquinamenti e dagli orridi abusi edilizi i meravigliosi Boschi e l’intero “Polmone Verde” dei Laghi di Monticchio.
Queste erano le nostre esperienze di ragazzi e ragazze dell’epoca , questo era il nostro contesto sociale e ambientale vissuto e partecipato.
Mai ci siamo cibati di sopraffazioni e di prepotenza.
Il nostro rapporto di “ragazze e ragazzi”, incentrato sul rispetto reciproco, ha cancellato dal vocabolario il sostantivo femminile “subordinazione”.
Spero che questo “spaccato” di vita lucana e questo buon esempio concreto del passato possa servire alle nuove generazioni per costruire insieme (ragazze e ragazzi) un progetto di futuro positivo per la Basilicata a dimensione giovanile di società , oggi, tristemente e angosciosamente senile , senza alcuna stucchevole prevaricazione, senza alcun irrefrenabile desiderio di scappare via e mollare tutto.