
Antimo Di Geronimo
I dirigenti scolastici non potranno più trasferire i docenti da un comune all’altro a loro piacimento. Il 21 dicembre scorso i rappresentanti del ministero dell’istruzione dei sindacati della scuola, Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda hanno pattuito una regola secondo la quale, per trasferire un insegnante da una sede all’altra della stessa istituzione scolastica, dovranno anzitutto rispettare il principio della continuità didattica, per evitare di esporre gli alunni a continui cambi di insegnante. E dovranno anche applicare il principio del merito, scorrendo la graduatoria di istituto tenendo conto del criterio del maggiore punteggio posseduto dagli interessati. La nuova regola è contenuta in una bozza di contratto sulla quale l’Amministrazione e i sindacati hanno già raggiunto un accordo di massima e che sarà sottoscritto nei prossimi giorni dopo il placet degli organi di controllo.
L’ipotesi di contratto regola la mobilità dei docenti e introduce vincoli all’arbitrio dei dirigenti scolastici nell’assegnare i docenti ai plessi e alle sezioni staccate che si trovano in comuni diversi. Un problema molto sentito particolarmente nella nostra regione, dove le scuole sono composte da più sedi, spesso ubicate in comuni diversi anche molto distanti tra loro.
L’intesa prevede anche la disapplicazione del sistema degli ambiti territoriali e della chiamata diretta introdotto dal governo Renzi con legge 107/2015. Un sistema secondo il quale i docenti, a regime, anziché avere una sede definitiva, sarebbero stati costretti a cambiare sede ogni 3 anni attendendo la chiamata del preside di turno.