
Leonardo Pisani
Onorevole Blasi, lo sa, abbiamo superato le ventimila visualizzazioni complessive. Fra un mese festeggiamo l’anno di Dialoghi. La rubrica funziona, direi che funziona bene.
Intanto grazie a Lei e ai nostri lettori. Io resto fedele al format. Rispondo con grande libertà e mettendoci molto impegno, anche giornalistico, non solo politico. Uso, per quel che posso e so fare, un linguaggio che prova ad evitare la retorica, anche se non rinuncio al paradosso. Così come ci siamo detti il primo giorno di scuola, a maggio scorso. Proviamo, insieme, a non essere scontati e spero mai banali. Poi, dott. Pisani, Lei va affrontato di petto. E’ un uomo di boxe. Sa entrare nella guardia.
Ci entro subito. Il tema è l’aumento della spesa militare. Per qualcuno è un segno di credibilità e affidabilità sul piano internazionale, per altri no. Sono posizioni legate a visioni politiche e sono ambedue legittime. Personalmente non credo ai “delitti di lesa maestà” quando si va fuori dal coro… Me lo consenta, non voglio fare l’avvocato difensore di Conte, anzi personalmente sono contrario ad un aumento delle spese militari, ma credo anche che ogni forza politica dell’arco costituzionale, compreso i Cinque Stelle e chi sta in minoranza in Parlamento o anche fra i non rappresentati delle Istituzioni, debba poter fare politica seguendo il proprio manifesto culturale nella totale libertà e anche di accesso all’informazione. Mi sembra che una eccessiva omologazione del pensiero dominante rappresenti una scorciatoia, una sorta di equivoco della democrazia.

Gianfranco Blasi
Da Giuseppe Conte e dai Cinque Stelle bisogna aspettarsi questo. E non solo sulla questione del bilancio per le spese militari. Lo scrivo senza polemica. I grillini rappresentano un giacimento elettorale antisistema. Culturalmente altro, rispetto per esempio al PD. Pensare di farli diventare europeisti, atlantisti, coerenti con i modelli di sviluppo occidentali, paladini del politically correct, è pura fantasia. Non mi meraviglia nulla di questi comportamenti populisti. Basta leggere gli editoriali di Marco Travaglio. Questo essere molto di lotta e poco di governo. D’altronde sono nati con un’ ambizione maggioritaria ed un disegno di totale cambiamento. Ora tenerli dentro un’alleanza con prevalenza di voto proporzionale e poi governarci pure insieme sarà davvero un problema. E nei prossimi mesi l’istinto di sopravvivenza li spingerà su posizioni ancora più radicali. Ma questo ragionamento vale anche per il centro destra, non creda.
E cosa mi dice sul pensiero unico dominante. Per me il pericolo esiste. Aggiungerei, da qualche decennio e non da ieri. Insomma una riedizione digitale e social della “Dittatura della Maggioranza” di Tocqueville?

GIUSEPPE CONTE
SERGIO MATTARELLA
Ha ragione. Da liberare mi pongo sempre il beneficio del dubbio. Sia quando espongo una tesi, sia quando la difendo. Il pensiero divergente è il sale della democrazia. Dunque, spazio a quante più opinioni possibili. Ma su questo conflitto, sull’invasione russa dell’Ucraina, sulla devastazione delle città e sulla fuga di milioni di persone, in un contesto di morte e distruzione, c’è poco da disquisire e moltissimo da condannare. C’è poi, dott. Pisani, anzi, prima, molto da aiutare, solidarizzare, fraternizzare. Lo vediamo in tempo reale. Un intero popolo ha bisogno di essere assistito.

Davide Rondoni
A questo proposito. Il poeta Rondoni ha parlato di come guerra e pandemia stiano contribuendo a cambiare il senso alla parola libertà. Non più la ricerca personale della felicità o il soddisfacimento individuale di ogni desiderio, bensì il sentire un legame, un’attrazione emotiva, sensibile verso il bisogno degli altri, un collegamento all’altro.
Ha ragione Davide Rondoni. Per esempio in quello che provoca in noi lo sguardo di una mamma che cerca di salvare i propri figli dalle bombe. L’altra metà della medaglia di quanto, in termini più sociologici, scrive il giornalista, Federico Rampini nel suo ultimo libro sulla crisi del mondo occidentale. Cioè, che ci stiamo infilando dentro l’autodistruzione del nostro modello di vita. Un vero e proprio disfacimento culturale. Dove l’io incolto e conformista prevale su tutto. Per Rondoni questi nuovi legami, uno sguardo meno specchiato e rivolto più su chi ci chiede un’attenzione, possono superare lo smarrimento che oggi accompagna la parola libertà. Urge una società meno artificiale di quella dell’Accademia degli Oscar, meno arrogante ed individualista del comportamento di Will Smith. Un contesto comunicativo che mischia profezia e star system è fuorviante, sostanzialmente falso. Per anni si è creduto, invece, che questo politically correct fosse persino uno spazio valoriale. L’affermazione sbagliata, come ha sempre sostenuto Papa Benedetto XVI, di una Europa post Europea sull’Europa e le sue radici. 
Onorevole, certo sul discorso di Papa Ratzinger a Ratisbona si sono versati fiumi di inchiostro. Ricorda: “Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”. La riflessione del Papa conteneva un elogio all’illuminismo nelle sue radici cristiane ed una critica al relativismo, un giudizio netto sulla crisi morale del mondo contemporaneo.
Cultura greca, romana, cristiana, san Paolo, chiesa bizantina, ortodossa e mondo cattolico. Come è possibile che Putin si chiami fuori da questo contesto storico e culturale. Come è possibile che l’Europa non ritrovi le ragioni valoriali del suo stesso essere. Come è possibile spargere sangue di sorelle e fratelli che in uno rappresentano i nostri valori fondanti. C’è qualcosa di misterioso, enigmatico, in questa rappresentazione così plastica del male rispetto al bene. Non si tratta solo di una via persa, di un passato smarrito. Ci vedo qualcosa di più profondo e profetico, purtroppo.
Torniamo all’attualità della guerra. Ben Hodges, generale americano, grande esperto di strategia militare lo aveva annunciato da qualche settimana. Putin cercherà un exit strategy. Non ha le energie e le risorse necessarie per una guerra convenzionale lunga e a tutto campo. Il conflitto si sposta su un piano più territoriale, diplomatico e tattico?
Putin si rende conto che gli scenari geo politici non corrispondono alla sua visione originaria. Ma si accontenterà, si fa per dire, e secondo questa analisi, del Donbass e di altri ammennicoli? Intanto ha fatto un disastro ed ha seminato morte e distruzione. Per me l’uomo non è credibile e non bisogna credergli. Così come lui non crede al mondo occidentale che, al contrario, odia profondamente. Penso che bisogna restare vigili e non dargli spago. Questa guerra è un buco nero della storia. Ha ragione Zelensky.
L’invasione dell’Ucraina ha destabilizzato, come ben sappiamo, il mercato delle materie prime. L’Europa ha risposto bene, all’inizio, in termini unitari ed in maniera appena sufficiente sulle sanzioni. Ad oggi manca un’intesa sulla gestione della crisi energetica e su quella del gas russo. Poi c’è questa storia che Putin vuole essere pagato in rubli.
Questo è un punto dolente. Gli interessi di Olanda e Germania sono divergenti da quelli degli altri paesi. L’idea, proposta da Spagna ed Italia di unificare le politiche energetiche e di stoccaggio di gas e petrolio non sta passando. Neppure quella di fare cartello sugli acquisti unificando il prezzo e sviluppando debito comune garantito da tutti. Rispetto a Next Generation è un passo indietro. L’Europa politica ha ancora strada da fare. Ma senza una difesa comune, una politica estera comune, senza condivisione del debito pubblico e senza una politica fiscale, non dico unitaria, ma almeno vincolante, non ci sarà una Europa forte ed autorevole nel confronto internazionale.
Le chiedevo del rublo per pagare il gas. Putin ha dichiarato: “Gas pagato in rubli o contratti esistenti interrotti a partire da subito”. Parigi e Berlino hanno risposto che sono pronti a ogni evenienza. Che significa? E noi? 
Dott. Pisani, sulla questione della valuta di pagamento del gas russo c’è molta confusione. Moltissima propaganda e si innescano questioni tecniche, più per addetti ai lavori. Proverò a sintetizzare e a chiarire. Lo schema a cui starebbe lavorando Mosca contempla il pagamento da parte degli importatori in euro o dollari a Gazprombank. La banca convertirebbe poi parte delle somme con la banca centrale russa e verserebbe rubli ai produttori di gas. Se fosse così e con questo schema non sembrerebbe cambiare molto per i paesi europei. Altra cosa è usare e chiedere rubli a noi. Che dovremmo prima comprarli sul mercato finanziario. Un’operazione più lunga e complessa. I Paesi occidentali, secondo questa modalità, dovrebbero aprire un conto in rubli presso le banche russe per pagare il gas in rubli. Comunque, la risposta di Francia e Germania, la stessa che aveva già dato Mario Draghi, è un no secco, Ciò, ovviamente, inasprisce il conflitto. Stiamo arrivando ad un punto di snodo vero, quello che tocca gli interessi più tangibili, sia europei, da un parte, che russi, dall’altra.
Le faccio qualche domanda secca. Mi risponda con lo stesso metodo. La prima. Gli americani da un po’ di anni fanno fatica ad eleggere un presidente che sappia rappresentare la maturità democratica del loro paese.
Ha ragione. Dopo Trump, ecco a noi Biden. Lei si riferisce alle parole pesanti del presidente americano contro il dittatore russo. Io, Lei, l’uomo della strada, tutti noi possiamo definirlo: “un dittatore”, “un macellaio”. Non può farlo Biden. Pesare le parole è un esercizio necessario da parte di un leader mondiale, sopratutto durante una crisi così severa. Non si può dimenticare la complessità della posta in gioco. Compreso il rischio di guerra nucleare.
Si leggono alcune critiche a Papa Francesco accusato di essere addirittura “filo russo” o “troppo pacifista”. Io le reputo critiche assurde…
Dott. Pisani, trovo ingeneroso chiedere al capo dei cattolici una posizione politica, magari di parte. La sua è giustamente una posizione universale per la pace e contro gli armamenti. La maturità della Chiesa è frutto di secoli di sedimentazione della spiritualità della pace.
Alcune associazioni come l’Anpi criticano l’uso che in Italia si fa di alcune parole chiave, come ad esempio “resistenza”, poiché la Resistenza ha vissuto la sua eroica stagione in cui l’uso delle armi era indispensabile, legittimo, moralmente legittimo. Che ne pensa?
Il presidente cossuttiano dell’Anpi, credo si chiami, Pagliarulo, non può, oggi, criticare gli ucraini non concedendo loro l’onore di “resistere” con le armi all’invasore russo. Ha ragione chi ha scritto che non si può essere partigiano senza resistenza.

Cambiamo argomento, la porto dritto dritto al Bardi Ter in Basilicata. Il bis è durato il volgere di una giornata di sole. Molti osservatori stanno usando argomenti pesanti e giudizi assai critici. Alche sulla qualità del dibattito nell’Aula di Via Anzio.
La qualità della classe dirigente dipende dalla sua formazione e dalla sua selezione. Negli ultimi dieci anni, non solo in Basilicata, nessuno dei due processi si è sviluppato compiutamente. Né a destra, né a sinistra.
E sulla polemica sul candidato dalle Regionali 2019 Carlo Trerotola? Sinceramente ho seguito poco..
Ha letto le critiche rivolte al mio amico Carlo Trerotola solo per aver citato Giorgio Almirante. Le dico una cosa, io da ragazzo pur essendo un giovane democristiano se c’era un comizio di Berlinguer o di Almirante scappavo in Piazza Prefettura ad ascoltarli. Due statisti, oratori dall’eloquio politico raffinato, colto. Entrambi con una dote fra le altre. Avevano visione strategica. Come si fa a confondere un’ammirazione con un’ appartenenza. Come si fa ad attaccare da sinistra il proprio candidato presidente dopo averlo scelto dentro la società civile e senza un processo di selezione e formazione adeguato. Manca pazienza, cultura politica, elasticità mentale, rispetto per le persone.

Onorevole, se Atene piange, Sparta non ride.
Naturalmente, ho un po’ tergiversato, sono fuggito consapevolmente dalla sua domanda. Ma spostare il bersaglio mi è stato utile a guadagnare terreno. Infatti, la sua domanda, dott. Pisani, mi consente di spiegare che il problema non è di una parte, ma della politica, della crisi strutturale della politica. Si rende conto che Statuto ha approvato la sinistra lucana qualche anno fa. Questa sceneggiata dei consiglieri supplenti che vengono nominati e salutati poi come eroi di una battaglia persa quando tornano a casa. Ma di che parliamo?

Ce lo dica lei. Di che parliamo?
Incredibile. Il Pd lucano si è inventato la figura del Consigliere supplente. Nel nuovo Statuto regionale è stata inserita, un po’ alla chetichella, una norma con la quale viene prevista la nomina di un consigliere a tempo al posto di quello eventualmente nominato assessore. Per chi non riesca a crederci, ascolti bene, così recita il provvedimento: “La nomina ad assessore di componenti del Consiglio regionale comporta la sospensione di diritto dall’incarico di Consigliere regionale e la sostituzione con un supplente”.
In pratica tu consigliere vieni nominato assessore? Prima di questa trovata mantenevi le due cariche e cumulavi le due indennità. Adesso bisogna corrispondere anche l’indennità al supplente. Attualmente di supplenti in consiglio regionale ce ne sono tre. Ma qualche settimana fa erano di più.
Onorevole, visto che mi ci ha tirato dentro, ci metto un carico da dieci. Intanto, un aggravio per il bilancio, ma non è solo questo il problema. “Io ci vedo anche una lesione del gioco democratico”,
Giustissimo. Non è il caso di Bardi. Ma c’è il concreto rischio che in questo modo il Presidente della Regione, nominando gli assessori, possa anche scegliersi i consiglieri che più gli aggradano, facendosi condizionare da valutazioni strumentali”. Chiaro il concetto? Io nomino assessore il Consigliere tizio, sapendo già chi lo sostituirà. Ha ragione lei. E’ una distorsione del principio di rappresentanza. Alcuni consiglieri hanno chiesto, nell’ultima seduta, di modificare la legge elettorale per evitare la sceneggiata delle porte girevoli fra assessori e i propri supplenti in consiglio regionale. Spieghiamo, però, che l’istituto della supplenza è disciplinato in primis dal nuovo Statuto regionale.
Onorevole!!! Insisto. Se Atene piange, Sparta non ride.
Finché la transumanza politica resta confinata fra aree omogenee. Penso alla maggioranza che sostiene il presidente Bardi, il problema si pone, ma non è di vitale importanza. Se passo da Forza Italia alla Lega e dalla Lega a Fratelli d’Italia non sposto equilibri politici sostanziali. Faccio solo una brutta figura e indebolisco l’immagine complessiva dell’area politica di centro destra, ma non modifico il senso del mandato elettorale. Quando e se qualcuno di questi eletti negherà la fiducia al Presidente della Regione, non voterà il Bilancio o passerà in un gruppo di minoranza, magari di sinistra, la questione che si porrà sarà anche morale oltre che sostanziale. Dopodiché la legislatura non è ancora compromessa. La sfiducia è stata respinta. Ci sono cose da fare e riforme da completare. Investimenti da mettere in campo. Pnrr e soldi europei da spendere bene. C’è un fronte istituzionale e sociale di opposizione, fatto da pezzi di vecchia società corporativa, qualche sindacato, ma non vedo partiti e coalizioni capaci di ribaltare il fronte. Anche sui Social il dibattito è freddino. Non c’è una spinta dal basso. Se qualcuno dei consiglieri di maggioranza voterà contro Bardi in una delle prossime occasioni anche Sparta smetterà di ridere. Ma io non ci credo che il tacchino si metta in forno da solo.