FEDERICO VALICENTI: CHE COSA DICO A MIO FIGLIO?

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FEDERICO VALICENTI

Riflessioni dalle aree interne

Non ho voluto emigrare anche se avevo sete di conoscenza, curiosità, desiderio di scoprire mondi nuovi decisi ugualmente di vivere nella mia terra. Era il lontano 1980, mi inventai il lavoro che ora amo e faccio con passione. Non volevo fare il dipendente pubblico, non mi interessava il posto fisso, aborrivo al solo pensiero di stare chiuso in un ufficio dove una fredda burocrazia decidesse per me quando svegliarmi o andare in ferie o fare questo piuttosto che l’altro lavoro. Volevo cambiare il mondo e feci in modo che lui non cambiasse me! Non ho mai dato più del suo valore al dio denaro, alle sirene che incantavano oltre i confini geografici del mio piccolo paese. Ho resistito alle urla dei demoni locali, alle gelosie e alle intemperanze culturali del paesino. Ho frapposto alla sana ignoranza la cultura, come scudo per difendermi, non ho mai abusato di nessun visione che mi avrebbe potuto garantire un più facile ingresso in altri modi lavorativi. Ho conosciuto e “sfamato” personaggi importanti, politici “pesanti” a cui avrei potuto chiedere qualunque cosa, diventare il loro portaborse, sarebbe bastato mettermi a loro disposizione. Ho scritto per più di qualcuno di loro qualche discorso e regalato progetti sul territorio.  Più di qualcuno ha pensato di usarmi e io l’ho lasciato fare purchè si costruisse un progetto territoriale, l’importante era che si faceva! Non ho mai chiesto compensi o ricompensi, ma parecchi hanno lucrato sulle mie idee ed i miei progetti di sviluppo territoriale. Persone migliori di me hanno occupato posti prestigiosi, gal, pit, progetti pollino, distretti rurali, distretti agroalimentari, visioni urbane, e chissà quante altre sigle; ho visto tecnici legati ai vari ministri dello sviluppo, economi, turismo,  nel ristorante chiedermi di cosa aveva bisogno il territorio ed io pronto a sciorinare progetti, idee. Mai coinvolto! Ho da solo e sempre, pagando di tasca mia e con la mia immagine, perseguito la mia idea di sviluppo; ho creato, assieme a persone attente, cooperative, associazioni ma senza mai subire sudditanze cosi come magari ci era richiesto. Qualche progetto ritenuto valido veniva preso in considerazione, molti altri nemmeno li valutavano, non avevamo spinte di riguardo. Mi è stato chiesto più di qualche volta di far parte di una squadra, ma mi spaventavo al solo pensiero di perdere la libertà di pensiero e di azione e dover diventare uno yes man. Ecco, non corruttele ma yes man era quello che veniva chiesto per poter lavorare sul territorio. E garantisco che di yes men ne conosco tanti sul territorio, ma di una cosa sono ancora sicuro, non hanno creato nessun sistema di corruzione e di corruttela, non penso proprio. Sono stati usati anche loro, questo è sicuro, magari ad appannaggio di qualche lavoretto o di una carica istituzionale ma nulla di più.  Fessacchiotti anche in questo, nelle aree interne. Ma adesso mi chiederete, perché tutto questo bailamme? Che voglio dire? Nulla, e che mi stavo chiedendo se ne è valsa la penA alla luce di quello che sta succedendo nella mia Basilicata, quello che ho fatto io e come me di sicuro tanti altri giovani 50/60 enni. Schiena dritta e fronte alta e pochi centesimi in banca, oppure schiena curva e lingua per terra e qualche euro in banca? Ho preferito la prima! Solo con la ristorazione, in un paesino sperduto della Basilicata sono riuscito a crescere e far studiare fino alla laurea i miei figli, senza soffrire di sudditanza culturale, ne economica. Non esiste solo del marcio nella mia Basilicata, ci sono anche tante belle storie di uomini e donne libere da raccontare.  Anche se devo ammettere che un domani che i mei figli dovessero chiedermi se ne è valsa la pena non avrei la stessa certezza di 30 anni fa.  Non volevo emigrare, sono rimasto, ma ad un ragazzo oggi non so se direi quello che mi sono detto più di trent’anni fa io: non me ne vado resto per cambiare qualcosa.Perché in questi  trent’anni poco è cambiato e l’Italia sta morendo!

 

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Sull'Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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