La Ferrari l’ha fatta grossa. La FIA ha dichiarato che Sebastian Vettel sarà processato il 3 luglio per la manovra che ha commesso ai danni di Lewis Hamilton. Un incidente che ha mandato in escandescenza tutto il mondo della F1 e non solo. Ma cos’è successo, esattamente? Riavvolgiamo il nastro assieme.
GP dell’Azerbaijan, a Baku. In testa a tutti, in regime di safety car, conduce Lewis Hamiton sulla Mercedes numero 44. Dietro di lui, dopo una prima fase di gara molto movimentata, c’è Sebastian Vettel su Ferrari numero 5. La macchina di sicurezza si sfila da davanti al gruppo: la ripartenza avverrà a momenti. Lewis Hamilton è incaricato di dettare il passo. Alla curva 15 l’inglese rallenta più di quanto il tedesco si aspetti e il ferrarista lo sfiora e danneggia l’ala anteriore.
La circostanza manda Vettel in bestia. Il pilota della Ferrari decide, in preda all’ira, di affiancare il tre volte campione del mondo britannico e gli fa segno rabbiosamente. Poi la SF70H scarta a destra e dà una sportellata alla W08 Hybrid del tedesco, che è costretta a spostarsi.
Un comportamento del genere ha ricevuto una penalità tremenda, in disuso da tempo: lo Stop & Go. La direzione di gara ha atteso un bel po’ per irrogare la sanzione, al punto che le posizioni sono rimaste immutate finché Hamilton non è stato costretto a rientrare ai box per fissare meglio le protezioni alla testa della sua vettura. Che si erano svitate pericolosamente.
In altre circostanze, l’ordine della sosta di sicurezza sarebbe arrivato da Charlie Whiting in persona. Ma in Mercedes hanno fatto uscire i meccanici più e più volte in pit-lane, facendo credere ai giudici che la macchina sarebbe rientrata da un momento all’altro, sperando che il problema non fosse tanto grave e che Lewis sarebbe riuscito a risolverlo da sé. Quando la situazione si è però fatta irrisolvibile, hanno richiamato subito il #44.
In quel momento Whiting ha deciso di sanzionare Vettel con uno stop & go e 3 punti di penalità sulla patente di guida F1 (la superlicenza). Una decisione che ha sfilato la vittoria alla Ferrari (e infatti tra i due litiganti ha goduto Daniel Ricciardo su Red Bull): sacrosanta secondo la maggioranza di tifosi, appassionati ed esperti, ma che ha alimentato anche le voci secondo cui la giuria ha voluto usarla soltanto per impedire a Vettel di vincere, una volta che è stato chiaro che Hamilton non avrebbe potuto rimontare.
A dire il vero, il pomo della discordia è stato un altro. E cioè che Hamilton non ha ricevuto alcuna penalità. Vettel sostiene che l’inglese gli abbia frenato in faccia, deliberatamente, allo scopo di farsi centrare. Hamilton lo nega e la telemetria sembra escludere che l’azione sia stata tanto sporca da meritare una sanzione. Va d’altronde detto che Verstappen, tempo addietro, aveva dichiarato di aver fatto un’azione del genere apposta e non era stato sanzionato.
Vettel invece ha colpito apposta Hamilton. Fallo di reazione, e pericolosissimo (non in quel momento, a bassa velocità, ma avrebbe costituito un precedente rischioso non penalizzare il tedesco). I giudici non hanno potuto ignorarlo. Il tedesco ha provato a difendersi dicendo che la macchina gli è sfuggita mentre gesticolava, ma la spiegazione sembra tutt’altro che convincente.
La Federazione ha inoltre richiamato il tedesco per processarlo ufficialmente a Parigi. A Maranello sono su tutte le furie, sia per il comportamento infantile di Vettel sia perché la situazione è ai limiti dell’assurdo e si rischia di raggiungere penalità spropositate rispetto al rivale Hamilton, sul quale dovrebbe gravare almeno un concorso di colpa (anche a detta di chi scrive).
Parigi potrebbe stabilire pene ancora maggiori per il quattro volte campione del mondo. Con 9 punti penalità sul massimo di 12 cumulabili, Vettel trema al pensiero che i giudici possano aggiungergliene altri tre e costringerlo a saltare la tappa al Red Bull Ring. Come quella riga «ogni decisione sarà presa in tempo per il GP d’Austria» fa pensare. In quel caso sarebbe un regalo gigantesco all’inglese, che avrebbe l’occasione di ribaltare la classifica piloti.
Ma quello che lascia davvero l’amaro in bocca sono le dichiarazioni di entrambi. Nessuno dei due sembra in grado di ammettere l’assurdità della situazione. Vettel non ha espresso il minimo moto di scuse, e Hamilton ha addirittura rincarato la dose accusandolo di essere infantile e sfidandolo, tra le righe, a picchiarlo da uomo a uomo. Maurizio Arrivabene ha lasciato un commento al fiele sulla vicenda («Nel dubbio, si dà torto alla Ferrari» – filosofia giudiziaria in voga da decenni a Place de la Concorde, sede FIA). A gettare acqua sul fuoco ci prova Toto Wolff («Non credo che la mossa di Vettel fosse premeditata»), ma poco funziona, visto che Niki Lauda risponde dicendo che: «prima o poi, Lewis darà un pugno in faccia a Vettel». Ma molti ex-piloti F1 si schierano con il tedesco.
La speranza è che in futuro entrambi i corridori raffreddino gli animi e provino a comportarsi più diligentemente. Fa davvero schifo sentire dichiarazioni così aggressive e irrispettose gli uni nei confronti degli altri (specie Hamilton, che si incensa di innocenza ed eccellenza, nonostante il fatto che il trucchetto sporco l’abbia fatto anche lui). Una Formula 1 così bellicosa e dall’immagine tanto sporca non è lo sport che tutti vorremmo vedere.
