Dopo l’arrocco, lo stallo in attesa del ricorso

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La Corte di Appello di Potenza ha rigettato il ricorso dei Progressisti Lucani e quello dell’ex consigliere Regionale di Forza Italia, Michele Napoli, successivamente eletto con Fratelli d’Italia al comune di Potenza con Guarente sindaco.

Il presidente del Tribunale amministrativo lucano, Giuseppe Caruso,  ha rigettato l’istanza presentata dall’ex consigliere regionale di Forza Italia che chiedeva il riesame dell’assegnazione dei voti perché, secondo il calcolo del ricorrente, all’atto della chiusura dei seggi e nella compilazione dei verbali nei seggi elettorali, sarebbero state conteggiate meno preferenze rispetto a quelle realmente ottenute. Preferenze che, se riassegnate, ribalterebbero il rapporto percentuale in favore del collegio potentino rispetto a quello materano dove è scattata l’elezione del consigliere regionale.

Ricorso rigettato anche per la lista dei Progressisti per la Basilicata che, in un altro ricorso, chiedeva la correzione del risultato elettorale considerato sbagliato per la mancata assegnazione del seggio alla stessa lista ricorrente.

I ricorrenti della formazione politica ispirata dall’onorevole Roberto Speranza, leader nazionale di Liberi e Uguali, nel ricorso, avevano contestano il fatto che, secondo il principio della distribuzione dei seggi tra le province di Matera e Potenza, il settimo seggio assegnato al collegio di Matera al movimento d’ispirazione Pittelliana, Avanti Basilicata, in realtà, sarebbe dovuto essere assegnato al più suffragato della lista dei Progressisti di Basilicata dello stesso collegio, il dr. Pasquale Bellitti.

Dopo il rigetto del tribunale amministrativo si ricorrerà, con molta probabilità, al Consiglio di Stato. In questo caso, però, il ricorso riguarderà un eventuale rilievo di anticostituzionalità della legge elettorale regionale. Legge elettorale approvata in coda di legislatura. Una legge che aveva già fatto registrare, tra gli addetti ai lavori, non poche perplessità rispetto alla eventualità -verificatasi puntualmente -di un numero elevato di ricorsi successivi alle elezioni. Ricorsi, appunto, per la complessità del calcolo nella distribuzione dei seggi che per la probabile anticostituzionalità di alcuni articoli.

Insomma, un’altra ciambella sfornata male dall’ex maggioranza a guida PD. L’ennesima ciambella senza buco frutto della fretta d’impastare una legge elettorale probabilmente pensata per garantire, agli ideatori della stessa, un’improbabile rielezione.  L’ennesimo pasticcio a opera di unaa classe dirigente che non ha saputo guardare oltre il proprio personale interesse e che però rischia, suo malgrado, di continuare ad essere il capro espiatorio di una situazione di stallo che la regione Basilicata non può più continuare a permettersi. A maggior ragione se si considera che, all’orizzonte, si prospettano tempi incerti per l’economia regionale . Mi riferisco per esempio alle scelte che la politica a breve sarà chiamata a fare rispetto all’autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario, alle maggiori richieste di sfruttamento delle attività estrattive e alla propensione di questo governo regionale di attuare politiche in favore dell’una e dell’altra scelta. C’è la sensazione, però, che nonostante tutto, il PD non sia intenzionato ad agevolare nessun ricambio perché, inf ondo, il governo Bardi, nel tempo, potrebbe garantire spiragli d’interessi anche per una parte politica inizialmente avversa.

Per questo ritengo non più procrastinabile che tutte le associazioni e le forze politiche che hanno a cuore gli interessi della Basilicata comincino a considerare l’ipotesi di scendere unitamente in campo proponendosi come alternativa reale ad una vecchia classe dirigente non più in grado di ragionare negli interessi dei cittadini e del territorio lucano. Giuseppe Digilio

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