ROSALBA PACIELLO
12 settembre 1993, Potenza. Un’adolescente, tale Elisa Claps, frequentante il liceo classico Q.O. Flacco scompare misteriosamente dopo essere andata a messa insieme ad un’amica.
17 marzo 2010, Potenza, Chiesa della Santissima Trinità. Uno scheletro viene rinvenuto nel sottotetto dell’edificio, gli esami autoptici confermano che quelli sono i resti di Elisa Claps.
24 agosto 2023, Potenza, Chiesa della Santissima Trinità, ore 8.30. Le porte della chiesa sono aperte, ma nessuno ha avvertito i potentini e la famiglia Claps.
Elencate così, queste sono tre date, che risultano consequenzialmente e logicamente collegate, ma tutti noi, comunità potentina, sappiamo che tra questi tre scogli intercorre un mare di fatti.
Io avevo l’età di Elisa quando l’hanno ritrovata, come lei frequentavo il liceo classico, e non potrò mai dimenticare quel giorno. Tornando a casa, come sempre percorrevo via Pretoria passando davanti la Trinità, tra le risate e quella spensieratezza che a 16 anni è lecito avere. Ma quel giorno fu diverso: non dimenticherò mai il gigantesco camper bianco della Rai con un’enorme antenna troneggiante sullo spiazzale antistante la chiesa. Rimasi sbalordita dalla grandezza di quell’affare, pensai ad un evento sportivo o qualcosa del genere, ma ammetto che lo stupore e la sorpresa passarono appena girato l’angolo, del resto a 16 anni hai così tante frivolezze a cui pensare.
Arrivai a casa una ventina di minuti dopo, ero con mio padre ed i miei fratelli e mi ricordo che mia mamma aprendoci la porta disse sconvolta: “Hanno trovato Elisa Claps! Alla Trinità!”.
Tutti i pezzi si ricomposero, ecco spiegata la ragione di quell’immenso aggeggio.
Oggi a distanza di anni, quando racconto questa storia, che deve essere conosciuta, alle persone di fuori ci tengo sempre a precisare questo “dettaglio” del camper ed ogni volta ho la pelle d’oca, come se ogni volta io rivivessi quella scena.
Non sprecherò ulteriori parole per raccontare tutta la storia, la si conosce già, però trovo sia giusto fermarsi e fare una riflessione usando empatia e tatto, due concetti che la dottrina cattolica ci insegna: Elisa Claps aveva 16 anni quando è scomparsa, e ne ha passati 17, più della sua stessa vita, nel sottotetto di una chiesa, sola, violentata, uccisa, soggetta al caldo, al freddo, alle intemperie, ma ricercata ovunque.
Elisa Claps era una donna, era una figlia, con sogni e speranze che le sono state rubate e questo già basta per dire tutto, ma è stata anche occultata e tenuta lontano dalla sua famiglia, ad essere protetto invece è stato chi l’ha uccisa e chi ha permesso che Elisa passasse 17 anni, più della sua stessa vita, nel sottotetto di una chiesa, sola, violentata, uccisa, soggetta al caldo, al freddo, alle intemperie, ma ricercata ovunque.
Tutta la città, o almeno una fetta di essa, quella che mi fa sperare, chiede verità, chiede che i tasselli vadano al proprio posto e chi deve pagare paghi, chiede di non dimenticare e chiede limpidezza e delicatezza che purtroppo il 24 agosto, riaprendo così di sottecchi la Trinità, non sono state usate.
Io oggi ho 30 anni, vivo lontano ed ho ancora incredibilmente fame di vita, mi fa male pensare che Elisa questa fame non potrà mai colmarla.