L’editoriale
NINO CARELLA
Dev’essere un contrappasso dantesco. Dovremo certamente aver fatto qualcosa di male in passato, per meritare un tale supplizio. De Ruggieri si consegna infatti nudo e indifeso al Consiglio Comunale, messo in croce dalla stessa area politica e dalle stesse persone che, in passato, provarono a mettere in croce Adduce. Transfughi di altri partiti, li ha infatti definiti il sindaco, che ha definito altresì “peccato mortale” l’aver concesso loro quell’agibilità politica che chiedevano di poter continuare ad avere.
E allora, mentre il Consiglio Comunale si riempiva di retoriche figure mitologiche, dal misterioso “Fisioterapista” al carnevalesco signor Precipito, alla fin troppo paziente zia Titina; mentre qualcuno suonava fuori spartito -risultando buffamente stonato – provando a seguire l’aulico registro del Sindaco con la rincorsa a dotte citazioni e ricercati latinismi; mentre insomma questo mesto spettacolo andava in onda nell’Agorà materano, si realizzava assai facilmente la profezia del centrosinistra: con quella gente dentro la maggioranza, De Ruggieri non sarebbe mai stato in grado di governare. E se Adduce ci riuscì, fu evidentemente per personali maggiori qualità politiche, e per la presenza di uno sbrindellato ma ancora forte partito alle spalle. Cose che mancano completamente all’attuale maggioranza, frutto invece di un patto civico (cinico, cit.) nato mettendo insieme chiunque fosse contro, senza prima mettersi d’accordo, in caso di vittoria, su cosa si sarebbe dovuti essere a favore.
Per quanto, racconta De Ruggieri, nelle riunioni carbonare alle quali si è prestato di partecipare, non fossero mai state sollevate questioni di merito, quanto piuttosto robe che avevano a che fare più con pallottolieri e contabilità spicciola: un estenuante “gioco dei pacchi” (è stata l’efficace immagine deruggeriana consegnata all’emiciclo comunale) che alla fine ha lasciato tutti quanti con lo zero in mano.
L’ultimo consiglio comunale ha quindi segnato la resa pubblica, ancorchè assai combattiva, di De Ruggieri. E nonostante i “dissidenti” (molto dissidenti sui giornali ma assai poco in Consiglio, hanno giustamente rilevato dall’opposizione) abbiano tentato forzatamente di leggere l’invito del primo cittadino ad un governo unitario del Consiglio Comunale, come rivolto anche a loro, ignorando il fatto che il sindaco abbia usato per ben due volte, rivolto a loro, l’espressione “insanabile conflitto”. Insanabile. Se le parole significano qualcosa, ci sarebbe ben poco da aggiungere.
Ho il vago sentore, invece, che ci sarà da aggiungere ancora molto: l’opposizione, al netto del sempre citato senso di responsabilità, è parsa guardinga e non troppo disponibile, fiutando aria di trappolone; i “dissidenti” sembravano aver capito di aver tirato troppo la corda, e di non avere molto da guadagnare da questa situazione; De Ruggieri ha usato certo parole dure, ma le giravolte non sono certo un problema e una novità per lui.
Alla fine della fiera quel che conta, è che fuori da ogni ragionevole dubbio, il Comune di Matera è in profondissima crisi. E non da ieri: è almeno un anno che la crisi è palese, mentre nell’anno precedente era latente ma già evidente ai più attenti osservatori. Che pure non hanno mai perso occasione per denunciarla e palesarla, perchè si affrontasse seriamente e si risolvesse. Tutta intorno, infatti, la città aspettava di potersi mettere finalmente in cammino verso l’agognato 2019.
Si è invece lasciato colpevolemente (scientificamente?) trascinare la crisi ben oltre la data in cui, sciolto il Consiglio, si sarebbe potuti andare dritti dritti alle urne. La prima data utile, adesso, sarebbe la primavera 2018. Dimessosi eventualmente De Ruggieri, arriverebbe allora un Commissario, a preparare il 2019.
Sarebbe il fallimento di una maggioranza e forse, in una visione più allargata e più obiettiva, di un’intera classe dirigente. Che non è stata in grado di trovare unità per cogliere i numerosi vantaggi che pure sarebbero stati facilmente a portata di mano.
Qualcuno si è fatto ingolosire dalla grande (ma nemmeno grandissima) torta in arrivo, e non ci ha pensato due volte prima di mettere le sue pelose mani sulla città. Una miserabilissima ingordigia, sotto lo sguardo dolente e sconsolato dell’Europa, che guardandoci, scuote la testa; come scuotono la testa, altrettanto dolenti e sconsolati, i cittadini materani, costretti ad assistere allo spettacolo di una politica che sempre li illude, sempre li ammalia, e sempre assai presto li abbandona.
Sarà, forse, che il riscatto della città dei Sassi, e magari di tutta Regione fra i tre mari, deve passare necessariamente dalla disillusione, e dalla successiva consapevolezza che nessun santo, nessun eroe, verrà a determinare la direzione del nostro futuro.
Se questo è, i materani dovrebbero ora certamente esser pronti.
E allora, l’appuntamento è già per le prossime elezioni. In qualunque momento decideranno di farcele tenere.
