Giacomo Colombo, sculture in legno a Lagonegro: l’Ecce Homo della chiesa del Crocifisso

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Marco Tedesco

MARCO TEDESCO

Giacomo Colombo è senza dubbio il più grande scultore che si sia affacciato tra le pagine della storia dell’arte tra Sei e Settecento. Egli era originario di Este, cittadina in provincia di Padova, ma è nelle regioni del sud Italia che la sua attività artistica ha dato alla luce importanti capolavori. In particolar modo in Basilicata, la città di Lagonegro fu definita da Gian Giotto Borrelli nel suo testo “Sculture in legno di età barocca in Basilicata” (Napoli, Paparo Edizioni, 2009), il luogo con la più altra concentrazione di opere di questo straordinario maestro della scultura italiana meridionale.

Giacomo Colombo, Ecce Homo, 1706, Lagonegro, chiesa del Crocifisso (foto tratta dal sito www.basileusonline.it)

La locale chiesa del Crocifisso è da considerare il tempio assoluto dell’attività artistica di Giacomo Colombo a Lagonegro. Il canonico Leonardo Orlando, fu una figura importante per la storia di questa chiesa e per la vicenda delle opere di Giacomo Colombo a Lagonegro, commissionategli dall’Orlando nell’ambito di un rifacimento da lui voluto della chiesa in seguito al quale il tempio assunse la attuale denominazione “chiesa del Crocifisso”. Si tratta di un Ecce Homo, datato 1706, un Cristo alla colonna, un Crocifisso e un San Sebastiano, queste ultime tre sculture sono tutt’ora esposte nel percorso museale di Palazzo Lanfranchi a Matera.

Giacomo Colombo, San Sebastiano, Crocifisso, Cristo alla Colonna, fine XVII inizio XVIII sec., Matera, Palazzo Lanfranchi, già Lagonegro, chiesa del Crocifisso (foto tratta dal sito www.museonazionaledimatera.it)

 

L’Ecce Homo, ancora oggi può essere ammirato nella chiesa del Crocifisso, sua originale collocazione ed è l’unica scultura dell’intero gruppo di opere commissionate al Colombo ad essere datata. La caratteristica fondamentale di questa scultura è che essa, attraverso l’utilizzo di un particolare pietismo, tipico della pittura e della scultura iberica degli anni precedenti e una esagerazione della natura del dolore che fuoriesce dall’espressione del volto di Cristo fino a renderlo veritiero, aspetto che deriva dalla rivoluzione pittorica apportata dal Caravaggio, rapisce l’osservatore e lo rende partecipe al drammatico momento in cui Gesù, incoronato con una corona di spine e con indosso il mantello rosso, che nella scultura appare cadente, gettatogli dai soldati sulle spalle, è presentato alla folla da Pilato nel pretorio, la cui struttura è affrescata sulla parete. Osservando dunque la scultura, ci si ritrova mimetizzati nella folla che incita la liberazione di Barabba, partecipando all’azione resa ancor più drammatica dal sentimento di dolore che traspare dall’espressione del volto di Cristo provato dalle frustate ricevute nel cortile del pretorio. Si può ipotizzare che nella mente di Giacomo Colombo, l’osservatore doveva dunque essere coprotagonista della scena, immedesimandosi nella folla che incita alla crocifissione o che partecipa al doloroso compiersi della passione di Cristo. Dolore sia terreno che divino come si evince dai cherubini in lacrime affrescati sulla parete in corrispondenza del volto di Cristo.

Lagonegro, chiesa del Crocifisso

Con l’Ecce Homo di Giacomo Colombo della chiesa del Crocifisso di Lagonegro, assistiamo ad un connubio perfetto tra scultura e pittura che insieme raccontano il mistero della salvezza dell’uomo dal peccato attraverso il sacrificio di Cristo

 

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