NONNI, PATRIMONIO LUCANO, PATRIMONIO UMANO

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d.ssa Margherita Marzario

Primo dopoguerra, anno 1921: nascita del musicista argentino Astor Piazzolla, dell’attore ciociaro Nino Manfredi e della Moto Guzzi a Genova. In un piccolo paese dell’entroterra lucano, Salandra, il 24 marzo dello stesso anno nasceva mio nonno materno Antonio Leonardo, amante della lettura e di ogni forma di cultura, della musica e in particolare della fisarmonica (la sua, che diede in permuta, aveva i tasti in madreperla), del cinema (che, nonostante le ristrettezze, non si è fatto mai mancare né al paese né durante l’emigrazione in Germania dove vide in prima visione il film “La ciociara”) e delle moto, in special modo della rossa Moto Guzzi. La cultura patriarcale del tempo, purtroppo, che favoriva i primogeniti (nonché portatori del nome del nonno paterno) non gli consentì di continuare gli amati studi che finirono con la classe sesta della scuola popolare, l’unica esistente allora. Ciò, però, non gli impedì di andare oltre lo stereotipo “contadino, scarpe grosse e cervello fino”. Era capace di fare di tutto, per esempio usava ogni sorta di canna di palude per fare le canestre o per utilizzarne le proprietà medicamentose o con quelle più sottili creava lo strumento musicale popolare della “cupa cupa” per far divertire noi tre nipoti nel periodo carnevalesco. Leggeva di tutto, si documentava su tutto,comprava gli ultimi trovati di utensileria, si adoperava in tutto. Gli aneddoti su di lui si perdono, anche se l’ho perso precocemente, così come erano tanti quelli che raccontava, fra tutti ripeteva quello che riguardava la sua breve esperienza dell’arruolamento nella seconda guerra mondiale quando un commilitone, nonché corregionale, gli chiese di scrivergli una lettera da mandare a casa ma mio nonno non riusciva a capire il nome del paese dove indirizzarla perché pronunciato velocemente e in un dialetto stretto, fin quando venne fuori che si trattava di Episcopia (PZ), che dal quel racconto è entrato nel mio cuore (pur non conoscendolo né mai visitato) tanto da parlarne in un mio testo di geografia della mia scuola elementare. Nonni: maestri di storia e geografia, quelle della vita, perché danno contenuto e orientamento alla vita.

Inoltre, essere nipote di un nonno apicoltore è una lezione imperitura: fa conoscere (o voler conoscere) le differenze tra ape e vespa, tra alveare e vespaio (andare oltre le apparenze); rispettare e difendere le api (i piccoli e gli indifesi); imparare i tempi di attesa e di silenzio e le opportune distanze e soste; non aver paura del pungiglione che non tutte le api hanno o usano (come le persone usano o meno la lingua); cogliere dettagli e sfumature… Api e apicoltori: maestri di vita.

L’importanza dei riti che diventano sculture nella memoria: mio nonno materno, puntualmente prima del pranzo domenicale, grattugiava il formaggio stando seduto sui primi gradini della scala esterna della casa del vicino di fronte che metteva l’asino a riposo nella stalla sottostante come se fosse la sua utilitaria in garage. Si accodava, poi, anche il vicino della casa a fianco ed era tutto un piacevole conversare e un amichevole salutarsi con chi passava nella stradina piena di porte aperte e rumori di famiglie vocianti e festanti solo perché era domenica.

Dei colori di mia nonna materna, Margherita (di cui porto il nome), ricordo prevalentemente il bianco e il nero: il bianco e il nero della sua grande televisione come si usava in quei tempi, il bianco e nero dei puntini del suo pavimento granigliato (resistente e su cui non si vedeva lo sporco, altro che i pavimenti degli appartamenti moderni!). Il bianco delle lenzuola matrimoniali, profumate di ammorbidente, che aiutavo a stendere o a raccogliere o a sbatacchiare per non farli rimanere sgualciti o sotto i quali mi divertivo a passare quando erano stesi e abbaglianti al sole, il bianco della farina che lei era sempre pronta e instancabilmente a impastare e che le rimaneva lungo le lunette delle unghie, il bianco del grembiule che indossava per le faccende domestiche più delicate, il bianco del cotone che usava per i merletti all’uncinetto. Il nero del suo abbigliamento quasi continuamente in lutto per le morti dei parenti e, poi, per la precoce vedovanza, il nero della sua stufa, il nero delle caldarroste bruciacchiate che preparava e sbucciava premurosamente, il nero delle sue borsette con cui mi divertivo a giocare a fare la “maestra”…Ricordo anche l’arcobaleno delle emozioni che mi donava e la tavolozza delle sfumature del suo cuore aperto a tutti e a tutto, anche alle numerose avversità della sua vita e del suo periodo storico. 

Nonna: non diceva mai no; non si provava mai noia a casa sua; nocche delle dita un po’ nodose per il tanto lavoro svolto; ninnoli, bomboniere e foto di tutti i parenti (in particolare dei matrimoni) nella vetrinetta a muro; nodi al filo di cotone che intrecciava quotidianamente all’uncinetto; numeri che scriveva in maniera infantile nel suo quasi analfabetismo della sua generazione; nascosti regali che dispensava a tutti coloro cui era affezionata; nugoli di cioccolatini, caramelle ed ogni bontà nella sua credenza; nicchia d’amore incontenibile il suo cuore.

Nel presente un nonno corre per arrivare puntuale davanti alla scuola e prelevare la nipotina. I nonni sono come l’edificio scolastico: luogo di memoria di ciascuno, luogo in cui si impara e si cresce, luogo in cui si passa di generazione in generazione.

Un nonno tanto premuroso va a prendere la sua dolce nipotina all’asilo nido come fa abitualmente, e la porta a casa andando in bicicletta nel caldo primaverile. Da lontano scorrono una macchia gialla della riccioluta chioma di lei e una macchia bianca della chioma canuta di lui. Un bel quadretto “macchiaiolo” di vita che va avanti pedalando tra generazioni ed emozioni.

In un paese poco lontano muore un nonno con lo stesso nome del tuo che se n’è andato precocemente e silenziosamente. Nelle parole della nipote rivedi tante situazioni simili alle tue e rivivi tante emozioni che fanno scendere lacrime intrattenibili. Perché quando parte un treno ripensi a tutti quelli che sono partiti per una destinazione remota e che hanno lasciato per sempre la stazioncina deserta del paese del tuo cuore!

I nonni restano tali e sono punti di riferimento per chiunque li abbia conosciuti!

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Insegnante, giurista, con la passione della lettura, della scrittura, della fotografia e di ogni altra forma di arte e cultura. Autrice di tre libri per Aracne Editrice (Roma) – fra cui “La bellezza della parola, la ricchezza del diritto” (2014) menzionato nel sito dell’Accademia della Crusca –, di oltre 150 pubblicazioni giuridiche citate in più sedi (testi giuridici, convegni, università, siti specializzati, tesi di laurea) e di altri scritti, già operatrice socioculturale nel volontariato (da quello associativo a quello penitenziario). Nata a Salandra (MT), vive a Matera.

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