Sebastian Vettel è salvo. La Federazione internazionale dell’automobile non gli ha assegnato alcuna penalità ulteriore dopo l’incidente di Baku. Il pilota tedesco sarà regolarmente al via del GP d’Austria e non subirà nessun altro dazio.
Complice di questo risultato, l’escalation che si è sollevata da tutto il mondo in aperto contrasto col comportamento della FIA. La Ferrari ha fatto leva sui propri tifosi, che hanno bombardato Place de la Concorde con lettere e mail di protesta. In particolare, tutti i fan si sono scagliati contro la decisione di Charlie Whiting di non penalizzare anche Hamilton, e hanno visto come vile accanimento il fascicolo aperto da Jean Todt ai danni del ferrarista.
Hamilton frenò troppo a lungo e troppo forte, e non accelerò quando sarebbe stato ragionevole aspettarselo. Un comportamento sleale, ma che non viola alcuna norma del Regolamento Sportivo. Per questo, il britannico non ha ottenuto alcuna sanzione, mentre a Vettel è arrivata la doccia fredda dello stop & go e dei tre punti penalità sulla patente F1 per la sua ruotata al rivale.
Lunedì 3 luglio il tedesco ha compiuto 30 anni appeso a un filo: negli uffici di Piazza della Concordia a Parigi si è presentato senza legali. Jean Todt e il Tribunale della Federazione hanno deciso di non applicare nessuna sanzione in più rispetto a quanto deciso dai commissari pochi giorni fa, eccetto alcune pene accessorie.
In primis, è stata limitata la partecipazione di Vettel agli eventi FIA per la sicurezza stradale (con che faccia avrebbe potuto presentarsi il teutonico, dopo aver quasi buttato fuori il rivale?). In secundis, sarà obbligato a dei servizi sociali: dovrà incontrare parecchi giovani piloti nelle formule minori in meeting per la sicurezza in pista. Ciliegina sulla torta, una tirata d’orecchie: se succede di nuovo quest’anno, la giuria non sarà clemente.
Negli ultimi giorni, la Mercedes aveva insistito per chiedere ulteriori penalizzazioni a Vettel. Il tono delle dichiarazioni era stato alzato ai massimi livelli da Lewis Hamilton e Niki Lauda. I due avevano addirittura ventilato l’ipotesi che il #44 e il #5 si sarebbero potuti affrontare fisicamente nei prossimi mesi. A nulla erano valsi i tentativi di Toto Wolff di calmare le acque.
La Ferrari ha reagito aizzando i propri fan. Forti dell’appoggio di campioni del mondo come Jacques Villeneuve e Jenson Button (ma non solo: molti ex piloti hanno solidarizzato col tedesco), i ferraristi hanno fatto pressioni spropositate sui vertici dell’automobilismo. In più, sono serpeggiate voci di azioni di rivalsa della Ferrari. Addirittura si è ipotizzato che Maranello avrebbe boicottato qualche corsa in segno di protesta.
Considerando che l’azione di Sebastian Vettel era frutto dell’impulsività e non aveva prodotto danni (benché fosse sanzionabile), mentre quella di Hamilton era antisportiva e provocatoria (ma giusto dentro i limiti della legalità), la FIA si è trovata in una posizione politica molto difficile. Avrebbe dovuto scegliere se ampliare lo squilibrio e scoperchiare il vaso di Pandora, o scegliere per un buffetto diplomatico. Forse nelle intenzioni di Todt la prima opzione era la strada maestra. Ma ci hanno ripensato.
Tutti è bene quel che finisce bene, dunque. Ma vediamo se nelle prossime settimane il fioretto della Federazione – che ha dichiarato sarà molto meno tollerante rispetto a quanto avvenuto sinora – verrà esaudito. Perché, come fanno notare molti appassionati, Whiting è stato molto più morbido con Max Verstappen e lo stesso Lewis Hamilton, rispetto a tanti episodi noti al Cavallino…
