MAJKEN LA SIRENA

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ida leonedi IDA LEONE

Era successo al tramonto. Quando l’orizzonte diventa una lunga striscia rossa e il mare inghiotte il sole con un piccolo pluf! di rimpianto. Quando il vento cala, e il mare diventa piatto e liscio come olio. Era quello il momento nel quale, ogni sera, Majken la sirena emergeva dagli abissi. Guardava le ombre allungarsi, il mare diventare nero velluto, le luci accendersi sulla terraferma. La sua coda di squame argentate scivolava silenziosa sulla superficie liscia dell’acqua, i suoi lunghi folti capelli biondi intrecciati di alghe e i grandi occhi azzurro pervinca brillavano alla luna.

Era sempre sola, quando emergeva. Ma non quella sera. Quando emerse, cauta come sempre, ebbe la sorpresa di trovarsi a pochi metri da una barca. E sulla barca, un giovane che la guardava sorridendo. Doveva averla vista, aver studiato i suoi orari e le sue posizioni, per trovarsi lí. Lei si stupí moltissimo, poi, ammaliata da quel sorriso, pinneggió lentamente fino alla barca, e si aggrappó con tutte e due le mani al bordo. Lui si sporse, le accarezzó una guancia, poi le prese il volto fra le mani e sporgendosi ancora la bació. A lungo, dolcemente.

Da quella sera Majken la sirena non ebbe piú pace. Innamorata persa, riemergeva tutte le sere, nello stesso punto, per cercare quel giovane che l’aveva baciata. Incurante delle occhiatacce prima e delle suppliche poi del suo amico Arvid il tritone, che la conosceva da quando erano due pesciolini senza squame, e che sognava di farne la regina del Mediterraneo. La sua regina. “Cosa speri di ottenere? É un umano! Non ci puó essere niente tra voi! Majken! Torna in te, ti prego!”

Una sera, Majken la sirena, nella sua consueta ansiosa riemersione serale (ma ormai riemergeva a tutte le ore, disperata) rivide la barca. Pinneggió felice ed incredula fino ad essa, si aggrappó al bordo… e li vide. Lui e una donna, bruna e tonda, che si baciavano al chiaro di luna.

Si lasció ricadere in mare e sprofondó negli abissi, desiderando di morire. Pianse tutta la notte, mischiando lacrime e acqua di mare. E ad ogni lacrima, fioriva un anemone di mare, un’ostrica sputava una perla, una stellina di luce si accendeva sul fondo sabbioso.  Majken la sirena riemerse all’alba, gli occhioni azzurri gonfi e arrossati, e cantó, con la sua melodiosa incantevole voce, cantó il suo amore e il suo dolore.

  • Avrei messo il mio mondo ai tuoi piedi
  • fatto di te il re del mio mare 
  • con me saresti stato immortale
  • ti avrei insegnato a non affogare”

Il canto voló sulla superficie del mare, attraversò le pianure, passó gole e montagne, giunse agli uomini sulla terra. Quando lo ascoltavano, a tutti spuntava una lacrima, sbocciava in petto una strana nostalgia: la tristezza di ció che avrebbe potuto essere e non era stato. La desolazione si impadroní della terra degli uomini, e nessuno fu mai piú veramente felce.

Ma Majken, quel canto, non lo sentiva piú. Con le sue lacrime, e con il melodioso suono della sua voce, aveva cancellato il suo dolore, e reso il suo mondo degli abissi piú bello.

Mentre sulla terra gli uomini sospiravano, infelici, lei pinneggiava contenta, per mano ad Arvid, verso il suo futuro di regina del mare.

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Sull' Autore

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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