DALLE RETROVIE DEL ’15-’18

0

LUCIO TUFANO

 

Allarme! È buio pesto. La guerra ha preso gli uomini tra i reticolati, e da noi si vive di psicosi e di paura.

Un falso allarme (per incursione aerea) di una sentinella ha fatto piombare la città nel buio più fitto. Un astro è diventato un aeroplano. Qualcuno ha visto con i propri occhi un oggetto non meglio identificato e … luminoso.

Dallo scoglio di Quarto sgorga il fiume che scorre lungo la nazione; da esso si diparte un lungo rosario di litanie: “Beati i puri di cuore, perché di essi sarà il regno della Patria, beati i ritornanti con la vittoria, perché vedranno il viso novello di Roma, la fronte ricoronata di Roma, la bellezza trionfale d’Italia”.

Il gen. Cadorna scrive alla regina: “se vuoi veder Trieste vedila in cartolina”. La domenica sera la parola è al cannone. All’alba dell’estate giungono alla stazione cento prigionieri austriaci, ventisette sono ufficiali, inquadrati fra soldati del 15° fanteria, accompagnati in colonna alla caserma “Basilicata”.

Dalle finestre se ne scruta il passaggio. La caserma li accoglie e li occulta per le visite igieniche. A piedi, il lungo corteo di sconfitti percorre la via che porta all’altra caserma, quella di san Luca. Intrepido, l’impresario Biagio Barra scrittura le compagnie della lirica per la stagione del Teatro Stabile.

Si fa opera intanto, di assistenza civile al repertorio patriottico che si organizza in tutt’Italia. Al cinema Sala Roma il capolavoro cinematografico Il mistero di un passaggio segreto. Al Teatro Stabile, il dramma di M. Gualtieri, Silvio Pellico e le sue prigioni, con grande entusiasmo alle battute sugli austriaci ed alle ripetute rappresentazioni, seguito da Sulle rive dell’Isonzo di S. D’Arborio. Grande successo di pubblico.

Giungono dal fronte notizie di morte. Ad uno ad uno si affossano le salme grigio-verdi, mentre le gambe dei vivi, nel fango delle mulattiere, a fatica, avanzano in zona di operazioni, sul Carso tra i cannoni ed i mortai, inghiottiti dalle nebbie e dal freddo. Una bolgia, nella quale vengono scaraventati i soldati lucani, le mantelle, gli elmetti e le fasce. Una voragine li divora, li mimetizza e li immola.

Per le ripercussioni della guerra, la piazza è in piena anarchia.

”Pescecani commercianti, ingordigia senza nome, sangue ebreo di certi trafficanti, colmano ogni tipo di distanza, percorrendo chilometri per l’aumento di un solo centesimo. Guerra agli assetati di guadagni!

Guerra ai metri, ai chilogrammi. Ai quintali di frutta ammassata, alle uova di galline senza canto, guerra ai galli, ai capponi, ai vichinghi che vengono da Avigliano, alle creste scarlatte dei re del pollaio, guerra ai generi alimentari regolarmente imboscati, alle calze di lana grezza ed ai calzini del vescovo, al colletto inamidato del prefetto, grand’ufficial Cotta”.

Ancora al Sala Roma La bara di vetro, tragica trasparenza di un evento: al Regina Elena Alma Mater, capolavoro patriottico contemporaneo con pellicola di cinquemila metri.

Un giovane ufficiale di cavalleria, Carlo di Potenza, scrive dal fronte come con un tempaccio orribile e con le strade impraticabili dove il fango raggiunge venticinque o trenta centimetri di altezza, la sua cavalla faccia miracoli al punto da renderlo contento, infatti, scrive: “ha perduto tutti i difetti, riconosce il padrone e l’ubbedisce …”

Mentre agli occhi stralunati ed ai cuori spaventati dei fanti lucani, le vampate del cannone ricordano le carcasse sparate dai fuochisti alla fine della festa. Al Teatro Stabile si riaprono i battenti per Pietro Florio, illusionista; al Regine Elena, Ogni schiaffo cinque lire, farsa con Pulcinella, Peppino Palmieri recita Er fattaccio e O coraggio e nu pompiere napuletano.

Sul “Giornale di Basilicata” il direttore Davide Messore scrive di averne riassunto la guida, orgoglioso di poter essere e dimostrare quello che è sempre stato ed ha sempre dimostrato.

È inverno rigidissimo. Un vento gelido penetra nei muri porosi del teatro raffreddando i palchi e le poltrone. Malgrado la temperatura polare, compaiono tra il pubblico, signore e signorine, gentili fiori di primavera, proprio quando l’ing. Bonitatibus tiene una conferenza su “I responsabili” a favore dei soldati feriti che tornano dal fronte. E mentre soffia imperterrito il vento tra i velluti degli ingressi e dei palchi, la neve entra dalle fessure dei muri, le fasce bianche e rosse dei feriti intirizziti fanno tricolore.

Giorno dopo giorno si sfoglia, nella terra lucana, il calendario della  morte.

L’albo d’oro degli eroi lucani, unico riscatto consentito per una condizione altrimenti mai riscattabile, viaggia nell’orgia di retoriche fiorite intorno al privilegio borghese.

È l’epoca in cui gli ufficiali lucani contano; occupano gli alti gradi e sono così numerosi da rappresentare quasi un intero stato maggiore, per una terra che subisce l’onta del nemico al fronte, ed il peso del presidio interno: “la vita è una meschina cosa di fronte ai supremi interessi della Patria!”, firmato dal tenente colonnello comandante interinale del 29° Reggimento, di stanza a Potenza.

Sotto l’albero di Natale, eretto per i figli dei combattenti, l’autorità si sdoppia al femminile per acquistare un volto materno all’insegna della carità.

Gli alunni della scuola elementare, militarmente allineati, sfilano, la sciarpa tricolore a tracollo, mentre l’orchestra intona il coro “ai bimbi d’Italia” e dopo i dovuti ringraziamenti alla virtù italica, si spoglia l’albero carico di doni in una costante riappacificazione tra bisogno e potere. A ciascuno spetta un pacchetto di 150 gr. di paste secche, ninnoli e giocattoli, un paio di scarpe e qualche indumento di lana a celebrare il rito di sempre. Un assieme meraviglioso di canti, l’inno di Mameli, l’inno a Tripoli ed il film L’Italia s’è desta completano il ciclo.

L’incasso di lire 639,90 concorre a tonificare le casse dello “Stabile” che questa volta ha offerto, per opera della borghesia, un’immagine conciliante del rapporto che in esso assai di rado si conclude.

Al Sala Roma si proiettano: Omertà e Pagine sparse.

Al Regina Elena l’esilarante commedia Se po sapè a chi è figlio?

È così che il sipario cala e si rialza tra fremiti eroici, canti patriottici e conferenze, tra baionette di carta e tricolori di pezza. È di scena la provincia con le sue comparse, il suo modo di interpretare la storia.

Le zitelle si vestono di bandiera e perfino i confetti mutano il sapore, il colore, perché di essi la piccola borghesia riempia il tascapane dei soldati.

Si sfogliano con le dita i calendari dorati dei salotti, in attesa del fatidico giorno di Trieste italiana. Si staccano i petali dei fiori ed i rami di alloro sulle cartoline inviate ai fantaccini, baci sotto il francobollo ai soldatini strappati ai villaggi cui arrivano solo le spine dei rovi, il groviglio del ferro spinato.

Non basteranno i numerosi serti a cingere le fronti gloriose. Si tesse la lana per i fanti del Cadore, si soddisfa la coscienza di quelli che si concedono il gusto delle rappresentazioni mondane che allontanano il tuono della guerra ed incrementano il conformismo ufficiale delle quarantenni nei versi di donna Floria, la poetessa del “Giornale di Basilicata”. Dal palcoscenico del Teatro Stabile partono le scollature, i decolté, i tagli di forbice alle gonne e sulle spalle, nelle vie affollate, nei pubblici passeggi, nei ritrovi e nelle riunioni. Un profumo di verginale pudore indugia sulle mani in una preghiera fatta di attese e di speranza.

Il mondo intero guarda alla fascia di lutto che incornicia le porte, ai campi in attesa di braccia e di mani, ai brandelli di carne strappati al ventre delle madri.

Eppure oro, oro alla patria, sfilato dagli anulari delle mani intrecciate, medaglie, ricordo di un impegno, di un ritorno. Ne fa incetta la Succursale del Banco di Napoli in Potenza e Matera. Altre medaglie, offre la patria, medaglie di bronzo, di argento, con pennacchio a nastrino, del re, del reggimento, dorato liquame della gloria.

Agli audaci della guerra, ai valorosi combattenti, una bandiera delle donne di Potenza perché il sole della vittoria torni a brillare. Si mima in provincia, campo di esercitazioni e di manovra militare, il fuoco frenetico delle mitraglie, dove piccoli scoiattoli in grigioverde, inerpicandosi mani e piedi, fra rocce, strappano ai rovi il primo, il secondo, il terzo ordine di trincee.

Nelle fiamme nere vittoriose, nella bandiera di Savoia, nudo sudario, si avvolgono i fanti contadini.

Alla Camera, i deputati dei collegi di Basilicata presenti sono: De Ruggieri, Mango, Materi, Mendaia, Nitti, Perrone e Salomone, decisi a resistere fino alla vittoria.

Condividi

Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

Lascia un Commento