MATERA 2019 – IDENTITA’ CULTURALE E STORICA DELLA POPOLAZIONE

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teresa-lettieri TERESA LETTIERI

 

 

 

Accade per tutti i luoghi, noti e meno noti, di affidare ad un simbolismo il percorso di riconoscimento della sua identità. Pensare quindi a Matera e raccontarla per quello che lascia in ognuno di noi significa associare quasi naturalmente la nostra memoria ai Sassi, elemento distintivo e “senza tempo” della città lucana. Probabilmente con i Sassi, almeno di recente, la Basilicata ha visto riconoscersi, in Italia e nel mondo, un ruolo diverso, un protagonismo più marcato, un’attenzione più vicina a ciò che merita questa regione. E comunque, rappresentano per tutti i lucani l’appartenenza ad un territorio che, già conteso da una doppia denominazione, ha spesso assunto collocazioni diverse nell’immaginario “geografico” collettivo.matera sassi5679f59_XL Da lucana che scrive di Matera, tuttavia, mi preme andare oltre il simbolo, ricercarne l’anima custodita in questi involucri cristallizzati dal tempo, che ne ha consentito la conservazione, la tutela e la stessa vitalità del posto: non esisterebbe luogo, per quanto prestigioso per il significato e per ciò che rappresenta nella storia di un popolo e di una nazione, che possa sopravvivere ai cambiamenti, alle evoluzioni, alle trasformazioni se non sostenuto da un’anima. Comprendere l’anima di un luogo è come scoprire l’anima di un individuo. Bisogna percorrerne le strade, attraversare i vicoli, respirare l’aria dei merc1213ati, confondersi con la gente del posto, condividere gli odori, i sapori, le angosce, i disagi, i limiti. Solo così il posto si apre, si abbandona al passo di chi si appresta alla sua conoscenza, ne asseconda la curiosità porgendo ogni volta aspetti diversi degli stessi percorsi, offrendo l ‘incuria o la cura dell’attimo catturato nel passaggio. La bellezza, o al contrario la bruttezza, laddove colte si alternano, si sommano, dominano l’una sull’altra così come accadrebbe a chi vuole lasciarsi scoprire oppure celare ciò che appartiene alla sua vera essenza. Matera, capitale europea della cultura 2019, recente identità dopo quella  di patrimonio dell’Unesco, dai mille volti si offre senza filtri da qualsiasi punto la si osservi.sagra_dei_campanacci
La sua anima s’impone e quasi schiaffeggia  con la sua bellezza, la sua severità, la sua antica modernità mentre accoglie chi la scopre non solo la prima volta ma anche tutte quelle a venire. Si. Perché il desiderio di ritornare sui medesimi passi è ridondante così come accade nei luoghi più suggestivi della nostra terra. Desiderio che matura e si alimenta con le contraddizioni vive che emergono in una città quasi “eterna”, senza data, senza periodo così come dovrebbe essere la cultura di questo luogo. Il 2019 non è un punto di arrivo,non è un punto di partenza, è una tappa di un percorso mai cominciato e mai terminato perché la cultura non ha date, è solo convenzionalmente inquadrata in un periodo per nostra consuetudine, ma non dovrebbe prestarsi a “convenzioni” storiche in quanto cultura di un popolo, di genti che ritornano a distanza di secoli nei medesimi luoghi a rinnovarne l’anima. Il percorso nei Sassi non è solo comprensione di ciò che è stato, non è ricalcare semplicemente una storia trascorsa, è riappropriarsi del vissuto di un luogo per riviverlo modernamente e rinnovare la bellezza del ricordo. La custodia dell’identità passa attraverso la rigenerazione continua del patrimonio culturale e il suo trasferimento sul territorio mediante forme diverse di fruizione che oggi possono affrancarsi del sostegno offerto dalle nuove tecnologie capaci di amplificare con modalità diverse il processo di conoscenza, fondamentale affinchè Matera e la Basilicata siano proiettate oltre i confini regionali e nazionali. Il “saper fare” spesso sottaciuto perché non riconosciuto “in primis” all’interno dei confini regionali deve diventare lo strumento operativo di questo processo e non svettare solo nelle rare occasioni di cerimoniali ormai consueti che, pur rappresentando ciò che siamo necessitano, tuttavia,  di un inevitabile salto di qualità a vantaggio dei contenuti e della forma. Diventare “Capitale europea della cultura” ha presupposto uno sforzo enorme; comportarsi come tale necessiterà di ulteriore impegno, collaborazione, sacrificio, tenacia e strategia; il riconoscimento del ruolo dipenderà da quanto i lucani si sentiranno di “appartenere” a questa terra, difendendo questo valore e pianificando ciò che occorre affinchè Matera e la Basilicata siano capitali della cultura non per mera attribuzione ma per reale identità.piazzetta-nel-borgo-antico-di-matera-7aca7582-c702-4867-ba63-0fb06adae09d
E se per lungo tempo, troppi occhi “miopi” hanno relegato Matera ad una posizione inadeguata al suo valore, ora ci tocca lavorare con l’ambizione e cogliere l’opportunità del 2019 come il “passpartout” per creare una rete culturale a livello locale le cui maglie siano in grado di racchiudere tutte le intelligenze della nostra regione ma anche “catturare” quelle di tutto il mondo cosicché i connotati cosmopoliti che la “incoronano” capitale possano identificarla in quanto tale. Se il fulcro di questo momento, rimane la città di Matera non è escluso che tutto il territorio possa beneficiare ed accogliere il processo di divulgazione di ciò che è e di ciò che può rappresentare la Basilicata all’interno del paese e nel mondo contribuendo a consolidarne l’immagine. E’ indispensabile far emergere le peculiarità di un territorio nella sua interezza affidando a Matera il compito di far proprio ciò che appartiene alla regione, per insinuare in chi la percorre la curiosità della scoperta, il desiderio della conquista, la meraviglia per un tempo mai trascorso e sempre attuale, moderno. La cultura può essere la nostra occasione di salvezza in un tempo in cui la crisi di valori, di sentimenti, di identità ha affiancato le difficoltà economiche in cui versa una nazione che tenta con difficoltà di rimettersi in gioco a tutti i livelli. La nostra storia può e deve diventare la storia di tutti, deve percorrere i territori, aprirsi a nuove culture e ritornare ad insegnare laddove è nata. Senza opporsi ad un processo di modernizzazione da attuare nello stesso momento in cui la storia si scrive; solo così l’identità di un posto, di un luogo non viene perduta ma costantemente rigenerata e fruita dalle generazioni successive. Il 2019 ci attende.  foto borgo antico : massimiliano Troiso
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Teresa Lettieri

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