Non seguo il Potenza dalla serie C e anche oggi, nonostante inviti pressanti, non sono andato allo stadio, un po’ per scaramanzia, molto perché le emozioni forti non mi piacciono. Anche allora, quando seguivo per la Gazzetta del Mezzogiorno la serie C non riuscivo a contemperare la freddezza del cronista con la passione del tifoso e vi prego di credere che in trasferta la cosa era abbastanza pericolosa. Riparlo di calcio per partecipare alla festa di una città, che è la festa dell’orgoglio cittadino più di quello del tifoso. Non sottovalutiamo questa riflessione che è semplice ma non scontata: questa avventura del Potenza è stata vissuta come la ripresa di una città verso un vivere di cui i ventenni ed i trentenni non hanno mai potuto godere, con una città che rimette lo sport tra le cose di cui andare orgogliosa. Poche cose in verità, perché posso assicurare che la vita a Potenza, durante l’altra serie C,e la serie B, era stimolante , per la politica, per la cultura, per i vari modi di stare assieme, per gli altri sport a partire dalla pallacanestro.. Poi di questa città si è persa l’anima, si è persa la genuinità in tutto. Anche nello sport, dove si sono inseguite stagioni mediocri allestite da mediocri, quando non anche stagioni di intrallazzi e di sfruttamento. Ed come se la città fosse stata avvolta da una coltre di grigio , un sottotono che ha riguardato tutte le cose pubbliche, una vita che si è ridotta a sopravvivenza. Ecco perché l’avventura del potenza i cittadini l’hanno vissuta come uno squarcio nel cielo buio, i primi segnali di luce , il primo tentativo di guardare in alto e di credere che potrà arrivare il sereno . Il dr. Caiata è stato bravo e , politica a parte, ha segnato l’arrivo di uno che fa quel che dice e mantiene quel che promette. Così come l’allenatore Ragno ha saputo trasmettere la fiducia delle persone serie, di quelli che ai microfoni ci vanno per necessità non per alzarsi di qualche centimetro nell’autostima . Un connubio che ha funzionato, anche supplendo ad una squadra che ha saputo girare intorno ad un paio di fuoriclasse, mettendo su un concerto intonato nel quale i più bravi ed i meno bravi si sono tenuti per mano. Una cosa così va al di là dello sport e chiarisce l’impazzimento di una città per un risultato finalmente colto dopo tanti anni. Non sono andato al campo, ma mi sono messo ad aspettare i clacson, sapendo che sarebbero arrivati fin sotto casa. Forza Potenza, squadra e città. ROCCO ROSA
FOTO DI Claudio Charlie-Aeguana Lopardo