DIARIO DI UNA CICCIOTTELLA

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ida leone DIARIO DI UNA CICCIOTTELLAdi IDA LEONE

Non c’è bisogno di fare outing: le mie rotondità sono piuttosto ben visibili.

Vivo da sempre in un simbiotico rapporto con una bilancia, spesso è stata una guerra, e quasi sempre ha vinto lei. Ho seguito moltissime diete, tutte alla fine riassumibili nella sola magica frase: “Magna de meno” (oppure “Magna solo cose della consistenza del polistirolo o della cera pongo, e con lo stesso sapore”). Nutro una sincera ammirazione per le donne che confessano che la tensione nervosa, o la sofferenza, o lo stress chiudono loro lo stomaco, e quindi dimagriscono: a me, sotto stress, lo stomaco si apre. Una voragine.

Per convincermi ad alzarmi presto la mattina, ed uscire per andare a fare moto, statisticamente è più efficace puntare sulla notizia che sta andando a fuoco la casa, piuttosto che sulla mia forza di volontà. In alcuni periodi della mia rotonda vita sono riuscita a fare ambedue le cose, una dieta ferrea e molto moto. Stavo benissimo, ma ringhiavo come un pitbull e ho meditato di farla finita inghiottendo intera una galletta di riso.

Io, e tutte quelle come me, abbiamo il problema di vestirci. I produttori di abiti cd. “comodi” (pochissimi, e costosi, rispetto alla montagna di straccetti taglia M, S e XS che impazzano in ogni dove) sembrano propensi a pensare che siccome sei larga di vita, sei anche alta 1 metro e 80. Quindi se un paio di pantaloni ti entrano, ne avanza un mezzo metro sotto i piedi (per la cronaca, il problema è brillantemente e banalmente risolto negli USA, dove per ciascuna taglia, anche conformata, si può scegliere l’altezza. Io scelgo la 15 “corta”, mi infilo i jeans – perfetti – ed esco dal negozio felice). Inoltre, ci possiamo scordare i tailleur, gli abiti a palloncino, quelli che lasciano scoperte le spalle, quelli tagliati in vita.

Anche le cicciottelle più autoironiche sentono un piccolo strappo al cuore, quando qualcuno glielo fa notare, se pure per scherzo. Lo dice benissimo Lia Celi, su Lettera43 di oggi, parlando di questo assurdo titolo su Il Resto del Carlino:

DIARIO DI UNA CICCIOTTELLA

[…] il titolo del Carlino mi scoccia perché le nostre giovani arciere potrebbero essere mie figlie, e so che ne verrebbero dolorosamente ferite. Hai voglia a sdoganare le «curvy» […] «cicciottella», che te lo dica un compagno di scuola o un quotidiano, è un’offesa cocente per qualunque femmina umana fra i sei e gli 80 anni. Non è solo dirle «brutta». Oggi la ciccia, dal semplice sovrappeso all’obesità, ha una connotazione morale: è la prova visibile e schiacciante del fatto che siamo pigre o incostanti nell’attività fisica, incapaci di governare la nostra golosità, e chissà quali altri inconfessabili desideri, è il tentativo di occupare, anche solo fisicamente, più spazio di quel che ci è assegnato nel mondo.

Appunto.

Ci sarebbe molto da dire, catene di ragionamenti da fare, su questo episodio: dalla catena “titolo becero -> che cavolo c’entra con la prestazione olimpica -> click baiting -> l’hanno fatto apposta” alla catena “titolo becero -> sessismo -> ‘ma dai, è uno scherzo’ -> offese mascherate -> violenza”. Conosco troppo bene la seconda catena per non provare una viva indignazione di fronte a questo patetico tentativo per aumentare i clic, o, peggio, per fare gli spiritosi. A spese (anche) mie.

F.to una cicciotella incazzata.

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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