La vera domanda è: la Ferrari è competitiva o no? E questo i test di questa settimana non possono dircelo perché i dati – ormai lo sappiamo – non sono indicativi. Ma non sono nemmeno carta straccia. E quindi perché non azzardare un’analisi e provare a fare due più due?
Scioriniamo un po’ di dati che emergono dalla pista di Montmelò. La Ferrari chiude la prima batteria di quattro giorni di collaudi con 468 giri all’attivo (267 per Sebastian Vettel, 201 per Kimi Raikkonen), che equivalgono a 2.178 e rotti chilometri. Un punto a favore per la scuderia del Cavallino, seconda solo alla Mercedes in termini di distanza percorsa (che ha un vantaggio di circa 400km). Possiamo quindi essere ottimisti sull’affidabilità della Rossa: la SF70H sembra subire meno i problemi da cui era afflitta la precedente SF16H.
Ma il dato è ancora più confortante se pensiamo al fatto che la Haas, scuderia americana che è dotata della Power Unit Ferrari 2017 (a differenza della Sauber, che userà la versione dell’anno passato) ha inanellato altre 343 tornate. Niente male quindi il nuovo parto della Squadra Motori. Lo stesso Gunther Steiner, team principal della Haas, ha dichiarato che «la nuova PU ha fatto un passo avanti rispetto all’anno passato». Ma anche la specifica dell’anno scorso era solida: la Sauber ha macinato altri 349 giri. In totale quindi i motori Ferrari battono, in termini di chilometraggio, quelli Mercedes con un punteggio di 5400km a 4883km. Ma il cambio avrà smesso di rompersi? Mistero…
Con una Mercedes molto propensa a nascondersi, i risultati della Ferrari sulle mescole più dure potrebbero essere meno indicativi di quanto potrebbero parere. Se le due Rosse si posizionano in seconda e terza posizione assoluta, a circa un decimo dal miglior risultato di Bottas, pur montando le gomme Soft contro le UltraSoft del finnico, c’è un fatto che andrebbe annotato. E cioè che Mercedes potrebbe non aver cercato il time attack sulle mescole meno performanti.
Sostanzialmente questo significa che o la Ferrari è davvero competitiva (farsi dare un decimo a disparità doppia di gomma non è da tutti) oppure, come è molto più probabile, a Stoccarda hanno girato al trotto. Le W08 hanno infatti passato molti chilometri a simulare i long run, lunghe frazioni di corsa per provare il passo gara. La simulazione del Gran premio su gomme Soft ha visto le W08 molto veloci: i tedeschi sono riusciti a concludere un run sul ritmo di 1’23”: vicinissimo alla pole-position dello scorso anno. Cioè la Mercedes quest’anno fa in gara (dove in genere si gira al risparmio) quello che l’anno scorso faceva in qualifica (quando si dà il tutto per tutto). La differenza tra i giri di quello stint di Lewis Hamilton e il miglior tempo di Vettel ammonta a quattro secondi. Una prima ingenua domanda dovrebbe esser questa: quanti secondi ha in saccoccia la Stella a tre punte, che in gara non tirerà fuori ma in qualifica sì? Già da qui potrebbero nascere primi confronti.
Al tempo stesso va considerato un altro fattore. La Red Bull ha appena chiesto alla FIA se usare l’olio lubrificante del motore per arricchire la benzina del motore durante la sua combustione nei cilindri sia legale o meno. In pratica a Milton Keynes credono che il bottone magico Mercedes, che permette ai teutonici di essere davanti a tutti in qualifica, sia in questa tecnica: Stoccarda userebbe l’olio motore come additivo, migliorando l’efficienza dei propri motori in fase di qualifica e bruciando circa 5kg d’olio. Da Parigi arriva un secco diniego: è irregolare. E qui potrebbe ridursi lo spettro Mercedes sul campionato 2017.
E non abbiamo toccato il capitolo sospensioni. Perché ad aprire anche la controversia tra le varie squadre sugli apparati sospensivi (che la FIA ha provato a risolvere – aggravandola – con una lettera “chiarificatrice”) bisognerebbe concludere ammettendo che è impossibile fare pronostici.
