DIALOGO 15: DAL CONVEGNO DI CONFINDUSTRIA, SPUNTI CONCRETI PER UN FUTURO LUCANO

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Leonardo Pisani

di Leonardo Pisani

Onorevole Blasi, vorrei iniziare dal convegno di Confindustria lucana sul futuro di Basilicata e Mezzogiorno. Due ministri, il presidente della Regione, Vito Bardi, qualche sottosegretario di governo, naturalmente, Bonomi, tutta la classe dirigente della regione schierata nelle prime file, dai consiglieri regionali ai sindaci, fino ai parlamentari.

C’ero anche io. Dottor Pisani, Le faccio una confidenza. Denuncio un mio deficit di conoscenza. Non ho presente né i volti, né ricordo i nomi di quasi tutti i parlamentari eletti in Basilicata con il Movimento Cinque Stelle. Naturalmente, escludiamo Salvatore Caiata, caro amico. Ma Lui è famoso di suo. Poi, con questi del Movimento ha avuto, fortunato lui, solo il tempo di fumarsi una mezza sigaretta. Ricordo Arnaldo Lomuti come attivista e collaboratore del Gruppo in Regione Basilicata, oggi senatore impegnato e sensibile sui temi della giustizia, dell’ambiente e della lotta alle Ecomafie.  In generale, però, trovo il loro ruolo di rappresentanza male esercitato. Impalpabile. Sono passati quattro anni… C’è un’altra eccezione. Una parlamentare, che è stata anche al governo, che ho ascoltato qualche volta e che trovo ben centrata nel suo ruolo. Si chiama Mirella Liuzzi. 

In che senso Le piace?

E’ sveglia, studia le questioni, ha la risposta pronta, direi che ha acquisito competenza  politica . Ha energia, l’occhio vispo, ascolta e non prova a buttarla lì a caso. Neppure pensa di leggere il gobbo con le quattro cazzate che fanno recitare a memoria ai suoi colleghi nei telegiornali. Secondo me uno dei temi che il Movimento dovrà affrontare è la selezione e la salvaguardia delle esperienze migliori che hanno prodotto in questi anni. Sarebbe un peccato buttare a mare il bambino insieme all’acqua sporca.

Non si arrabbi, ma con questo sarcasmo rischia di apparire supponente.

Magari è vero. Però il parlamentare è una figura quasi in disuso. Con questa cosa che “uno vale uno” i grillini hanno combinato un disastro. No, non sono supponente. Ho solo detto quella che per me, secondo il mio punto di vista, è la verità. Comunque non ho offeso nessuno. Mettiamola così: se non conosco i nomi e i volti di questi colleghi la colpa è mia. Ma a questo proposito, lei che opinione ha?

Il senatore Arnaldo Lomuti (M5s)

Cosa fa, Onorevole, si mette a fare Lei le domande. Le dico una cosa sui Cinque Stelle. Io seguo con interesse questo nuovo corso di Giuseppe Conte. Mi sembra un lavoro non grezzo come quello di Grillo e più vicino agli standard conosciuti della politica.

E’ vero. Conte e Di Maio possono costruire un partito meno Movimento e più legato ad un’area culturale da rappresentare. Penso al mondo giovanile e alle fasce del Mezzogiorno meno garantite, al Reddito di Cittadinanza, alle correnti di pensiero provenienti dai Social e, più in generale, da Internet. Mi riferisco al tema non banale della democrazia diretta, alla moralizzazione della vita politica. Uno spazio c’è.

Francesco Somma

Torniamo al convegno di Confindustria.

Organizzazione perfetta. Contenuti importanti. Grande concretezza, eleganza, qualità espositiva da parte di Francesco Somma. Bravissima la Carfagna. Ha una visione della sua mission politica per il Sud. Usa parole chiave, le sa comunicare ed è particolarmente attenta a quello che le accade intorno. Quando dice che “il Mezzogiorno deve passare da luogo marginale ad area di frontiera”, apre le nostre regioni ad un compito, una funzione non ad intra, ma ad extra. Si supera il concetto stantio dei contadini curvi, si passa dalla irreversibilità delle connessioni mafiose, delle clientele e del sottosviluppo ad una esegesi geopolitica. Parole come “nuovo”, modernità”, transizione”, “dotazioni infrastrutturali”, risorse tecnologiche”, patrimonio ambientale”, “coesione”, “legalità” “ponte fra popoli e culture”prendono forma e sostanza.

Gli impegni di Giovannini, invece.

Se le parole di Enrico Giovannini, Ministro per le Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, si avvereranno … Se la Basilicata potrà godere dell’alta velocità: Salerno – Reggio Calabria e della Salerno – Potenza – Taranto, del completamento della Ferrandina – Matera e della Potenza – Foggia, della modernizzazione delle reti, dei mezzi e delle Stazioni Ferroviarie. Se davvero si realizzeranno la strada a scorrimento veloce: Salerno – Potenza – Bari e la Verticale: Lauria – Potenza – Melfi. Se questo accadrà, se i due corridoi, quello Tirrenico e quello Adriatico troveranno nella Basilicata un punto di sutura, pensi dottor Pisani, avremo definitivamente risolto il problema antichissimo dell’isolamento territoriale. Ciò aprirebbe a nuove opportunità di crescita del nostro sistema economico, a partire dal turismo, ma non solo.

Entriamo nella questione Basilicata. Il Presidente Bardi ha finalmente partorito il Piano Strategico Regionale. Dico finalmente perché ce lo aspettavamo almeno un anno prima.

Dottor Pisani, due anni di pandemia e il quadro d’insieme dei trasferimenti del Pnrr hanno creato le condizioni di questa attesa.  Noi non dobbiamo essere ingenerosi, né io partecipo all’agone politico in senso polemico e poco costruttivo.

Onorevole, me lo consenta. Siamo oltre metà legislatura regionale. Sarebbe stato auspicabile che il Piano fosse approvato almeno qualche mese prima. Le ricordo che in queste settimane si sta solo aprendo il dibattito sul documento e che ci vorrà qualche mese per l’approvazione definitiva. Comunque, vorrei chiederle che ne pensa della proposta e come valuta le critiche che stanno arrivando da più parti. C’e chi lo definisce di difficile,  comprensione. Chi, come i sindacati, il Pd e parte della stampa locale, addirittura “vecchio e superato in alcune concezioni di fondo”.

Il Presidente Bardi ha difficoltà a tradurre con disinvoltura politica e con la necessaria spontaneità non solo i contenuti del Piano, ma anche questioni di attualità e di urgenza che di volta in volta capitano e rimbalzano sul suo alto Ufficio. Qualcuno sostiene che questo è un limite. In realtà Lui ha vinto nettamente la competizione elettorale sul presupposto che la vecchia politica avesse fallito tutti gli obiettivi di crescita e sviluppo della nostra regione. Bardi proviene da un mondo diverso, con approcci e mentalità diversa. Capisco il malessere, non dico il malanimo, di quanti erano compartecipi del vecchio sistema. Ma questa fase è diversa anni luce da quella dei decenni precedenti. Dopodiché il presidente dovrebbe avvalersi, ma credo lo stia finalmente facendo, di più staff che valorizzino questa diversità valoriale e sappiano poi interpretarla sul piano politico e della comunicazione istituzionale.

Secondo Lei il Piano Strategico è  lineare, cavilloso o altro?

 Il Piano è quello che deve essere. Se si leggono i documenti di Svimez e Banca d’Italia o quelli sempre ben fatti del Centro Studi della Uil si riscontra la stessa impostazione. Comunque, se qualcuno ha difficoltà di comprensione teorica e tecnica sono state elaborate facili schede di lettura.  Trovo puerile un attacco sulla difficoltà di comprensione di un documento programmatico. Si facciano aiutare da qualche istituto, qualche bravo ricercatore lo incrociano a buon mercato. Su una cosa il Piano è più che chiaro: sugli obiettivi che intende produrre nel tempo in termini di Pil e nuova occupazione. A meno che non decidessimo di accettare supinamente la piaga dello spopolamento e di dare risposte improduttive e malate come il reddito di cittadinanza. Che, per una fase, è stato possibile utilizzare ad adiuvandum, per le fasce più deboli della popolazione, ma che certo deve trovare un alleato imprescindibile nelle politiche attive del lavoro.

Il fiume Bradano

E cosa dice a quanti accusano il modello del Piano Strategico di essere vecchio, superato?

L’idea del completamento infrastrutturale, come le dicevo prima, o meglio ancora, del completamento degli schemi idrici non è vecchia. E’ inimmaginabile che ad oggi molte infrastrutture e questi schemi non siano stati completati. Sostenere la manutenzione e la modernizzazione delle reti è un’idea irrinunciabile. Dragare le dighe, verificarne la staticità, valorizzarne le capienze, fare una corretta manutenzione delle condotte, monitorare le reti con un sistema informatizzato, portare l’acqua nell’Alto Bradano, queste cose, insieme, rappresentano un valore economico fondamentale, soprattutto per il sistema agricolo e della trasformazione dei prodotti. Oltre che per il comparto industriale. Lo spopolamento si combatte anche con il potenziamento delle aree di interconnessione fra la nostra Regione, la Campania, la Puglia e la Calabria. La costruzione di reti di comunità larghe dove i punti di coesione superano le differenze è un elemento fondamentale nel rafforzamento anche dei piccoli comuni, nella qualità dei servizi e nella costruzione di poli turistici e produttivi interconnessi fra loro. Esiste una filiera come quella culturale e turistica che già cresce da sola ma che naturalmente il piano focalizza come essenziale. A partire da Matera. E pensi proprio alla interconnessione territoriale di Matera, città della Basilicata, con le provincie di Bari,  Taranto e Foggia. Finalmente la Bradanica è stata ultimata, anche grazie alla caparbietà della brava assessore Donatella Merra e ai soldi investiti dalla nostra Regione. Di automobile e petrolio dobbiamo parlarne ancora tanto, ma in funzione della transizione tecnologica ed ambientale, questo vale anche per l’idrogeno ben trattato proprio qui su “Talenti Lucani” da un’autorevole analisi e da una severa riflessione di Rocco Rosa. La Basilicata, come dice la Carfagna, quando commenta questi segmenti non proprio accessori, è un luogo privilegiato. Aggiungerei, infine, la questione, che mi è particolarmente cara, delle reti urbane, di una nuova pianificazione del territorio e  di un nuovo disegno istituzionale e socio economico dello stesso. Ciò, insieme ad una ridefinizione e sintesi degli enti strumentali della Regione, riaggregandoli per materie omogenee seguendo gli indirizzi del Pnrr. Su questi aspetti siamo pronti ad offrire un contributo anche con la rete delle associazioni culturali e prepolitiche di cui faccio parte. Chiederemo di essere auditi o invieremo un documento scritto.

Conoscendo il suo rapporto con Leonardo Cuoco e Giampiero Perri, che, come noto, hanno lavorato alla redazione del Piano, mi aspettavo questa sua posizione.

Spesso, con questi amici, ho discusso con libertà ed anche con punte polemiche significative. Ciò non di meno credo che nessuno meglio di loro può interpretare un’idea di cambiamento che si avvicini a quella che, lo dico senza alcuna, come la chiama lei, “supponenza”, è anche la mia. E sono contento che il presidente Bardi abbia colto l’opportunità di avvalersi della collaborazione di due persone serie, oneste, leali e assai competenti e preparate come Giampiero e Leonardo.

A proposito. Come mai Lei si tiene lontano dalle stanze di Via Anzio?

C’è un tema politico più complesso, sia di governo che di qualità strutturale delle attuali classi dirigenti anche burocratiche, è una questione per me ancora irrisolta.

Cosa dice della Riforma Sanitaria. Questo spot estemporaneo di aumentare gli stipendi dei Direttori Sanitari appare assai stonato.

Dopo quello che hanno fatto medici, infermieri e Oss nelle corsie del Covid e stanno ancora facendo insieme ai volontari della Protezione Civile per le vaccinazioni, oltre che stonato appare profondamente sbagliato e provocatorio. In ogni caso, se vogliamo prendere ad esempio la Lombardia dell’assessore alla Sanità Letizia Moratti, lì è stata approvata una riforma che giudico esemplare. Si fonda su cinque elementi:

  1. Una rete ospedaliera specialistica e di grande qualità fondata su alcuni poli di altissimo profilo e su un sistema misto pubblico – privato;
  2. Università, Ricerca e Prevenzione a supporto del Sistema Sanitario Regionale;
  3. La costituzione delle Case di Comunità, luoghi dove sperimentare una assistenza dolce, inclusiva, recettiva, preventiva ed intensiva, di territorio;
  4. La valorizzazione dei distretti territoriali, delle Rsa, degli Hospice e del ruolo del medico di famiglia;
  5. La promozione della telemedicina sia a supporto degli Ospedali che delle Case di Comunità. Creando un ponte diretto con le famiglie e i singoli pazienti.

La Riforma che si stava avviando in Basilicata prima della Pandemia andava in una direzione sbagliata, ospedalocentrico. Era sulle orme delle precedenti scelte politiche, più votate al controllo del sistema e alla produzione di consenso. Per esempio diminuiva i Distretti invece che aumentarli. Non guardava alla possibilità di offrire ai privati un ruolo un po’ meno marginale. Mi pare che oggi non si possa prescindere dalle cose che le ho appena elencate. Serve una qualità politica e burocratica che però non vedo in molti di questi attori dell’attuale Sanità Pubblica Regionale, a cominciare dai vertici. L’occasione della nomina di un Direttore Generale di settore non è stata colta. Bardi deve avere più coraggio. E, soprattutto c’è bisogno di coerenza. Cioè di scelte uniformi. Che vadano dalla Sanità e terminino ai vertici dirigenziali di Aql, ancora da nominare. Se serve competenza questa competenza deve essere ricercata dovunque e per qualunque funzione.

Certo Lei non le manda a dire…

Siamo ad un punto di svolta, dottor Pisani. Ora o mai più.

Cambiamo decisamente discorso. Chiudiamo con una sua velina sulla elezione del prossimo Presidente della Repubblica.

Le dico quello che so, sintetizzo alcune opinioni, pour parler con amici romani che frequentano il palazzo.

PRIMO. Se Draghi esce allo scoperto deve essere indicato alla prima o seconda votazione e non può sbagliare. Lui è il presidente del consiglio di una maggioranza assai vasta. Se non fosse eletto subito dovrà prendere atto di una sostanziale sfiducia anche nei confronti del suo governo. Dunque, il primo esercizio sarà quello della prudenza. Le carte dovranno essere date, ma restare molto coperte.

SECONDO. Mattarella, qualora l’emergenza da Covid 19 dovesse perpetuarsi in maniera ancora severa  e il Pnrr avere bisogno di puntelli autorevoli, potrebbe anche accettare un nuovo mandato, magari a tempo. Ma, quello che so per certo, è che Lui accetterebbe ( e non è sicuro) solo se tutti i partiti si rendessero disponibili. E, per ora, Salvini (con un vivace dibattito interno al suo partito, si leggano alcune pagine dell’ ultimo libro di Zaia) e soprattutto la Meloni appaiono contrari.

TERZO. Uno scenario di balcanizzazione del voto lo spera il presidente Berlusconi che crede di poter raggiungere il quorum dei 503 voti. Prima, nelle tre votazioni iniziali, ne serviranno 703.

QUARTO. Le faccio i nomi di alcuni outsider: La ministra Cartabia, Anna Finocchiaro, Pierferdinando Casini, il Commissario europeo, Gentiloni. L’ex presidente del Senato, Marcello Pera

 

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