IL DISSENSO AL FASCISMO DEL SACERDOTE PIZZILLI DI MATERA

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vincenzo petrocelli

vincenzo petrocelli

Pio XII si impegnò a fondo per scongiurare lo scoppio della II guerra mondiale e, in seguito, per cercare di evitare l’intervento dell’Italia. La guerra fu interpretata, dal clero come un castigo divino.

La propaganda bellicista del regime fascista, fece poca presa nel clero, che anzi intensificò la propria attività per sottolineare il bene perduto della pace.

Non pochi furono i sacerdoti colpiti da provvedimenti di polizia per la loro posizione pacifista, a Matera, il sacerdote Pizzilli, uscendo dal rifugio dei compiti strettamente religiosi e dell’insegnamento privato, tenne nella sua città, un atteggiamento di dissenso al regime fascista.

Pizzilli Pietro fu Angelo Michele e fu Caputi Maria, nato a Matera il 23/06/1892, sacerdote, subì prima una denuncia per disfattismo e, poi, per ordine del Duce, il confino politico. La documentazione nei suoi riguardi é conservata in Archivio Centrale di Stato Roma(1).

Chi era il sacerdote Pizzilli Pietro? Non aveva beni di fortuna e viveva con l’insegnamento privato. Aveva a carico quattro sorelle nubili e orfane dei genitori. Era stato soldato di sanità nella Grande Guerra per sei mesi.

Il 22 gennaio 1941 la R. Questura di Matera, procedeva al fermo del sacerdote Pizzilli Pietro, perché resosi responsabile del delitto di disfattismo politico. Non aveva precedenti sfavorevoli, a quella data, forse l’unica sua colpa: non era iscritto al Partito Nazionale Fascista (PNF).

La Questura di Matera, il 22 gennaio 1941, attraverso l’interrogatorio di Pietro Papapietro, meccanico da Matera, poteva accertare che il Pizzilli, il 6 gennaio 1941, incontratosi nella cantina di Leonardo Cascione in Via Duomo, aveva fatto con lui il seguente discorso: noi ci moriremo dalla fame; io se potessi scappare dall’Italia scapperei, per noi la guerra é perduta. E proseguendo: da undici giorni siamo stati venduti alla Germania, tutte le città sono presidiate da tedeschi, perché si teme una rivoluzione interna ed anche a Matera verranno i tedeschi. Chi é Mussolini? Era uno venuto dal niente e nel niente finirà; rubava le galline e le vendeva per dodici soldi. 

E poi: quando fu il fatto di Taranto il Duce, durante la visita che fece ai diversi reparti, trovò molti ufficiali superiori che stavano a divertimento e che stavano con cocottes e allora li fece chiamare e loro disse “mi avete tradito per 17 anni ora basta vi metterò sotto il ceppo tedesco”. Con il fatto di Taranto, ci si riferisce alla notte di Taranto, la Pearl Harbour italiana, ad un bombardamento aereo avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 novembre 1940, sul porto della città di Taranto. In quella data la flotta navale della Regia Marina italiana, dislocata nel porto di Taranto, riportò gravi danni in seguito ad un massiccio bombardamento ad opera della flotta aerea della Royal Navy britannica.

Ed Infine: i nostri soldati in Africa sono presi dal delirio della sete e loro mettono la camicia di forza, quando poi si calmano un po’ (poiché a loro escono gli occhi dalle orbite!) mettono loro un pezzettino di ghiaccio in bocca per farli rinvenire a poco a poco; ma ciò nulla vale, poiché non servono più né come soldati né come uomini.

Alle contestazioni, il sacerdote Pizzilli, negò di aver pronunciato tali frasi, mettendo in rilievo che egli aveva parlato, non con il Papapietro, ma con Cascione Leonardo proprietario della cantina in Via Salita del Duomo, dove lui si era recato per conversare in ragione del figlio del Cascione che era stato chiamato alle armi soldato e dove aveva incontrato casualmente il Papapietro. Il sacerdote Pizzilli, riconosceva di aver accennato con il Cascione, ai disagi della guerra, ma al fine di ammonire il figlio di lui (alquanto discolo e suo vecchio discepolo) che, essendo stato chiamato alle armi soldato così avrebbe potuto rinsavire. Soggiunse che aveva parlato pure dei soldati che soffrivano la sete, ma il suo pensiero era stato frainteso, perché intendeva soltanto spiegare, attraverso le sue nozioni di medicina quale fosse il tormento della sete, a puro titolo accademico. Mise, infine, in rilievo che la denuncia del Papapietro era dovuta a vecchi rancori per aver egli nel 1936, consigliato tal Sasso a procedere contro di lui che aveva sedotta una figlia di quest’ultimo. Contro tali difese, la R. Questura ritenne più attendibile la dichiarazione del Papapietro, incapace oltretutto di inventare di sana pianta una così dettagliata denuncia, mentre il Pizzilli, sostenevano in questura “non ha del sacerdote che l’abito che indossa. Egli, infatti, é un prete senza scrupoli, facile al turpiloquio, sconsiderato, intrigante e faccendiere.”

A carico del Pizzilli aveva deposto anche un sacerdote, e cioè il canonico Pisciotta Michele, cappellano della Milizia. Il Pisciotta aveva dichiarato che alcuni giorni precedenti mentre conversava con altri sacerdoti nella sagrestia della Cattedrale sull’andamento della guerra mettendo in rilievo l’intervento della armi tedesche al nostro fianco, improvvisamente il Pizzilli interloquiva con la frase “i tedeschi, passando dal canale della Sicilia, sono stati tutti affondati”. La R. Questura, con questa affermazione, concludeva che con l’accusa di attività nefasta del Pizzilli, perché resosi responsabile del delitto di disfattismo politico, era perseguibile dall’art. 265 C.P. “Chiunque, in tempo di guerra, diffonde o comunica voci o notizie false, esagerate o tendenziose, che possano destare pubblico allarme o deprimere lo spirito pubblico o altrimenti menomare la resistenza della nazione di fronte al nemico, o svolge comunque un’attività tale da recare nocumento agli interessi nazionali, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni“.

Il 24 gennaio 1941/XIX, dalla R. Prefettura di Matera, viene spedito al Ministero dell’Interno Direzione Generale della P.S. Roma, a firma del Prefetto Dionisi Vici, una relazione con la quale si comunicava che con rapporto del 14 gennaio 1941, l’ufficio politico della Milizia di Matera, aveva avuto notizia che il sacerdote Pizzilli svolgeva attività disfattista e pertanto era stato trattenuto nelle carceri di Matera, in attesa degli opportuni provvedimenti.

Il 2 febbraio 1941 dal Ministero dell’Interno viene spedito un dispaccio telegrafico, al Prefetto di Matera, con il seguente ordine: pregasi disporre che sacerdote Pizzilli Pietro fu Angelo Michele sia assegnato confino politico.

Il confino di polizia, basato sull’abitudine dell’incarcerare senza incriminare, contribuì considerevolmente a distruggere le basi dello Stato di diritto nel nostro paese, durante il periodo fascista. Divenuto strumento centrale, sebbene non unico, della repressione politica nell’Italia fascista, per la sua procedura, più veloce e agile rispetto a quella di un processo penale ordinario, questa misura fu facilmente applicabile: per essere assegnati al confino era sufficiente un mero sospetto di pericolosità.

La vita di coloro che conobbero quest’esperienza fu infatti segnata dalle dure condizioni alimentari, abitative, sanitarie, dalle violenze fisiche e psicologiche commesse dalle guardie e dalla sostanziale indifferenza della popolazione locale. Essere diventati cittadini senza diritti, non potere disporre di alcuna garanzia, non potere rispondere e controbattere alle accuse era l’aspetto più duro da sostenere per i confinati. L’analisi dell’intreccio fra sfera individuale e contesto generale restituisce uno spaccato chiaro della repressione fascista e demolisce il persistente giudizio sul confino come uno strumento blando e con poche conseguenze sulla vita dei detenuti.

1) ACS MI DG PS cat. A5G II G.M. busta n° 86.

 

Vincenzo Petrocelli

 

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Vincenzo Petrocelli

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