EUROPEE, I NAZIONALISTI PRENOTANO LA COMMISSIONE 2024

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Marco Di Geronimo

Alle elezioni europee di maggio c’è il rischio che i nazionalisti facciano un risultato senza precedenti. In tutto il continente, i partiti reazionari si stanno rinforzando. E quel che è peggio, non è da escludere che in futuro entrino nella maggioranza al Parlamento europeo.

L’estremo successo che l’ultradestra sta mietendo è simile in tutta Europa. Emergono leader nuovi, pronti a modificare radicalmente lo status quo. Di fronte all’avanzata di questi nuovi nuclei, i partiti tradizionali sono in difficoltà. La strategia politica degli ultimi cinque anni si è rivelata errata in tutto il Continente. È finita l’epoca delle grandi coalizioni.

A fare le spese dei connubi tra centrodestra e centrosinistra sono stati soprattutto i partiti socialisti. In Francia il PS di Hollande è stato spazzato via. Aveva la maggioranza all’Assemblea nazionale, certo. Ma prima delle presidenziali, si è accordato con i neogollisti di Sarkozy per spartirsi i ballottaggi alle regionali. Invece in Germania è stata l’SPD a subire una disfatta inaspettata. Al punto che Schulz voleva rimanere all’opposizione.

Il logorio del centrosinistra però ha alimentato un fenomeno inverso rispetto a quello che si registra nel centrodestra. Difatti in Francia, Germania, Italia e perfino Spagna non si può ignorare la grande emorragia di voti che patiscono i partiti conservatori. Republicains, CDU, Forza Italia e PP hanno perso terreno a favore di RN (Le Pen), AfD, Lega e Vox. L’elettorato moderato si radicalizza e diventa reazionario.

Invece i partiti socialisti hanno alimentato i neoliberali. Negli stessi Paesi di cui sopra, sono stati la fortuna di En Marche, Die Grünen (sì anche loro), 5Stelle e Ciudadanos. I progressisti diventano liberisti. E casomai il Governo gialloverde non fosse già un evidente esempio delle conseguenze, è il caso andaluso che ci aiuta. E ci spiega come mai, tra qualche anno, non andrebbe escluso un asse Orban-Juncker.

L’Andalusia era andata alle urne qualche settimana fa. E aveva regalato all’Europa l’ennesima doccia fredda: dal nulla, un nuovo partito di destra era apparso sulla scena. Vox, i neofranchisti, conquistava l’accesso al Consiglio regionale col 10% dei consensi. Per la prima volta la Comunità autonoma non aveva una maggioranza socialista al potere. E di pochi giorni fa è la notizia che si è perfezionata l’intesa. Il Governo regionale sarà guidato da Manuel Moreno (Partito popolare) e alla presidenza del Consiglio regionale andrà Marta Bosquet di Ciudadanos. Terzi incomodi i neofranchisti, che entrano nella Giunta andalusa.

È vero che Vox rappresenta un caso particolare. I neofranchisti sono un partito fortemente liberista e con un’impronta identitaria molto più decisa dei confratelli europei. Miguel Urbàn, per Jacobin, li ha paragonati a Bolsonaro. La loro fede liberista rende molto più semplice la cooperazione con il PP e C’s, che hanno una forte caratterizzazione economica à la Friedman.

Ma in assenza di una reazione del centrosinistra europeo, nel continente si sta realizzando una saldatura tra il nuovo centro e la nuova destra. Mediata dai tradizionali partiti popolari. Non è un caso che in Austria il cancelliere federale sia il giovane e radicale Sebastian Kurz. Che è leader, appunto, del Partito Popolare Austriaco (ÖVP), al governo col reazionario Partito della libertà (FPÖ). E difatti tra le manovre di Kurz ce n’è una che ha un sapore tanto liberista da evocare le lotte operaie dell’Ottocento. Ovvero la giornata lavorativa a 12 ore.

Simile anche la legge sulla schiavitù avanzata da Viktor Orban in Ungheria. Il premier ungherese propone che i datori di lavoro possano imporre ai propri lavoratori fino a 400 ore di straordinario l’anno. E la retribuzione potrebbe essere pagata anche tre anni dopo. Sempre che il lavoratore non perda il posto prima. Inutile dire che al momento in Ungheria le proteste di piazza dilagano.

Non crediate che le proposte dei neoliberali siano molto diverse. Senza evocare l’abolizione dell’articolo 18 di Renzi e il trionfo del precariato col Jobs Act, basta ricordare che Emmanuel Macron ha sostanzialmente smantellato il potere contrattuale dei sindacati. Liberalizzando i contratti a termine e la contrattazione aziendale, limitando le tutele in caso di licenziamento. Anche Hollande aveva tagliato i salari degli straordinari e aumentato l’orario di lavoro. Il risultato? In questi giorni la Francia è dilaniata dalla rivolta permanente dei gilet jaunes.

Insomma, esiste una comunanza di intenti che parte dalla destra-destra e arriva fino all’estremo centro. Ma c’è un ma. Le prossime elezioni di maggio probabilmente registreranno un’avanzata dei partiti reazionari. E anche dei partiti liberali. Però è difficile che gli equilibri a Bruxelles cambino totalmente. È più semplice (considerate le attuali proiezioni) che si restringa la maggioranza popolari-socialisti-liberali. Anche perché i gruppi reazionari e populisti sono largamente frammentati a livello europeo, divisi tra ECR ed ENF.

Insomma, il Parlamento europeo potrebbe inaugurare una fase simile a quella appena conclusa da parecchi Parlamenti nazionali. Frammentazione, grande coalizione come unica alternativa ai populisti, crescita inarrestabile delle destre. Questa strada esacerberà ancor di più il clima. Guardando a cosa sta succedendo in questi mesi, non è da escludere che nel 2024 il Partito popolare europeo non decida di guidare la Commissione non più con i socialisti, ma con liberali e nazionalisti…

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E; per Onda Lucana (https://ondalucana.com/); e infine per Leukòs (https://leukos.home.blog/). In passato ho scritto anche per ItalianWheels.

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