È TORNATA NEL FIRMAMENTO LA STELLA DEL CALCIO POTENTINO

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Giovanni Benedetto

Il ricordo di Rosito, per noi potentini, è lo stesso di  Meazza, Boniperti, Maradona o Paolo Rossi per i  tifosi di piazze più importanti della nostra.

il ricordo non dipende dalla importanza della squadra in cui si è militati  dai titoli conseguiti o dai soldi guadagnati, ma dalla profondità dei sentimenti sopravvissuti nei cuori dei tifosi.

Vincenzo Rosito è il nostro  Maradona, perché rappresenta la sublimazione del calcio o dei cent’anni di vita del Potenza Calcio.
Non è facile trovare parole  esaustive per raccontare o spiegare, agli altri, cosa ha rappresentato Rosito e quali sentimenti egli ha sollecitato in ciascun tifoso che l’ha conosciuto: dire ”GRANDE” o “ UNICO” racchiude tutto ma spiega poco.

Le statistiche, la carriera, i gol, le presenze, l’impegno e la fedeltà per la maglia e la società del Potenza Sport Club, come si chiamava negli anni 60, e l’attaccamento alla città sono i meriti di Rosito  attraverso i quali egli si è guadagnato il titolo di legenda, mito o stella del calcio potentino.

E tale rimarrà nel futuro prossimo e lontano perché il mito con le sue gesta, nel nostro caso calcistiche, si tramanda da generazioni in generazioni oralmente o per iscritto in modo perpetuo.

E questo scritto, a 53 anni dopo il suo addio a Potenza, vuole essere un frammento  di una pluralita’ di testimonianze che circoleranno sempre.

Si praticava un calcio figlio dei suoi tempi: molto diverso, meno soldi, meno tattica e tanto divertimento, genialità, improvvisazione, fantasia ; un calcio più centrato sulle individualità tecniche del singolo rispetto al gruppo e alle tattiche..

A me, ragazzino, interessava vedere le sintesi delle partite di serie B che la RAI mandava in onda intorno alle 23 del lunedì.
La domenica, gli italiani, la dedicavano al calcio giocato  negli stadi o con le orecchie attaccate alle radio a transistor per ascoltare il calcio minuto per minuto, condotto in studio per ben 27 anni dal longevo Roberto Bortoluzzi.
Potenza in quegli anni, sopratutto per un giovane calciatore che scendeva dal nord, non era una meta, una prima scelta, ma spesso un ripiego: era ( ed è) una città sperduta tra le montagne dell’appennino, lontana e con scarsi mezzi di comunicazione.

Non c’era ancora la ss basentana,  la viabilità era irregolare e tortuosa e d’inverno attraversare la salita ghiacciata di Vietri era proibitivo per tutti, e se s’incontrava un camion di traverso bisogna affidarsi a qualche Santo per rimuoverlo.

Non era facile ambientarsi e socializzare a Potenza: città di montagna,fredda, poca vita all’aperto e difficoltà di scambi culturali con l’esterno

Per i giovani calciatori la strada dell’inserimento in città era molto più facile perché bastava farsi conoscere per alcune domeniche sul campo  perché ogni tifoso esternasse   la passione per condividerla insieme alla squadra.
Anche per questo motivo moltissimi calciatori raggiungevano Potenza tristi e a malincuore e andavano via con rammarico e arricchiti  per la riconoscenza, l’ ospitalità e la generosità tipica espresse dai lucani.

La permanenza a Potenza di Vincenzo Rosito per sette stagioni  è stata un’ulteriore conferma del fatto che aveva scelto la nostra città come sua residenza.

Egli, nonostante avrebbe potuto optare per piazze più importanti e vicine alla sua Firenze, ha preferito rimanere a Potenza, da un lato per non venire meno alla “parola” data all’allora presidente ” Nino Ferri” , e dall’altro conscio di regalare domenica dopo domenica divertimento e tanta gioia ai tifosi potentini che l’amavano all’inverosimile: un grande uomo e un grande calciatore.
Quando si parla della storia del Potenza della serie B e si cita un calciatore, il primo nome che balza alla memoria del tifoso è Rosito col numero 11 e la fascia da capitano, e poi in successione Carrera, Canuti, Bercellino e Boninsegna.

Il sottoscritto che da adolescente ha vissuto e annusato l’aria che si respirava in campo e in città di quegli anni, ha la memoria scalfita da tante emozioni .
Vivevo per tutta la settimana in attesa di vederlo la domenica in campo, vari erano gli espedienti che usavo per varcare i cancelli del Viviani: insieme a mio padre, e quando non c’era, mi confondevo tra i gruppi di studenti del convitto Salvatore Rosa o quelli  dell’Enaoli, in alternativa mi toccava scavalcare il muro dietro la gradinata e quando mi andava male che mi beccavano, a malincuore, me la vedevo lontanamente da Montereale.

La mia posizione preferita era vedere la partita accanto alla rete di separazione tra l’ex pista di atletica e la gradinata, si, stavo lì, aggrappato, sia perché la gradinata era sempre stracolma e sia perché avevo l’impressione di vedere i calciatori più da vicino.
Era la migliore posizione per ammirare e godermi meglio le scorazzate del capitano Rosito lungo tutta la fascia, i suoi assist a Boninsegna e Bercellino e i gol che faceva col suo proibitivo piede sinistro.

Le mie curiosità non terminavano al 90esimo, le assecondavo col chiedere autografi ed accompagnare i miei eroi fino alle auto parcheggiate sopra via Viviani e il seminario.
Rosito andava via con la sua Giulia Alfa Romeo di colore grigia targata Pz 30000 che spesso la vedevo anche girare in città.
Ieri è andato via, senza l’Alfa Romeo grigia, forse ha preso un mezzo più veloce che lo porterà più lontano da noi comuni mortali, per raggiungere un luogo migliore: di Pace e più luminoso.

Addio piccolo grande uomo

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Sull' Autore

Giovanni Benedetto

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Fuori dal mondo produttivo, mi sento un cittadino libero e curioso, che osserva con attenzione la realtà che mi circonda. Attento al comportamento della politica e delle istituzioni e alle decisioni che esse assumono e che incidono sul nostro destino , sensibile ai fenomeni e ai cambiamenti che attengono la nostra società: comprese le virtù e le miserie che essa esprime; sempre raffrontando il presente col passato per schiarire meglio la visione del futuro.

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