DOV’E’ FINITO IL FEDERALISMO?

0

A proposito della visita del Ministro dello Sviluppo Economico in Basilicata

 

 

di Gianfranco Blasi*

 

Proverò ad utilizzare la visita del Ministro dello Sviluppo Economico, l’Onorevole Giancarlo Giorgetti, in Basilicata, in particolare a Potenza, il prossimo 22 novembre, per riproporre un tema che mi è stato sempre politicamente caro e che ritengo ancora oggi strategico per il futuro della Basilicata.

Sposterò più in là l’asticella del dibattito che mi appare davvero troppo ancorata sul quotidiano delle crisi in atto.

Lo farò anche in funzione degli attori che si ritroveranno a discutere con il ministro, da Confindustria, che organizza l’evento, con il suo presidente, Francesco Somma, alla Regione Basilicata con il governatore, Vito Bardi.

Foto Roberto Monaldo / LaPresse
27-04-2021 Roma
Politica
Senato – Comunicazioni del Presidente del Consiglio Mario Draghi sul Recovery plan
Nella foto Mario Draghi, Giancarlo Giorgetti
Photo Roberto Monaldo / LaPresse
27-04-2021 Rome (Italy)
Senate – Communications by Prime Minister Mario Draghi on the Recovery plan
In the pic Mario Draghi, Giancarlo Giorgetti

Leggo un interessante articolo di Francesco Carella su “Libero”. Una chiave di lettura sulla frenata brusca imposta al federalismo, più in generale, al decentramento dei poteri dallo stato centrale verso i territori, dovuta  al Covid e alle sue ripercussioni sociali e politiche.

Secondo Carella ci sarebbe un comune denominatore fra il brigantaggio e la pandemia da Covid. Entrambi hanno contribuito, seppure involontariamente, a bloccare il cammino del federalismo in Italia. Infatti, fu proprio l’insurrezione anti-piemontese in alcune regioni del Meridione fra il 1861 e il 1865 a fare riporre nel cassetto il progetto elaborato dal ministro Marco Minghetti incardinato sull’idea che per il giovane Regno d’Italia fosse più congeniale una forma istituzionale che tenesse in debito conto le molteplici tradizioni della Penisola. La qual cosa non è dissimile dalla richiesta, prima che il Coronavirus sconvolgesse l’agenda politica, avanzata dalla Lombardia, dal Veneto e dall’Emilia Romagna. Minghetti si rifaceva all’insegnamento di Carlo Cattaneo, il quale già nel 1848 scriveva che “ogni popolo può avere interessi da trattare in comune con altri popoli, ma vi sono interessi che può trattare egli solo, perché egli solo li sente e l’intende”. I timori di una possibile evoluzione in senso secessionista della rivolta dei briganti indusse la maggioranza parlamentare a scegliere un modello amministrativo centralizzato, ma la sconfitta dell’esponente della Destra storica non coincise con la scomparsa dell’idea che propugnava. Del resto, il dibattito se per una maggiore funzionalità dello Stato fosse preferibile una dimensione federale in luogo della centralizzazione dei poteri attraverserà l’intera storia d’Italia.

Il tema è ritornato in primo piano a partire dai primi anni ’90, per sfociare nella recente richiesta di una maggiore autonomia territoriale da parte di tre regioni del Nord, chiedendo piena applicazione al combinato disposto degli artt. 116 e 117 della Costituzione. D’altronde, del fatto che fosse opportuno che l’Italia affidasse maggiori poteri alle entità periferiche ne erano convinti personalità di indiscusso valore intellettuale come Gaetano Salvemini, Don Luigi Sturzo, Carlo Rosselli, Emilio Lussu. Essi credevano fermamente che occorresse individuare nella regione  “l’organismo più adatto per garantire l’unità politica in forza della storia, della geografia e della lingua”.

 In tal senso, si espressero in sede di Assemblea costituente sia Piero Calamandrei che il futuro capo dello Stato Luigi Einaudi. Ma non se ne fece nulla. Nondimeno, il legame fra la crisi del sistema Italia e il superamento della stessa per mezzo di una diversa articolazione centro-periferia rimase vivo, anche se sotto traccia, per alcuni decenni, fino ad imporsi di nuovo nell’agenda pubblica grazie alle iniziative della Lega. Lo stesso Giancarlo Giorgetti, protagonista di una lunga stagione parlamentare, conosce bene lo spirito della cosiddetta devoluzione introdotto in costituzione. Le Regioni possono chiedere più poteri per gestire una quota superiore di servizi, svolgendo funzioni in alcune materie concorrenti e persino in materie oggi nella disponibilità dello stato centrale. Possono farlo in questa fase storica nella quale, peraltro, le risorse del Pnrr non rendono stringente il dibattito sul federalismo. Non c’è alcun dubbio che se saranno proprio i territori a beneficiare dei maggiori interventi legati alla transizione ambientale e tecnologica.

Il tema è la ripartizione del gettito fiscale, ma anche il riconoscimento delle comunità locali, di un’area vasta, di una Regione, in relazione alla sua funzione più o meno strategica. La Basilicata concorre in maniera decisiva a determinare la ricchezza energetica dell’Italia. In più è anche una delle poche regioni italiane che trasferisce ad altre una parte non proprio marginale del suo potenziale idrico. Può la Basilicata chiedere uno status speciale in ragione di questa sua peculiarità. Può ottenere maggiori trasferimenti grazie a questo status? Sarebbe interessante capire se la Lega è ancora intenzionata a portare avanti queste battaglie uscendo dall’equivoco populista e, addirittura, sovranista in cui si è ficcata. Ed è proprio questa la  domanda che pongo al mio amico ed ex collega Giancarlo Giorgetti.

Una cartina della Grande Lucania

La Basilicata di oggi, stretta fra profonde crisi demografiche, idrogeologiche e di fragilità territoriale, con aree interne che hanno smarrito un’idea di futuro ha bisogno di una nuova chiave interpretativa che possa renderla competitiva nel sistema Mezzogiorno, in quello nazionale e mediterraneo. A Giorgetti molti chiederanno del futuro di Stellantis a Melfi. Ed è legittimo. Se pure più che lo stato, a questa domanda dovranno rispondere le politiche industriali del nuovo gruppo, le relazioni sindacali interne ed il mercato internazionale dell’automobile.

L’altra idea che invece noi restituiamo agli attori politici e sociali della regione è la macroregione, quella Grande Lucania che da sola risolverebbe tutti i problemi logistici, strategici e politici e che rimanda all’assetto istituzionale di aree omogenee culturalmente e socio economicamente.

Allo stato delle cose, la speranza è che il tema del federalismo non venga abbandonato, così come è accaduto in passato, e che venga affrontato senza ambiguità ricordando la lezione di Carlo Cattaneo secondo cui “il diritto federale, ossia il diritto dei popoli, deve avere il suo luogo accanto al diritto della nazione. Uomini frivoli contestano tutto ciò con l’argomento che si tratta del sistema delle vecchie repubblichette. Risponderemo ridendo e additando loro l’immensa America”.

*Gianfranco Blasi (scrittore e giornalista, già parlamentare)

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

Rispondi