FRANCO BASAGLIA E L’INDUSTRIA LUCANA DELLA FOLLIA

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pietro simonetti

Siamo nel pieno del iniziative nazionali  per il centenario della nascita di Franco Basaglia, il grande psichiatra che assieme a tanti altri esponenti di Psichiatria democratica, lotto  per l’eliminazione dei manicomi in Italia. Fu un grande movimento per restituire dignità a quanti, con problemi di disagio mentale od altro,venivano rinchiusi in strutture prevalentemente gestite da privati con sistemi di segregazione, isolamento e parcheggio a tempo indeterminato. Negli anni settanta anche in Basilicata,in particolare presso il manicomio Don Uva,presero  corpo le iniziative per il superamento del modello manicomiale in atto da tempo nel nostro Paese. Nel 1974 si verificarono le prime lotte sindacali per una diversa condizione dei ricoverati,oltre 1200 provenienti anche dalle altre regioni, e per cambiare il sistema di gestione oltre  alla condizioni professionali e salariali dei circa 900 dipendenti,prevalentemente inservienti, uomini di custodia.Pochi i medici e gli operatori socio sanitari.  Furono i delegati sindacali del Don Uva, sostenuti dal movimento studentesco e dalle forze professionali e intellettuali progressiste piu` avvertite della grave situazione della riduzione dei diritti umani e civili in corso nella struttura ,che aveva siti gemelli in Puglia e nel Lazio,a organizzare una vertenza sulla condizione dei ricoverati e degli stessi lavoratori. In questo contesto si stabilirono le relazioni con il gruppo di Basaglia e le organizzazioni sindacali che operavano a Trieste con una fitta rete di rapporti con Liguria,Lazio, Campania e Puglia. Lo scambio di esperienze sul terreno delle innovazioni prodotte nella sperimentazioni di nuovi modi e contenuti  rispetto al disagio mentale ed al processo di esclusione dei deboli e delle persone considerate marginali produsse risultati importanti che svelarono prima di tutto le condizioni di vita e di non cura dei ricoverati ed un diverso modo di curare.  L’iniziativa  nazionale ebbe come esito l’elaborazione e l’approvazione ,in un convegno svoltosi in Basilicata, del documento”la Carta di Matera”che fissava gli obiettivi da realizzare per il superamento delle logiche manicomiali nei territori. Al tempo le competenze erano affidate alla Amministrazioni Provinciali.Quella di Potenza , dopo lotte,scioperi e confronti, affidò al Prof Lavitola di Napoli una indagine conoscitiva che fece emergere vicende da sempre occultate per il largo uso industriale di medicinali,in particolare Largactil,che stordivano pesantemente i pazienti,un largo sfruttamento degli stessi da parte di taluni capi capi squadra, per lavori di pulizia ed altro ,con retribuzioni di poche lire,una specie di caporalato aziendale.Fu anche evidenziata la  mancanza di cure riabilitative sistemi restrittivi e di marginalizzazione anche violenti. Possiamo scrivere,a sostegno delle cose indicate nella  relazione di Lavitola,che a seguito di attività ispettiva effettuate  con il Dirigente del dipartimento Sanita’ Donatino Grieco,ed alcuni esperti, trovammo  decine di pazienti del reparto Ortofrenico legati ai seggioloni,e nelle celle frigorifere della cucina carne congelata argentina del 1937 dismessa dell’esercito italiano e  utilizzata per i ricoverati. Inoltre nella cassaforte dell’amministrazione erano depositati oltre 900 libretti di risparmio degli “ospiti”con tassi ridicoli e poco utilizzati per prelievi dagli intestatari. D’altra parte nel corso degli anni,anche dopo l’entrata in vigore della legge Basaglia del 1987 la struttura e’stata interessata da tre inchieste giudiziarie per fatti relativi a quanto già rilevato da Lavitola ma anche piu’ gravi che possiamo  inquadrare nella gestione “dell’industria della follia’ allora imperante. A cinquanta  anni dall’inizio di quelle lotte ed a cento dalla nascita di Basaglia,nella struttura di Potenza che ha cambiato nome  e compiti,ci sono ancora pazienti gia’in carico al Don Uva. Con  l’esperienza positiva delle case famiglie,realizzate in Basilicata e specialmente nel Materano,con l’incessante attività di Rocco Canosa, dai suoi collaboratori e con il protagonismo della Lega delle Cooperative oltre 300 dismessi vennero ospitati in piccole strutture. Chi veniva liberato per legge e ricondotto nel mondo dei diritti,delle cure e della inclusione trovava una diversa condizione di vita e di cure. Ha fatto bene la la CGIL ad organizzare a Potenza la mostra fotografica di Gian Buttarini su alcune esperienze  di Basaglia. Anche per comprendere lo stato attuale della strumentazione e dellA consistenza dell’attuale sistema assistenziale territoriale,  la condizione di quanti vivono il disagio mentale e l’esclusione oltre che le forti carenze  nella assistenza  domiciliare e nella  gestione nei Centri pubblici competenti. Prevale,occorre dirlo,una  scarsa utilizzazione nei Comuni e nel territori degli Assistenti Sociali,Psichiatria e Psicologi che vengono utilizzati ad ore,con contratti precari,basse retribuzioni e pochi mezzi. Sarebbe ora di prendere di petto da parte delle strutture competenti di governo ,  degli enti locali e del Terzo settore le condizione della marginalità e della esclusione che regna in particolare nei comuni  fortemente nutrita da isolamento,precarietà e povertà crescenti che incidono sulle famiglie,sul tessuto sociale ed economico.  Ricordare Franco Basaglia e tutto il lavoro fatto negli anni settanta significa prima di tutto innovare il sistema di assistenza e tutela,definire un nuovo piano regionale e stanziare risorse  per affrontare anche le nuove forme di disagio,di sofferenze prodotte negli ultimi anni dalle profonde trasformazioni e dalle diseguaglianze crescenti.
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Pietro Simonetti

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