LA CITTÀ DI POTENZA: CAPOLUOGO MERIDIONALE CON UN DIALETTO SETTENTRIONALE

1

INTRODUZIONE

Si apre a partire da questo numero la promessa rubrica sui dialetti lucani curata dai miei allievi che collaborano al Progetto A.L.Ba. La maggior parte di loro ha conseguito o sta conseguendo il titolo di dottore di ricerca, titolo che si ottiene alla fine di tre anni di alta formazione universitaria post-laurea. Tutti hanno quindi seguito un percorso di specializzazione dialettologica e saranno ci si augura coloro che grazie alla prosecuzione del Progetto A.L.Ba. getteranno nuova luce sui dialetti della Basilicata continuando il lavoro intrapreso ormai 11 anni fa e che ha portato ad oggi a scoperte tali da consentire la ricostruzione di fenomeni e storie delle lingue e delle genti lucane.

Come potrete notare, accanto alla trascrizione fonetica scientifica (quella posta tra parentesi), le parole dialettali riportate nei contributi di seguito sono trascritte secondo le norme convenzionali dell’Alfabeto dei Dialetti Lucani (da ora sempre ADL) che è uno degli strumenti che abbiamo pensato di dare alla comunità all’interno del lavoro di salvaguardia che stiamo portando avanti. Infatti è noto che una lingua che non è trasmessa solo oralmente, ma ha anche una sua codifica scritta tende ad essere più resistente.

Pertanto ogni volta sarà riportato  l’elenco completo dei fonemi che presenta il dialetto lucano trattato e la loro trascrizione in ADL. Si inizia questa volta con il dialetto di Potenza.

I giovani che vi faranno compagnia con questa rubrica, da ora in poi ogni quindici giorni, tratteranno volta volta un diverso dialetto in senso trasversale, ossia sempre partendo dalla lingua, ma offrendo anche altre informazioni che riterranno interessanti per la completezza del quadro.

Non mi resta quindi che augurare buon lavoro ai giovani studiosi e buon “divertimento culturale” a tutti voi che vorrete leggerli.

Patrizia Del Puente

 

LA CITTÀ DI POTENZA: CAPOLUOGO MERIDIONALE CON UN DIALETTO SETTENTRIONALE

  1. Il dialetto di Potenza

‘’Il viaggiatore che in uno scompartimento di III classe nel tragitto da Napoli a Taranto presti attenzione alla conversazione dei contadini che salgono ad ogni stazione, si renderà subito conto che nel primo tratto, se si trascurano variazioni nell’intonazione e differenze locali minime, la base linguistica è sorprendentemente unitaria. Ma subito dopo la profonda valle del Platano, dalla stazione di Picerno in poi il quadro cambia. Improvvisamente arrivano all’orecchio del viaggiatore forme foniche che non si adattano assolutamente alla situazione osservata  fino a quel momento … E così si continua anche dopo che il treno ha superato le stazioni di Tito e Potenza. Soltanto a partire da Trivigno queste caratteristiche scompaiono, e mentre il treno tra le brulle e selvagge montagne della valle del Basento si dirige  verso il golfo di Taranto ricompare improvvisamente la situazione linguistica che, appena due ore prima, era scomparsa così improvvisamente e in modo così inspiegabile…”.

Queste le parole con le quali il grande studioso tedesco Gerard Rohlfs negli anni ’30 del ‘900 annunciava la scoperta di alcune parlate di origine settentrionale in Basilicata, tra le quali anche il capoluogo di regione Potenza, denominandole “dialetti galloitalici di Basilicata”. Le colonie galloitaliche attestate dall’A.L.Ba., come specificato dalla prof.ssa Del Puente nell’articolo introduttivo, sono: Pietragalla (26), Vaglio Basilicata (35), Picerno (37), Potenza (38), Tito (44), Albano di Lucania (45), Pignola (48), Trecchina (124). Le ipotesi sul motivo della presenza di genti del Nord Italia in Basilicata sono molteplici e affascinanti anche se nessuna è stata dimostrata. Il dato di fatto è che Potenza presenta fenomeni tipici dei dialetti liguro-piemontesi:

Lenizione: si tratta dell’indebolimento delle occlusive sorde intervocaliche. La -P-, la -C- e la -T- latine, tendono a diventare rispettivamente -v-;-ɣ-;-r-, quando si trovano tra due vocali, arrivando a volte fino al dileguo. Il suono indicato con -ɣ- è simile a una sorta di -g- aspirata e non trova corrispondenti nella lingua italiana, per questo motivo risulta in perdita nel patrimonio linguistico di Potenza. Possiamo indicare alcuni esempi di parole che subiscono lenizione nel dialetto di Potenza:  savé [sa’ve]sapere’; sova [‘sova] ‘sopra’; fwo(g)ë [‘fwoɣə] ‘fuoco’; névë(g)a [‘nevəɣa] ‘nevica’; savirë [sa’virə] ‘sapete’; vëstirë [vəs’tirə] ‘vestito’.

Pronuncia apocopata del verbo al participio passato: questo tratto che una volta era distintivo oggi risulta in perdita: fënù [fə’nu] ‘finito’; giù [dʒu] ‘andato’; vënù [və’nu] ‘venuto’; tërà [tə’ra] ‘tirato’.

Dittonghi settentrionali: il dialetto di Potenza produce dittonghi in condizioni fonetiche specifiche che non corrispondono a quelle che li producono nei dialetti meridionali presenti nella maggior parte dei paesi lucani. Nella parlata potentina il dittongo è causato dalla presenza dopo vocale breve di: -r-;-v-;-l-;-ɲ-;-ʃ-;-ʎ-;-ɣ-;-kj- cuórë [‘kworə] (cuore); uóvë [‘wovə] ‘uovo’; tiégnë [‘tjeɲ:ə] ‘tengo’; cuóšë [‘kwoʃə] ‘cuocere’; vuóglië [‘vwoʎ:ə] ‘voglio’; fuó(g)ë [‘fwoɣə] ‘fuoco’; uócchië [‘wok:jə] ‘occhio’. Si registrano però alcune eccezioni, mòrtë [‘mɔrtə] ‘morto’.

L > d ad inizio parola: la parlata di Potenza fa registrare l’esito d- per la l- ad inizio di parola: dégna [‘deɲ:a ] ‘legna’; déngua [‘dengwa] ‘lingua’;d’acqua [dí’ak:wa] ‘l’acqua’.

Anteposizione del possessivo con i nomi di parentela: al contrario dei dialetti meridionali, a Potenza il possessivo è anteposto con i nomi di parentela. È questo sicuramente il tratto golloitalico meglio conservato nel dialetto potentino, sia per una questione identitaria, sia per una vicinanza alla lingua italiana: mi mamma [mi ‘mam:a]‘mia mamma’; mi sirë [mi ‘sirə]‘mio padre’; mi frà [mi fra]‘mio fratello’; mi suóra [mi ‘swora]‘mia sorella’.

La città di Potenza è il capoluogo della regione Basilicata. Il peso politico, è stato negli anni motivo di orgoglio ma ha rappresentato la causa maggiore del cambiamento del suo idioma. Onore e onere dunque, il titolo di capoluogo, arrivato per decreto napoleonico l’8 Agosto del 1806, ha avviato una trasformazione della città nel suo insieme. Quello che era un paese di grandi dimensioni, contava circa 20.000 abitanti, vedeva assegnarsi importanti funzioni cittadine. Arrivarono a Potenza, funzionari pubblici, collaboratori del governo centrale, che andarono a comporre l’apparato politico istituzionale incaricato di governare l’allora Provincia di Basilicata. Costoro si insediarono e trovarono posto in città con le loro famiglie. Potenza dovette modificare la propria vocazione di centro agricolo arroccato all’interno delle mura riadattando i suoi spazi, aprendo le porte dei torrioni a guardia della Pretoria e tendendo la mano ad un’intera provincia che aveva bisogno di guardare al futuro, per svilupparsi ed emergere. La città assurgeva, in maniera improvvisa, al difficile compito di guida della Provincia di Basilicata, attirando la presenza giornaliera e stabile di uomini e donne provenienti da ogni angolo della regione. Le persone, si sa, portano con loro il proprio bagaglio culturale e linguistico, proprio come si ritiene abbiano fatto gli abitanti potentini. I potentini hanno mantenuto molto della loro originaria cultura e lingua, una lingua che ha una storia particolarissima, e che merita di essere salvaguardata. In una città dove le radici sono state messe a rischio dai fattori storico-sociali appena illustrati, spetta ai cittadini mantenere in vita la propria cultura. Milan Kundera nella sua opera Il libro del riso e dell’oblio, scriveva: «Per distruggere un popolo, basta bruciarne i libri, cancellarne le tradizioni e le memorie». Per Potenza la lingua rappresenta la memoria più antica di un passato storico sorprendente e particolare, un passato dove si viveva di cambiamenti, dove si emigrava da Nord verso Sud, dove la semplicità era l’ingrediente magico, un passato dove l’integrazione non era un problema di stato, non lasciamo che venga dimenticato.

Uno dei fenomeni che caratterizza le colonie galloitaliche, l’esito in dentale /d/ della laterale /l/ in principio di parola, è registrata nella carta 13 della II sezione del I volume dell’Atlante Linguistico della Basilicata (A.L.Ba.) ‘La lingua’.

Per Potenza, punto di rilievo (pdr) 38, si registra dunque la forma déngua [ˈdeɳgwa] ‘lingua’.

A Tito (pdr 34), Pignola (pdr 48) e Vaglio (pdr 35) si registra l’esito con la dentale retroflessa ottenuto flettendo la lingua verso il palato: ḍéngua [ˈɖeɳgwa] ‘lingua’.

A Picerno (pdr 37) l’esito in dentale subisce un’ulteriore evoluzione in /r/. Si registra la forma: réngua [ˈreɳgwa] ‘lingua’ a causa dell’interferenza con i dialetti meridionali che presentano spesso il rotacismo di /d/.

In relazione a questa carta le colonie galloitaliche di Albano di Lucania (pdr 45), Pietragalla (pdr 26) Trecchina (pdr 124) non registrano l’esito atteso in dentale /d/ ma la conservazione della laterale /l/ etimologica: léngua [ˈleɳgwa] ‘lingua’.

la seconda parte sul dialetto potentino sarà pubblicata domenica . Per i cultori del dialetto e per quelli che vogliono approfondire gli autori hanno allegato un file PPT dell’Alfabeto dei Dialetti Lucani_Potenza, utilizzato per la trascrizione dei termini dialettali,

Scarica da qui il file di Power Point originale: dialettando

Curatori:

  1. Il dialetto di Potenza (Potito Paccione)
  2. Uno sguardo all’A.L.Ba. (Giovanna Memoli)
  3. San Gerardo tra iaccara e uarëniéddë (Potito Paccione)
  4. Testimonianze scritte del dialetto di Potenza (Francesco Villone)

File interattivo dell’Alfabeto dei Dialetti Lucani _Potenza (Anna Maria Tesoro)

Passaggioasud,talenti lucani ringrazia sentitamente la prof.ssa Patrizia del Puente per questo lavoro speciale di divulgazione sui social dei dialetti lucani, un argomento molto caro alla popolazione e che è stato accolto , sin dalla sua presentazione come una iniziativa di grande ed entusiastica condivisione. Quando parliamo di una Università che deve portare per mano questa comunità regionale, dimostrandosi aperta e rigorosa sulle tematiche che la vedono coinvolta , ma anche capace di divulgare in forma moderna il suo sapere, non possiamo che portare ad esempio quello la prof. ssa  Del Puente ha pensato e progettato. rocco rosa

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

1 commento

  1. Pingback: LA CITTÀ DI POTENZA: CAPOLUOGO MERIDIONALE CON UN DIALETTO SETTENTRIONALE (2) - Talenti Lucani - Passaggio a Sud

Rispondi