DOMENICO NOTARI, I BORGHI INVISIBILI

0

di Gianfranco Blasi

Ricordate Antonello Venditti: “Certi amori non finiscono fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Ecco, con l’architetto Domenico Notari ci eravamo dati appuntamento un anno fa, avremmo dovuto presentare al pubblico potentino il suo libro sui borghi invisibili. Poi, per una serie di vicissitudini personali, che fanno parte del nostro viaggio nella vita di tutti i giorni, fummo costretti a rinviare. Sarà stata la caparbietà di entrambi, sarà stata la passione che tutti e due abbiamo per le nostre comunità locali, sarà stata la voglia di raccontare i luoghi  e i borghi che da sempre anima il presidente di Letti di Sera, Paolo Albano, alla fine ci siamo ritrovati a presentare il libro. Addirittura  in anteprima, una specie di antipasto letterario,  rispetto alla conferenza stampa che ha annunciato il calendario delle attività della Notte Bianca del Libro 2025 nella nostra Potenza. La location, il Palazzo della Cultura di Potenza, in pieno centro storico. Fuori, la giornata più calda dell’anno, giovedì 25 luglio Il libro di Domenico Notari meritava sia l’attesa che il sacrificio della canicola. Diciamo la verità, ci sono libri che non si limitano a raccontare: ma, nel caso de I borghi invisibili fanno emergere dal silenzio voci dimenticate, restituiscono un’anima a luoghi spopolati, accendono luci nei margini e nelle profondità del territorio. I borghi invisibiliQuattro leggende per quattro tradizioni ormai mute, Officine Pindariche, 2023, di Domenico Notari è senza dubbio uno di questi. Un’opera lieve e profonda insieme, sospesa tra memoria e invenzione, passato e fantasia, capace di riaccendere l’incanto là dove tutto sembra perduto.  Quattro leggende – create dalla penna dell’autore e poi donate, come riti antichi, ai paesi in cui sono ambientate: Palomonte, Serre, San Cipriano Picentino e Roscigno Vecchia, quest’ultima ormai abitata solo dai ruderi e dal vento. Quattro storie che affondano le radici in una Campania interna, dimenticata dalle mappe e dai progetti di sviluppo, eppure fertile di racconti, di archetipi, di ombre lunghe che solo la parola poetica può illuminare. C’è una similitudine non proprio latente con le aree interne della Basilicata che mi ha fatto adottare questo libro ad emblema, manifesto culturale di una ferita esplicita. Ma anche perché offre un’idea di redenzione, una sorta di spiritualità conscia della letteratura. La scrittura come sottrazione all’abbandono, alla fine dei sogni. Quando sottolineo che il suo libro è un atto di resurrezione narrativa per territori dimenticati. Quando gli chiedo come nasce l’idea di donare a quattro paesi reali delle leggende inventate, l’autore non mi fa neanche terminare la domanda …  Dovete sapere che io in alcuni dei comuni non ci sono neppure andato. E’ stata una scelta. Se un luogo è quasi dimenticato merita di essere raccontato con la magia della fiaba, con un’idea forte, una novità sostanziale. Non vedere un luogo mi consente di immaginarlo. Notari plasma un “gotico meridiano” – per usare le parole di Giulio Leoni – che si nutre di terra, di superstizione, di amore per la vita nascosta delle cose. Il tempo, nei suoi racconti, non è mai lineare: si accartoccia, ritorna, si fa carne nei suoi protagonisti. C’è ‘O signurino, orologiaio e demiurgo, capace di dar vita a un automa che scatena una ribellione. C’è Diana, cagna fedele del re Borbone, che con dolcezza e coraggio custodisce un mistero sepolto tra le foglie. C’è il cavaliere Mazzeo, trascinato da un canto notturno verso un lago che non ha nome inseguendo l’amore più fatale e incosciente, più straziante e poetico. E infine il fanciullin cortese, che attraversa il tempo per vegliare sul destino di un filosofo in erba, perché “poesia” e “cura” possano ancora avere un senso. Ed il richiamo a Benedetto Croce regala anche a me l’emozione di una passione culturale e filosofica liberale e meridionale, profonda e modernissima. Irrinunciabile. Gli chiedo se ho ragione nell’osservare che nei suoi racconti il tempo si accartoccia, si fa corpo, memoria, mito. Che la sua scrittura ha una funzione non lineare nel recupero dell’identità profonda delle comunità … – Gianfranco – mi risponde – la tua domanda è bella perché è vera. Mentre quello che scrivo è, invece, fantastico. Insegno scrittura creativa e ti dico che nel Libro l’immaginazione non serve a fuggire dal reale, ma a penetrarlo più a fondo. Lo incalzo sullo spopolamento strutturale dei piccoli borghi …– Io ci credo – mentre alza il tono della voce – che il fantastico – e più in generale la letteratura – possa avere un ruolo di contrasto attivo all’abbandono. Notari ha ragione. In queste storie l’immaginazione non è evasione, ma forma di conoscenza. Il fantastico non serve a fuggire dal reale, ma ad abitarlo più a fondo, a svelarne la dimensione nascosta. Così i borghi tornano a pulsare, diventano teatro di epifanie, luoghi dove la bellezza resiste, seppure sommessa. Notari scrive con una voce limpida e naturale, che scivola tra i registri con l’agilità di chi conosce bene le vene profonde della sua terra. Le sue descrizioni sono precise eppure visionarie, i personaggi sembrano scolpiti nel tufo e nella memoria. Eccole, le sue conclusioni, mentre la sala si è riempita, come era giusto che fosse … C’è nelle storie che scrivo anche il mio mestiere di architetto. Ci sono le visioni necessarie, c’è una spiritualità laica, una forma di cura poetica verso luoghi feriti e memorie mute. C’è cura. Perché la cura è lo strumento di consapevolezza necessaria ad ogni piccolo riscatto. Ne sono certo, questo libro, accompagnato dalle intense illustrazioni di Enzo Lauria – vere e proprie “finestre nel racconto” – è più di una raccolta di leggende. È un atto d’amore verso i paesi che stanno scomparendo. Un modo per dirci che anche il silenzio ha una voce, e che le storie possono ancora salvarci dalla dimenticanza. I borghi invisibili merita un posto speciale nelle nostre librerie, ma soprattutto nel nostro sguardo su ciò che resta della storia del Mezzogiorno arcaico … Grazie, Domenico

Condividi

Sull' Autore

Scrittore, Poeta, Giornalista

Lascia un Commento