EPPUR MI FOSTI MADRE
By Domenico Friolo (vers, originale )
TERRA LUCANA
INCASTONASTI A TE
COME DIAMANTE,
IL MIO PRIMO GEMITO,
E PER ME,
ESSER TUO FIGLIO,
FU CROCE PESANTE.
EPPUR
MI FOSTI MADRE.
EPPUR
RAGION DI VITA…
FOSTI
E ANCOR OGGI SEI,
FASTELLO GREVE
CHE PURTROPPO
O GRAZIA,
ANCOR MI AGGRADA
IN UN DESTINO
FATTOSI CON TE
DISSONANTE,
INCERTO,
INDEFINITO,
VAGANTE
TRA AMOR E RABBIA
CHE A MALFATICA SOPPORTO.
TERRA
AFFASCINANTE,
DELICATA
COME STELLA TREMULA…
EPPUR
DISTILLI GOCCIA A GOCCIA,
NEL MIO CUOR,
ANGOSCIA
CHE FA LO SGUARDO
ORMAI,
PRIVO DI FERVORE,
OCCHI,
CHE NON COLGONO PIÙ PROMESSE,
MA IL VOLGO:
SOPPORTA,
FIGLIO MIO.
TERRA MIA LUCANA,
CHE DISPERDI ALTROVE,
I TUOI DIAMANTI… LONTANO,
IN UNO SPLENDORE AMARO,
CHE LASCIANO
DI TE,
UNO SCRIGNO,
TRISTE, VUOTO
E UN RIMPIANTO INFINITO
NEL CUORE.
Ho chiesto a Domenico Friolo come mai si è ritrovato in Germania. Lo facevo in Africa per lavoro e a Potenza ogni volta che poteva. Poi, dopo quel famigerato 23 novembre dell’80, l’ho perso di vista , cosa normale in una città che si è disgregata e sotto l’onda della paura di una replica del sisma si è vista depauperata di tante famiglie che avevano deciso di vivere altrove. Racconta Friolo:” ero in nel l’ottanta Africa. Mi giunsero per radio notizie frammentarie, un gentile signore portoghese, mi cedette il suo biglietto aereo per Roma. Il calvario per raggiungere Potenza, via Avellino: morti affioravan
o tra le macerie e tra persone confuse e vaganti. Disperazione sulla via per Potenza, disperazione a Potenza. I miei non li trovai: chiesi, cercai, tra tende montate da soldati, nelle carrozze ferroviarie, nelle campagne… Avevo due automobili, la grande era sotto le macerie, la Bianchina non c’era.Capii che mia moglie con le mie bambine si erano allontanate, ma dove ? Il giro dei parenti e amici: chiedevo, nessuno sapeva. Poi, rintracciata la “ Bianchina” una contadina riannodò i fili e mi diede la certezza che la mia famiglia era viva. La signora che era arrivata con le due figlie era stata raggiunta dalla madre e da un giovane che li avevano portato con loro. La utilitaria era rimasta lì , sotto la sua custodia. Li rintracciati tutti, erano in una villa a Policoro, messa a disposizione da un certo Salvatore. Riportai i miei a Potenza, la mia casa non era agibile, molto danneggiata, con muri crollati, dopo aver vissuto 24 ore in una tenda militare con loro, decidemmo di cambiare aria, lasciammo Potenza per la Germania. Ero andato in Africa per guadagnare soldi in fretta, grazie alla mia specializzazione. Soldi che servivano per mia figlia ammalata. A Potenza era stata dichiarata morta, volevo portarla all’estero. Il terremoto decise per me e fu un altro miracolo.Trovai la casa già pronta, e la possibilità di curare mia figlia. La cura., sperimentale, durò cinque anni, mia figlia guarì, e fu così che scegliemmo la Germania come seconda patria . Ed ecco nelle fredde serate tedesche, la noia di una lingua incomprensibile che giungeva dal televisore, costringermi a scrivere qualcosa , a disegnare, o a leggere la Bibbia. Scrivevo poesie che cestinavo, poi mi accorsi che le parole di queste poesie, descrivevano uno stato, riflettevano allo specchio la mia immagine scombussolata. Una di queste la conservai, mai avrei immaginato che dopo molti anni, avrebbe fatto parte di una antologia poetica. Eccovela: EPPUR MI FOSTI MADRE. Dedicata alla mia terra, a coloro che per forza maggiore sono stati costretti a lasciarla, Con risvolti travolgenti in cui lo struggersi dentro ed il sorriso fuori sono andati avanti come onde prima di placarsi in una definitiva scelta di vita.