
rocco sabatella
Dobbiamo cominciare da quello che è successo dopo il triplice fischio finale dell’arbitro che ha sancito il netto successo del Potenza ai danni del Taranto, per capire che cosa ha significato per il popolo di Potenza questa promozione. In pratica tutti gli spettatori che erano presenti al Viviani e che non hanno voluto perdersi questo momento storico, si sono riversati in massa sul campo di gioco per abbracciare tutti i protagonisti di questa straordinaria cavalcata. E come non c’era stato scampo per i giocatori del Taranto, letteralmente annichiliti dal primo tempo perfetto del Potenza, alla stessa maniera non c’è stato scampo per presidente, staff tecnico e giocatori rossoblù che sono stati praticamente denudati e soffocati dall’abbraccio di una tifoseria in estasi e ubriaca per questo risultato atteso per 11 lunghi anni dopo tanti anni di anonimato e di gestioni societarie sciagurate che avevano fatto precipitare il Potenza in momenti particolarmente bui, sotto l’aspetto sportivo s’intende. E oggi tutta una città attendeva questo momento liberatorio in cui far esplodere tutta la sua gioia per la grande soddisfazione che la squadra allestita dal presidente Caiata e guidata dal molfettese Nicola Ragno, alla seconda consecutiva promozione dalla D alla C dopo quella della scorsa stagione con il Bisceglie, ha regalato oggi con l’ultima chicca di una prestazione semplicemente perfetta con la quale il Taranto non ha potuto opporre la benchè minima resistenza. Dopo lo spettacolo tecnico sul campo, abbiamo assistito ad un dopo partita che rimarrà indelebile nella storia calcistica del capoluogo. Perché sul campo sono andati tutti quei tifosi che abitualmente seguono le gesta della squadra rossoblù e che non l’hanno abbandonata nemmeno negli anni più deprimenti. Ma accanto a loro a festeggiare abbiamo visto donne, bambini, famiglie intere che probabilmente poche volte hanno frequentato il Viviani negli anni addietro. E che hanno fatto di tutto per non perdersi questo momento così esaltante. E che ha avuto il suo protagonista principale, bisogna riconoscerlo senza se e senza ma, in Salvatore Caiata che ha deciso di tornare da Siena per tornare a Potenza e prendersi cura delle sorti della squadra di calcio del capoluogo. Dimostrando, sin dal 5 luglio dello scorso anno quando si è presentato in conferenza stampa per spiegare la sua mission come nuovo proprietario del Potenza, di avere le idee chiare su quello che avrebbe voluto fare per risollevare le sorti del Potenza calcio. Affiancato dai suoi compagni di viaggio Fontana e Iovino, il presidente Caiata ha subito dato al Potenza un’efficiente organizzazione societaria e contestualmente si è dedicato alla costruzione e all’allestimento della squadra che avrebbe dovuto disputare il campionato. E con l’aiuto dei suoi collaboratori tecnici ha individuato in Nicola Ragno l’allenatore ideale per il suo progetto e insieme a lui ha individuato quali erano i giocatori che potevano fare al caso del Potenza per un torneo competitivo. E in 20 giorni, muovendosi con grande sagacia sul mercato, ha messo su un gruppo di giocatori di qualità molto elevato, con alcune conferme dello scorso anno, che si è presentato al Viviani il 25 luglio per l’inizio della preparazione agli ordini di Ragno e dei suoi collaboratori Leonetti, allenatore in seconda, il professore Liso come preparatore atletico e Peppe Catalano allenatore dei portieri. Che Caiata avesse le idee chiare e che si fosse mosso con grande competenza, anche se esordiente nel mondo del calcio, è dimostrato in quei giorni di luglio da una grande operazione di marketing. Fare svolgere la preparazione precampionato in sede al Viviani. E dal 25 luglio, primo giorno di allenamenti, si può dire che è risbocciato massicciamente l’amore dei tifosi per il Potenza e soprattutto per il Potenza di Salvatore Caiata. Perché in tribuna, in quel giorno c’erano quasi 2000 tifosi per il nuovo corso rossoblù. Presenze che sono rimaste invariate quasi tutti i giorni e di pari passo cominciava a prendere un cauto ottimismo per la stagione che stava per cominciare. E che il presidente Caiata e l’allenatore Ragno avessero operato nel migliore dei modi nella scelta dei giocatori, è dimostrato dalla circostanza che il Potenza finirà il campionato con gli stessi giocatori che hanno iniziato la preparazione precampionato con in più solo il centrocampista Coppola preso a dicembre dalla Nocerina. Segnale inequivocabile che la stagione è stata programmata nel migliore dei modi. Il resto lo hanno fatto Ragno e i suoi ragazzi che hanno portato avanti una stagione con un crescendo di risultati che alla fine ha fiaccato la resistenza delle altre squadre che forse sul mercato hanno speso sicuramente di più del Potenza. Un’intera città, nel nome del Potenza calcio, si è risvegliata ed è stata coinvolta in un crescendo di entusiasmo dilagante se è vero come è vero che ad assistere alle gare interne sono arrivate tante persone che forse in vita loro poche volte sono state viste al Viviani. E che anche oggi hanno fatto apparire il glorioso stadio potentino davvero troppo piccolo. E’ stato doveroso riconoscere i giusti meriti di chi ha guidato il Potenza, dal presidente Caiata, ai suoi soci, ai suoi collaboratori per finire a Ragno e ai giocatori. La stagione della promozione in C e dei grandi numeri non si poteva chiudere in casa, nella partita più importante, con un’altra grande prestazione della squadra di Ragno: il Potenza ha giocato la partita che il tecnico aveva preparato dopo aver studiato a lungo le caratteristiche degli ionici e Russo, Guaita e Franca hanno finalizzato al meglio il grande lavoro collettivo fatto di grande intensità e di perfetta organizzazione in campo contro i quali poco o niente ha potuto fare il Taranto. Che nel secondo tempo ha cercato di approfittare del fatto che il Potenza volesse solo controllare e gestire il cospicuo vantaggio con qualche azione offensiva che poi alla fine ha esaltato i riflessi del portiere canadese Breza che si è opposto a tutte le conclusioni dei pugliesi. Non ce l’ha fatta solo sulla conclusione precisa di Diakite che ha segnato la rete della bandiera. Il secondo tempo è stato vissuto sugli spalti solo con il pensiero rivolto al momento del fischio finale per fare esplodere la festa.