Il Programma Operativo Fondo Sociale Europeo della Basilicata per il settennio 2014-2020 adotta una strategia di intervento articolata in cinque direzioni, fra loro integrate:
1. risposta alla grave crisi occupazionale;
2. risposta al rilevante aumento della povertà;
3. specifica presa in carico della condizione giovanile (particolare attenzione è rivolta alla “liberazione” del potenziale creativo proprio della condizione giovanile, anche a fini di auto-impiego);
4. investimento per l’evoluzione strutturale dei sistemi di programmazione ed attuazione di tutte le politiche sopra citate, come condizione per mantenere/accrescere l’impatto delle stesse, assumendo la necessità di “fare di più (e meglio) con meno risorse”;
5. sostegno alla strategia di sviluppo regionale, ed in particolare delle azioni sostenute dal FESR, attraverso la correlata qualificazione del capitale umano, meglio se secondo schemi anticiclici, favorendo la transizione dal mondo dell’istruzione a quello del lavoro, coniugando i processi di innovazione delle imprese con le esigenze di innalzamento dell’occupazione dei profili professionali più qualificati che tendono ad abbandonare la regione, sostenendo la formazione e la creazione di posti di lavoro nei settori dell’economia con più efficiente impiego delle risorse.
Il mondo della formazione, in Basilicata come in tutta Italia, sta cambiando. Quali siano i settori “con più efficiente impiego delle risorse” non sembra facilmente definibile, in una regione nella quale si oscilla in continuazione fra lo sviluppo derivante dallo sfruttamento di idrocarburi e lo sviluppo derivante da asset immateriali, quali i beni ambientali e culturali, o ad essi connesso (il turismo, l’agroalimentare di qualità).
Di certo in questi ultimi 6-7 anni la Basilicata si è distinta per il coraggio con il quale – non sempre consapevolmente – sono stati portati avanti esperimenti innovativi sulle politiche culturali (il programma Visioni Urbane, e poi la visionaria e vittoriosa candidatura a ECOC 2019) e anche sul sostegno allo sviluppo basato sulle tecnologie digitali (open data, open street map, la banda larga in tutta la regione, la più alta concentrazione di Scuole 2.0 di tutta Italia). Tutte operazioni almeno avviate, anche se alcune sono rimaste sulla carta, o nelle buone intenzioni del governo lucano – valga per tutti il rilascio di dataset nel sistema open data regionale, fermo a novembre 2014, ed il relativo progetto di legge, che giace da così tanto tempo nei cassetti di qualche funzionario che ormai andrà riscritto perchè obsoleto. Anche i piccoli Comuni rischiano di trovarsi fuorilegge, se non si mette mano quanto prima ad una formazione specifica sui sistemi open data che coinvolga tutti i portatori di interesse di una determinata area territoriale: amministratori, funzionari, imprese, università, scuole, cittadini.
Nelle pieghe del Programma Operativo FSE 2014-2020 è possibile trovare sostegno a tutte queste aree, e anche ad altre che stanno emergendo: la Lucania Film Commission sta facendo un ottimo lavoro, ma il suo scopo finale non può che essere la crescita di una generazione di tecnici della cinematografia, esperti quanto basta da attirare investimenti (produzioni nazionali ed internazionali) ma soprattutto nati e vissuti in Basilicata, oppure, e sarebbe la chiusura del cerchio, “ritornanti” dopo aver fatto ogni genere di esperienza per il vasto mondo.
Mai come in questo momento le risorse non sono un problema. Si tratta solo di mettere mano ad idee e progetti di ampio respiro, che presuppongano una visione di futuro, una strada da intraprendere e percorrere con decisione per i prossimi 10 anni.
