LO CHANSONNIER LUCANO GEORGE BRASSENS

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BY LEONARDO PISANI

Leonardo Pisani GEORGE BRASSENS

“Viviamo in epoca di slogan”  “Il successo è sempre un equivoco” “L’informazione è cresciuta più velocemente della cultura. in questo senso la propaganda ha più chance di prima” sono frasi del grandissimo cantautore, poeta e scrittore francese George Brassens. Uomo che rifuggiva la celebrità o i salotti buoni di Parigi, anche all’apice del suo successo. Scolaro poco diligente ma bambino creativo, subito attratto dalla musica; ed in questa passione vi è tanto di Lucania. Musa dell’inclinazione artistica del piccolo George fu la mamma Elvira Dragosa, una lucana di Marsico Nuovo che amava molto la musica e le canzoni, specie quelle tradizionali della sua Basilicata e delle melodie napoletane suonate con il mandolino. E proprio con il classico strumento del sud George imparerà a suonare le prime note.

GEORGE BRASSENS

Una carriera difficile specie  negli esordi di ma poi il franco-lucano si imporra tra i grandissimi della canzone di autore, tanto da ispirare anche il giovane Fabrizio De Andrè che lo chiamerà sempre maestro e ne tradurrà alcune sue canzoni in italiano.

George Brassens nacque a Sète  (all’epoca nota con la grafia Cette), un piccola città portuale sita nella regione della Linguadoca-Rossiglione (nella Francia meridionale), il 22 ottobre del 1921, figlio di Jean-Louis Brassens, un muratore francese, ateo ed anti-clericale, e di Elvira Dagrosa, una casalinga italiana originaria di Marsico Nuovo (in provincia di Potenza), cattolica, vedova di guerra e già madre di una bambina, Simone Comte (nota poi, in età adulta, come Simone Cazzani, dal cognome del marito Yves Cazzani). Il giovane Georges crebbe in un ambiente familiare umile ma sereno. I suoi nonni materni si chiamavano Michele Dagrosa e Maria Dolce.

MARSICO GEORGE BRASSENS

Brassens respirò musica sin dall’infanzia: la madre amava in ugual modo la musica lirica e la canzone popolare, soprattutto le melodie accompagnate con il mandolino. Fu proprio su questo strumento che il piccolo Georges apprese le basi che gli permisero, in seguito, l’apprendimento della chitarra; possedeva un buon orecchio musicale e si dimostrò sempre più interessato alla musica Che alla scuola e agli studi; a quattordici anni cominciò a scrivere le sue prime canzoni.

Al liceo, Georges Brassens fece un incontro che si rivelò determinante per il suo avvenire: il suo professore di lettere, Alphonse Bonnafé, una personalità fortemente anticonformista, riuscì a catturare il suo interesse e, grazie a lui, il giovane Brassens conobbe la poesia francese; cominciò ad impegnarsi seriamente nella scrittura di poesie e testi di canzoni. In terza liceo, disgraziatamente, venne sospeso dalla scuola: in seguito ad alcuni piccoli furti compiuti dagli alunni della scuola nelle case degli allievi più benestanti, un compagno fece il suo nome (la canzone Les quatre bacheliers allude appunto a questo episodio); il padre lo prese allora a lavorare con sé, nell’impresa edile di famiglia. La passione per la musica, però, non si interruppe, al contrario; Georges si appassionò particolarmente ad un grande interprete del momento, Charles Trenet, del quale cercava di imitare lo stile.

Nel 1940, a diciott’anni, Brassens decise di stabilirsi a Parigi, presso una zia; nella capitale, oltre a lavorare come operaio alla Renault, cominciò a frequentare le biblioteche e a studiare i testi fondamentali della poesia francese, da Villon a Hugo, da Apollinaire a Verlaine. Con lo scoppio della guerra, la fabbrica di automobili presso cui Brassens lavorava venne bombardata, e i tedeschi entrarono a Parigi; fu allora costretto a rientrare a Sète, dalla sua famiglia.

Soltanto in seguito all’Armistizio, Brassens poté far ritorno a Parigi; questa volta, non provò nemmeno a cercare un lavoro: aveva deciso di consacrarsi interamente alla musica e alla poesia. Fu così che, nel 1942, pubblicò a proprie spese le sue prime raccolte poetiche A la venvole e De coups d’épée dans l’eau, che rivelavano già la sua vena satirica e anticonformista. Nel 1943, in seguito ad un decreto di lavoro obbligatorio (STO) imposto dai tedeschi al governo francese, Brassens si trovò costretto a lavorare presso la Bmw, nel campo di lavoro di Basdorf, vicino a Berlino; fu qui che conobbe Pierre Onteniente (soprannominato da Brassens Gibraltar), prigioniero come lui, il quale diverrà uno dei suoi migliori amici e il suo uomo di fiducia.

In questo periodo, Brassens fu costretto ad interrompere i suoi studi, ma non smise di scrivere canzoni; a questo periodo risale, per esempio, il testo di Pauvre Martin. Nel 1944, approfittando di una licenza di quindici giorni, Brassens fece ritorno a Parigi, dove si nascose presso i coniugi Jeanne e Marcel Planche, figure fondamentali per la vita e l’opera del cantautore; fu a loro, la sua nuova famiglia, che Brassens dedicò canzoni quali Jeanne, La cane de Jeanne e Chanson pour l’Auvergnat.

nizialmente, avrebbe dovuto restare a casa Planche finché la guerra non fosse finita e lui non fosse stato libero; in realtà, vi restò più di vent’anni, fino al 1966, conducendo un’esistenza serena, malgrado le ristrettezze. Fu proprio nella casa al numero 9 dell’Impasse Florimond (nel XIV arrondissement), tra gatti e animali di ogni specie, che Brassens compose la maggior parte delle sue canzoni. Componeva cominciando dalla scrittura dei testi (al contrario della maggioranza dei cantautori), adattando poi la melodia al pianoforte, senza avere nessuna conoscenza in materia di solfeggio e di armonia.

A partire dal 1946 cominciò la sua collaborazione al Libertaire, rivista anarchica; simpatizzante di questi ideali, per tutta la vita Brassens esprimerà, con l’irriverenza delle sue canzoni, la sua volontà di lottare contro l’ipocrisia della società e le convenzioni sociali; nei suoi testi, prende posizione in favore degli emarginati, degli ultimi e contro ogni tipo d’autorità costituita.  In particolare lungo tutto l’opera di Brassens ritroviamo una viva opposizione contro le figure del giudice e del poliziotto, coerentemente con le sue idee politiche: nel celebre brano Hécatombe, Brassens si immagina a tifare dalla sua finestra per le “massaie gendarmicide”, che si stanno battendo al mercato contro degli agenti venuti a sedare una rissa:

(FR)
« Ces furies, à peine si j’ose / Le dire, tellement c’est bas,
Leur auraient même coupé les choses: / Par bonheur ils n’en avaient pas! »
(IT)
« Quelle furie, e ho appena il coraggio / di dirlo, talmente è volgare ,
gli avrebbero anche tagliato i coglioni, / menomale che non ce li avevano! »
(Hécatombe)

Nel 1947, Brassens pubblicò il suo primo romanzo, La lune écoute aux portes; nello stesso anno, scrisse alcune tra le sue più grandi canzoni, come Brave Margot,La mauvaise réputation e Le gorille; quest’ultimo brano, nel quale Brassens si oppone con forza alla pena di morte, sbeffeggiando pesantemente un magistrato che diviene vittima del gorilla “vendicatore” (il quale, volendo accoppiarsi con una femmina della sua specie, invece scambia il giudice per una scimmia e si accoppia con la forza con lui), fu boicottato dalla radio di Stato per molti anni.

(FR)
« Car le juge, au moment suprême, / Criait : “Maman !”, pleurait beaucoup,
Comme l’homme auquel, le jour même, / Il avait fait trancher le cou. / Gare au gorille! »
(IT)
« Poiché il giudice al momento supremo, / urlava: “Mamma!”, piangendo molto, esattamente
come l’uomo a cui lo stesso giorno, / aveva fatto tagliare il collo. / Attenti al gorilla! »
(Le gorille)

La canzone, censurata in ogni modo, è molto nota, fuori dalla Francia, anche nella versione italiana che ne fece Fabrizio De André circa vent’anni dopo.

In questo periodo, Brassens conobbe Joha Heiman (che lui chiamava Püpchen, in tedesco “bambola”, la donna d’origine estone che sarebbe diventata la compagna di una vita; i due non vissero mai assieme e non ebbero figli, ciononostante restarono uniti fino all’ultimo giorno di vita del cantautore. Fu a lei che dedicòLa non-demande en mariage (“La non domanda di matrimonio”).

Divenuto il maggior autore francesce Brassens fu accusato di qualunquismo, disimpegno e addirittura “revisionismo storico”, per la sua canzone antimilitarista e dal tono anarco-individualista Le deux oncles – che parla di due immaginari zii del narratore, uno simpatizzante degli americani, l’altro dei tedeschi, ed entrambi morti nella seconda guerra mondiale, mentre il protagonista invece non si schiera e sopravvive (ma nella canzone ci sono anche critiche e sarcasmi contro il militarismo del filo-nazista Philippe Pétain – risponde con l’ironica Mourir por des ideés(“Morire per delle idee”)in cui conferma uno scomodo anarchismo “duro e puro”, che non intende schierarsi a priori con una parte politica militante, né aderire a concetti astratti (“moriamo per delle idee, va bene, ma di morte lenta”, intendendo “di vecchiaia” o dopo “parecchi anni” perché le idee presto diventano “fuori moda”, è la conclusione emblematica del ritornello).

Nello stesso anno, il 24 ottobre, l’amica Jeanne morì, all’età di settantasette anni. Nel gennaio del 1969, su iniziativa della rivista Rock et Folk e della radio RTL, Brassens partecipò ad un’intervista che divenne un evento storico, in compagnia di Léo Ferré e Jacques Brel, altri due pilastri della canzone d’autore francese; nello stesso anno, oltre a continuare le esibizioni a Bobino, Brassens pubblicò La Religieuse, il suo decimo disco. Negli ultimi anni, i problemi di salute l’avevano fatto invecchiare prematuramente: dopo aver acquistato una casa a Lézardrieux, in Bretagna (regione che amava al punto da studiare la lingua bretone), nel 1973 disse addio alle scene, con un’ultima tournée in Francia e in Belgio e pubblicando il suo penultimo disco, Fernande.

Due anni dopo, nel 1975, Brassens ricevette il Gran premio della città di Parigi; nel 1977, in seguito all’uscita del suo ultimo lavoro, Don Juan, salì un’ultima volta sul palco di Bobino; fu il suo ultimo concerto. Nel 1979 Brassens accettò la proposta del musicista Moustache, suo vecchio amico, di partecipare alla registrazione di un album in cui i suoi titoli più celebri venivano ripresi in versione jazz. Alla fine dell’anno ricevette il Gran Premio del disco dalle mani del sindaco di Parigi, Jacques Chirac.

FR)
« Déférence gardée envers Paul Valéry, / Moi, l’humble troubadour, sur lui je renchéris,
Le bon maître me le pardonne, / Et qu’au moins, si ses vers valent mieux que les miens,
Mon cimetière soit plus marin que le sien, / Et n’en déplaise aux autochtones. »
(IT)
« Resi i dovuti onori a Paul Valéry, / io, umile menestrello, rincaro la dose,
il buon maestro me lo perdoni. / Ma almeno, se i suoi versi valgono più dei miei,
che il mio cimitero sia più marino del suo, / e non me ne vogliano gli autoctoni. »
(Supplique pour être enterré à la plage de Sète/Supplica per essere sepolto nella spiaggia di Sète)
 

 

Affetto da un cancro intestinale, nel novembre del 1980, Brassens si sottopose all’ennesima operazione] Dopo aver passato l’estate del 1981 nella sua casa in Bretagna, progettando di ritornare a esibirsi al Bobino alla fine dell’anno, trovò ricovero presso il suo amico e medico Maurice Bousquet, a Saint-Gély-du-Fesc, vicino a Montpellier. È lì che, alle 23.15 del 29 ottobre 1981, Georges Brassens si spense all’età di sessant’anni. Tutta la Francia (compreso il presidente Mitterrand), a dispetto dei funerali modesti e della sua riservatezza, gli rese pubblici omaggi, dichiarandolo “poeta” e accostandolo alla corrente letteraria dell’esistenzialismo anche se lui preferiva essere chiamato semplicemente “cantautore” o “artigiano di canzoni”

« La poesia e la canzone sono la stessa cosa, ma non si può cantare carmi troppo alati; la canzone è per tutti: una poesia alla portata di tutte le borse. »
(George Brassens)

Fu inumato a Sète, nel cimitero Le Py, soprannominato il cimitero dei poveri, per distinguerlo dal cimitero marino della cittadina, in cui giace il poeta Paul Valéry, e che sovrasta il paese

« Qui giace una foglia morta / Qui finisce il Testamento / È scritto sopra la mia porta / Chiuso per sepoltura / Abbandono la vita senza rancore / Non avrò più il mal di denti / Eccomi nella fossa comune / La fossa comune del tempo. »
(Il Testamento)

Qui di seguito sono riportati i titoli di alcune sue canzoni, con a fianco i corrispondenti titoli delle traduzioni e relativi autori e interpreti.

Titolo originale Titolo della traduzione (autori e/o interpreti)
Brave Margot Brava Margot (Beppe Chierici)
Ghita (Giorgio Ferigo)
La Rita de l’Ortiga (Nanni Svampa)
Chanson pour l’auvergnat Canzone per gente anonima (Beppe Chierici)
Canzon per el rotamatt (Nanni Svampa)
Dans l’eau de la claire fontaine Nell’acqua della chiara fontana (Fabrizio De André)
Nell’acqua di una chiara fontana (Beppe Chierici)
Fernande Palmira (Beppe Chierici)
Quand pensi a la Cesira (Nanni Svampa)
Hécatombe Ecatombe (Beppe Chierici)
Al mercà de Porta Romana (Nanni Svampa)
Il suffit de passer le pont Quando passo il ponte con te (Daniele Pace
Gigliola Cinquetti)
Je suis un voyou Mi sont on malnatt (Nanni Svampa)
J’ai rendez-vous avec vous Appuntamento con te (Beppe Chierici)
Doman te porti a ballà (Nanni Svampa)
L’assassinat Delitto di paese (Fabrizio De André)
I assassit (Nanni Svampa)
La complainte des filles de joie Canzone per le ragazze di vita (Beppe Chierici)
Donne di piacere (Nanni Svampa)
La femme d’Hector La moglie di Totò (Beppe Chierici)
La fille à cent sous La ragazza da cinque lire (Beppe Chierici)
La donna de cent cinquanta franc (Nanni Svampa)
La légende de la nonne (testo di Victor Hugo) La leggenda della suora (Giuseppe Setaro)
La marche nuptiale Marcia nuziale (Fabrizio De André, Gino Paoli)
El sposalizzi (Nanni Svampa)
La marine (testo di Paul Fort) Amori marinai (Alessio Lega)
La mauvaise herbe L’erba matta (Nanni Svampa)
La mauvaise réputation La cattiva reputazione (Beppe Chierici)
El disgrazià (Nanni Svampa)
Jerbata (Giorgio Ferigo)
La non-demande en mariage La non domanda di matrimonio (Beppe Chierici)
La non domanda di matrimonio (Nanni Svampa)
La prière (testo di Francis Jammes) Madonna varda giò (Nanni Svampa)
La rose, la bouteille et la poignée de mains La rosa, la bottiglia e la stretta di mano (Beppe Chierici)
La traîtresse La mia ganza (Nanni Svampa)
Le gorille Il gorilla (Fabrizio De André)
El gorilla (Nanni Svampa)
Ocjo al gorila (Giorgio Ferigo)
Le mauvais sujet repenti Il cattivo soggetto pentito (Beppe Chierici)
El rochetè (Nanni Svampa)
Le mécréant Il miscredente (Nanni Svampa)
‘L miscredent (Gipo Farassino)
Le nombril des femmes d’agents L’ombelico della moglie di un agente (Beppe Chierici)
El bamborin de la miée d’on ghisa (Nanni Svampa)
Le parapluie Il parapioggia (Beppe Chierici)
L’ombrella (Nanni Svampa)
Le Père Noël et la petite fille La Leggenda di Natale (ispiratosi da questa canzone Fabrizio De André)
Le temps ne fait rien à l’affaire Chi è stronzo, resta così (Beppe Chierici)
Se l’è on cojon, l’è on cojon (Nanni Svampa)
Le testament Testamento (Beppe Chierici)
El testament (Nanni Svampa)
Le verger du roi Louis (testo di Théodore de Banville) La morte (Fabrizio De André, con nuovo testo scritto da lui, estraneo all’originale)
Le vin Il vino (Giuseppe Setaro)
Les amoureux des bancs publics I panchett (Nanni Svampa)
Les copains d’abord Gli amici miei (Beppe Chierici)
I compagni miei (Giuseppe Setaro)
Les lilas I lillà (Beppe Chierici)
Les passantes (testo di Antoine Pol) Le passanti (Fabrizio De André)
Les sabots d’Hélène Gli zoccoli di Lena (Beppe Chierici)
Les trompettes de la Rennomée Le trombe della celebrità (Beppe Chierici)
Tromboni de la pubblicità (Nanni Svampa)
Trompoette d’la selebrità (Gipo Farassino)
L’épave Il relitto (Beppe Chierici)
L’orage L’uragano (Beppe Chierici)
El temporal (Nanni Svampa)
La Fessée Lo Sculaccione (Fausto Amodei)
Marinette Marinetta (Beppe Chierici, Claudio Baglioni)
La Ginetta (Nanni Svampa)
Mourir pour des idées Morir per delle idee (Fabrizio De André)
Oncle Archibald Zio Arcibaldo (Beppe Chierici)
Zio Arcibaldo (Giuseppe Setaro)
Pauvre Martin Tristo Martino (Beppe Chierici)
Poer Martin (Nanni Svampa)
Tonton Nestor Barba Lenart (Giorgio Ferigo)
Une jolie fleur Un bel fiore (Beppe Chierici)
L’era on bell fior (Nanni Svampa)

Premi

Brassens non ricercò mai riconoscimenti ufficiali e non si considerò mai un poeta, ottenne però alcuni importanti premi:

  • Il premio conferito dall’Académie Charles Cros per il suo primo album;
  • Il grande premio di poesia conferito dall’Académie française nel 1967;
  • Il Premio Tenco nel 1976.
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