CRONACHE POTENTINE DI FINE OTTOCENTO

LUCIO TUFANO
«Tarapum, Tiripum, Tintam! Cittadini! Date la fiducia a chi la merita. Chi la merita la fiducia? Cittadini, votate l’on. deputato …».
Sono cominciati i viaggi dei candidati vecchi e nuovi. I capigruppo, i sommi elettori percorrono pettoruti le vie della città e dei paesi, chiamando ora l’uno, ora l’altro degli amici e conoscenti a scambiare una parola d’occasione, scrutarne il terreno.
In parlamento si sa come si entra ma non si sa come si esce. Quanti rossi sono diventati bianchi, quanti intransigenti non hanno sperimentato le più basse transazioni, quanti scontenti son diventati contentissimi ed ossequienti a quelle istituzioni che dapprima si ostacolavano. Contro la corruzione del sistema parlamentare, dunque, l’elettore risponde con la carità del loco natio. La mutazione del sistema elettivo dal collegio uninominale a quello dello scrutinio di lista rende necessari gli accordi senza i quali una minoranza politica, compatta su tre nomi, ottiene il completo trionfo di fronte ad una maggioranza che si disgreghi, si frazioni e si disperda su molti nomi.
Giustino Fortunato e Giuseppe Plastino, due giovani amici, fanno voti perché la confusione e l’equivoco nella Camera e nel paese abbiano fine. Tommaso Senise, per la seconda volta candidato, avrebbe saputo rinunciare al suo proposito, se la prova del 1882 fosse rimasta assai lungi dal successo. Ma oggi invece, ritentando la sorte dell’urna, non fa che compiere un dovere per le industrie popolose valli del collegio.
Sulla Gazzetta Ufficiale delle leggi del Regno d’Italia si decreta il termine utile per il godimento della franchigia sulle ferrovie per gli ex deputati.
Il moto elettorale fa venire la pelle d’oca ai galantuomini, perché i seggi di Montecitorio si costruiscono o conquistano, nella opinione pubblica nei tre nomi che devono essere infilati nella piccola scheda. Presumo di avere un carattere, pretendo di avere una coscienza, ambisco fortemente alla reputazione di galantuomo, non ho bisogno di presentare le mie fedi di nascita ed il modesto stato di servizio. Non mi si giudichi dalle parole della vigilia, ma dai possibili fatti della dimane.
Accorrete numerosi all’urne, elettori. A voi il giudizio sovrano e vincete! Io non riconosco avversali da
combattere e lo dichiaro formalmente: io sarò sempre, immutabilmente il vostro affezionatissimo e devoto amico.
Compie opera di benemerenza chiunque, seguendo il principio di Napoleone I, trova l’uomo per il posto e non il posto per l’uomo. L’onore di rappresentare la nazione spetta soltanto a chi lo merita
Ma cosa avrebbe potuto fare Napoleone se fosse nato qui? Lo avrebbero impiegato al Catasto per la sua vocazione di segnare le mappe, di mettere bandierine sulle terre, di rilevare i punti delle particelle.
Ascanio Branca, Giustino Fortunato, Giuseppe Plastino, per Potenza; Lovito Francesco, Sole Nicola, Pietro Lacava e Antonio Rinaldi per Lagonegro; Salvatore Correale, Michele Torraca e Domenico Ridola per Tricarico, questi sono i candidati del Giornale Indipendente nei collegi della provincia di Basilicata.
Secondo me non si può ora avere a guida alcun criterio politico, sostiene Plastino a Muro Lucano, perché il criterio è aut, aut, non c’è altra via. Fra i candidati lucani c’è n’è uno che è il più tedesco dei candidati alla sedicesima legislatura del Parlamento Nazionale, Domenico Ridola, degna prole del poderoso Arminio, dagli occhi del color del mare, dal pelo fulvo.
Sulle pagine de L’Indipendente, senza saperlo, si anticipa di anni l’elogio della razza per il famoso archeologo di Matera.
Si sperimentano intanto le prime tecniche di propaganda.
Tre punti interrogativi: se l’on. Plastino ieri è stato a Pignola, oggi è a Picerno e domani si troverà a Balvano, il giorno 23 dove e come si troverà? Soluzione: a Montecitorio, rispondiamo, come deputato della prima circoscrizione di Basilicata.
E per finire: sei elettore? A chi darai il voto? Si dice che si presentino come deputati tre di Potenza e due forestieri.
Io voto per i paesani, ma sai chi sono questi paesani e come la pensano? e che mi importa, votando per i paesani mi guadagnerò l’indulgenza di parecchi grossolani e ben pasciuti cittadini.
Gli elettori iscritti in tutto il collegio di Potenza, Muro Lucano e Melfi sono 11.710, di questi 7.394 appartengono al Melfese e 4.316 al Potentino.
I votanti sono stati 8.118, di cui 5.326 del Melfese.
Questi i germi tramandati, queste le metodologie per le mille stagioni elettorali che non perdono il piglio ipocrita, il fare demagogo, la pretesa di strumentalizzare le masse e la storia, i bisogni di ambo le parti. Un rito monotono e bugiardo, mai diverso, mai mutato, che si celebra nei canoni consunti delle retoriche pedisseque e delle astuzie tenaci.
Al Teatro Stabile
L’Indipendente 25 febbraio 1884
«Pare strano; la compagnia Cattaneo-Papadopoli si riscalda … parlo della esecuzione, e il pubblico si raffredda pare strano, ma è proprio così. Eppure in quell’ambiente simpatico del teatro ce n’è per tutti i gusti … c’è da vedere e da farsi vedere … ah! Se il pubblico imitasse la frequenza della pubblica tranquillità! Non è fervorino, come vedono, è una recriminazione.
Traverso a certe commedie che han fatto il loro bravo tempo avremmo qualche lavoro relativamente nuovo e con amore interpretato; noto il Divorziamo di Sardou, dove la Signora Cattaneo piacque e fu vivamente applaudita; la Rivincita, replicata per desiderio generale e che guadagnò delle risate omeriche al Bottini: la Morte Civile interpretata con coscienza, e dove il Cattaneo ebbe momenti veramente felici ed applausi meritati. Egli è proprio nelle simpatie del pubblico, di cui però la parte migliore non gli sa proprio perdonare quando si permette il lusso di dar troppa aria ai suoi polmoni. Non se l’abbia a male il Cattaneo ma chi ha buoni mezzi d’arte come lui può risparmiare … come dire? … gli altri!
La Sig.na Bonuzzi, che dice sempre con tanto di garbo e con tanta naturalezza promette … studiando, e buona volontà non le può fallire: i coniugi Bottini sono i desiderati dai frequentatori del nostro teatro: nel Moroso della Nona la Signora Bottini ebbe addirittura un successo, come lei, il marito ha dei frequenti successi di ilarità, senza essere esagerato. Il Sig. Venere si trucca mirabilmente: ogni sera ci dà un tipo differente. Il Beluzzi è artista coscienzioso, simpatico, ed ha il vantaggio di saper sempre la sua parte, ciò che non può dirsi di tutti. E Papadopoli? È sempre lui, il grande artista, che ha fatti d’argento i suoi capelli, senza perdere la balda giovinezza di quell’arte della quale può dirsi il naturalista per eccellenza, tanta verità havvi nella sua esposizione, nelle reticenze, per fino nei suoi sorrisi, e noi gli auguriamo lunga e sempre più gloriosa attività.
L’Indipendente 1 marzo 1884
L’artista Cav. Papadopoli la sera del 26 febbraio fu minacciato da un colpo apoplettico e ora versa in condizioni di salute allarmanti. Ieri sera fu data una serata a suo favore, nella quale mercé l’operosità dei signori Pasetti, Marino, Leggieri e V. M. Magaldi, vi fu un introito abbastanza soddisfacente.
Questo fa onore al nostro paese, il quale è dispiaciutissimo del malanno capitato al distinto e noto artista.
L’Indipendente 8 marzo 1884
Abbiamo detto nel passato numero che la serata a beneficio del Cav. Papadopoli, diede risultati abbastanza soddisfacenti. Oggi aggiungeremo che l’introito fu di L. 550, tutto devoluto al grande artista, avendo la famiglia Amati sostenute le residuali spese di stato, ed il commendatore Magno, Prefetto della Provincia e il Comm. Bartolini per la Corte d’appello elargito per loro palco somma maggiore dei prezzi normali; aggiungasi che fu splendida gara anche pei posti di platea a chi vi pagasse più del loro valore. E tutto questo dirà qualcuno solo L. 550, non essendovi alcuna spesa? La risposta la daremo quanto prima e a lungo, perché racchiude un argomento che interessa da vicino le sorti avvenire nel nostro Teatro.
Vogliamo anche ricordare di quali applausi fu rimeritata la opera benefica dell’Avv. Magaldi e i suoi splendidi versi – la stella dell’arem – già bene giudicati da altri giornali in altra epoca, ed augurarsi che altri lo sappia imitare nel difficile connubio degli studi severi del diritto col soave culto alle Muse. COPERTINA : FOTO TRATTA DA POTENZA D’EPOCA