Arrivo sulla mia scalinata, sistemo i miei libri e i quadernetti sul banchetto, nascondo il cellophane, mi siedo e mi guardo attorno, una giornata favolosa, mi godo la sensazione di essere immerso in questo chiaro scuro di ombra e raggi di sole tra gli alberi antichi della Grancia.
Filomena è già in posizione, col bastone nella mano destra e lo sguardo accigliato verso la strada e la Cartomante arranca lungo le scale verso la sua posizione portandosi dietro sgabello, tovaglia, carte e le immancabili sigarette, io mi godo la sensazione di tranquillità, u’ Munaciedd’ è già lontano dalla mia vista e me ne spiace, delle sue gesta mi arrivano solo i racconti divertiti che mi fa Carlotta e i commenti di qualche visitatore, mi manca la possibilità di vederlo all’opera, magari chissà cercherò di risalire uno di questi giorni e sbirciare da lontano senza farmi vedere.
Sono lì seduto all’ombra a rimurginare quando mi si parano davanti: Lui occhio un po’ curioso e faccia divertita, Lei dallo sguardo tranquillo e, con loro 4 o 5 ragazzini, sono l’avanguardia di un gruppo di ospiti pugliesi, li riconosco dalla maniera con cui pronunciano poeta.
–Mo’ e qua sta il Poeta! Mhè sendiamo un bò!–
E mi si fanno attorno. Naturalmente comincio la mia sceneggiata, poeti di campagna, poeti di città, poeti irriverenti, innamorati, giochicchio un po’ con i due signori, poi chiedo ad una ragazzina dai capelli neri e dagli occhioni un po’ languidi: – Allora? Che dici, la recitiamo una bella poesia d’amore?– Lei non dice nulla, annuisce rapidamente con la testa e poi mi sussurra un si sottovoce e mi guarda aspettando che io reciti. Inizio, la poesia non è lunghissima ma neanche si esaurisce in poche battute, la ragazzina piano volge lo sguardo verso un ragazzotto con i capelli a spazzola e la maglia tutta colorata che mi guarda anche Lui con occhi vivi, alla parola Amore, buttata lì tra un verso ed un altro, lei lo guarda con occhi languidi che in un momento di riempiono di lacrimoni, poi distoglie lo sguardo e fa finta di sorridermi mentre due strisce salate le si disegnano in volto e il suo colorito assume il tono rosso di un peperone di Senise. Finiscono le rime e li vedo sfilare via, il ragazzotto con un’andatura un po’ dinoccolata e la ragazzina, leggera, leggermente discosta da lui ma mai troppo, una piccola Ofelia evanescente dietro ad un Amleto troppo giovane e distratto per accorgersi di Lei.
I visitatori della Grancia sono vari e diversi, vari per provenienza, vari per carattere, cultura, aspetto, ciò nonostante vi sono alcune tipologie che comincio a riconoscere e vi parlerò di quelle:
La signora bbona (mi raccomando va letto rigorosamente pronunciando la o chiusa!)
Il timoroso
Lo sfacciato
Lo strafottente
La comitiva pugliese.
La signora Bbona, indossa pantaloni aderenti e ha sempre le tette grosse ostentate in reggiseni sportivi che sostengono e ostentano, la ventra, ops pardon la pancia è mobile, tirata in dentro quando la Signora Bbona è osservata un po’ prominente quando commenta e ridacchia con le amiche. La signora Bbona gli occhiali da sole non li toglie mai, se anche tu e reciti un verso delicato o appassionato, Lei che pur vibra spesso dall’emozione, gli occhiali non li toglie, per la Signora Bbona gli occhiali da sole sono come il Denim per gli uomini, danno carattere. La Signora Bbona, Lei, è di quelle che ….non chiedono mai!
Il timoroso è un tipo veramente simpatico, lo confesso è quello che preferisco, quello che più somiglia a me stesso prima che “la malattia” mi cambiasse trasformandomi nel cialtrone cretino che spesso ostento di essere non senza soddisfazione. Lui mi scruta dalle scale, dopo essere stato praticamente brutalizzato da Filomena la briganta che gli ha gridato addosso tutta la sua rabbia, osserva quel signore pelato, un po’ sorridente che lo guarda rassicurante dal basso e si avvicina con circospezione, legge il cartello “Il Poeta” e, dopo l’irruenza di Filomena sembra quasi tirare un sospiro di sollievo. Ma la Poesia è cosa capace di turbare, scende le scale in maniera incerta, a momenti si accosta al margine opposto della stradina a momenti si accosta al mio lato, il contatto visivo è altalenante, fuga e contatto si alternano rapidamente finché, quando è a tiro, succede che…… – Buongiorno!– Al mio saluto segue un’immediata presa di telefono e la pantomima di una finta telefonata, un accelerazione di passo e una fuga in avanti- Talvolta, ma più di rado, il timoroso approfitta del capannello di altri visitatori che mi sono attorno per ascoltare le poesie per sentire anche Lui, senza dare nell’occhio. Il più delle volte se il mio sguardo si posa su di Lui la reazione è istantanea, un sorriso timido e subito dopo telefono, –Pronto? Chi Parla? – E viaaaaaa, verso la salvezza.
Lo sfacciato dopo aver affrontato senza timore l’irruenza della Brigantessa volge lo sguardo verso di me con un misto di commiserazione e di supponenza, scende con il sorriso sardonico sul viso, talvolta ammicca agli amici lanciando il messaggio –Mo ci divertiamo– e mi raggiunge con passo rapido e deciso da maschio alfa. In assenza di bambini gli servo subito un uno due di “Cunfessione ‘e Taniello” e di “Per albo” tratti dall’Inferno della Poesia Napoletana che lo tramortiscono e lo meravigliano, quasi sempre, dopo, il maschio alfa comincia a dimenare la coda e fare urletti di compiacimento.
In presenza di bambini devo giocarmela in maniera più psicologica, l’attacco non può essere quello brutale giocato sulla crudezza delle poesie “infernali” del grande Ferdinando Russo e allora mi affido alla poesia d’amore o alla tristezza del grande Don Albino. Lo sfacciato illanguidisce, il tormento dei calanchi e il funerale del bambino ha su di lui un effetto anestetizzante, si intristisce, commenta languido e alla fine va oltre triste e riflessivo.
Una varietà di sfacciato più difficile da trattare è lo strafottente, quello che si ferma perché la moglie o la figlia lo costringono, che vorrebbe telefonare, andare a vedere qualche altra cosa, che si “rombe u cazze” e non fa nulla per celarlo. Quello che mentre tu descrivi “volute di argille grigie e saponose” sussurra sotto voce, e neanche tanto all’amico, –Mhè Nico’ ma tu la vuoi una bella birra fresca– oppure –Oh e il bagno sta?, ricevendone in cambio il più delle volte uno shhhhhhh! Irato dalla moglie che, viceversa, con aria sognante si bea dei versi declamati nel bosco.
La comitiva pugliese è straordinaria, in ordine i ragazzini, il babbo, la mamma, la nonna, le amiche della mamma, le amiche della nonna.
Si fermano: Mhe! Che do’ sta il Poeta. Fai sentire una poesia a la Nonna!
Subito dopo tutti i maschi si sfilano con movimento coordinato che neanche la X Legione, e marciano a ranghi ristretti verso l’area di mescita di vino e birra e le donne, meravigliose, si dispongono a circolo guardando te, Il Poeta, in attesa di un momento di romanticismo.
E io me la godo, mi diverto da matti perché la trasformazione delle espressioni sui volti delle signore è un catalogo da sfogliare. C’è la nostalgica, la dura, l’eccitata, la meravigliata e, ciò che è più bello, è il fatto che quasi sempre queste tipologie di espressione si alternano sul viso di ciascuna delle visitatrici a seconda del momento.
La migliore è la nonna, che mi ascolta con sguardo curioso poi, guarda il viso sognate della nuora che mi guarda con occhioni da bambi mentre recito una poesia d’amore, gli rifila una gomitata nel costato e sussurra sottovoce:
– Iangela! Sciame da Michele…..La poesia……la poesia! Sorte de sfacciata! Sciame!
Mi pare evidente che “Iangela” qualche precedente ce l’ha, la conferma mi viene da altre due signore anziane, che si guardano e, sottovoce, si sussurrano:
-La si’ vista? Fasce bune la suocera che la marca stretta!
-Eh si, povero Michele! Sorte de zocc’le!
Sabato si replica, poi vi racconto…..