GIGANTI DI BONTA’

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TERESA LETTIERI

 

Dopo aver ammazzato la propria compagna, moglie e fidanzata sono tutti buoni, forse ancora di più. Soffro l’assurdo dell’associazione omicidio e bontà; sarà perché mi hanno insegnato sin da bambina, con la pratica più che con le parole cosa significhi la parola bontà, ma leggere sui giornali le virtù morali di un assassino è diventata una strana consuetudine alla quale non vorrei abituarmi. Eppure questa bontà, questa riservatezza, questa nobiltà d’animo raccontata in quattro colonne riempie la cronaca degli avvenimenti, passa da un giornalismo all’altro e nutre il quotidiano degli italiani, con particolari sempre più dettagliati che arrivano anche ai tempi dello scoutismo o della raccolta fondi per i gatti dell’Himalaya promosso dall’azione cattolica. Un desiderio sfrenato di scandagliare e descrivere l’uomo piuttosto che l’assassino. Cercare necessariamente un’ azione che lo riabiliti ad essere umano, invece di attenersi ad una storia che di buono non ha nulla e dove la vittima quasi scompare. Un suo diritto fino a prova contraria? Non saprei. Di certo, mi viene da pensare più ai diritti della vittima perduti per mano di chi, per me, continua a chiamarsi assassino. Assassino di donne, mogli, compagne, e madri. Spesso recidivo e reo confesso. Credo che, come è giusto che sia, se né la pena tantomeno la detenzione privino l‘individuo dei diritti che gli spettano per umanità a fronte di un delitto, è anche vero che uccidere priva in un colpo di quello stesso sentimento e se uccidi sei un assassino, quindi un uomo senza umanità, si trattasse pure di un cane. Allora si racconti di questo uomo. Ma torniamo alla sua bontà. Come mai, dopo una giornata in fabbrica o la notte di turno, uno che faceva la spesa tutti i giovedì al supermercato con la moglie, la portava in pizzeria il sabato sera, mai uno screzio, mai una voce oltre misura, decide di ammazzarla ed eventualmente affettarla, distribuirla tra diversi sacchi di spazzatura, sotterrarla in un bosco o nel giardino di casa, di farne sparire i resti per sempre? Sarà un raptus. In fondo chi l’ha detto che i buoni non possono cadere preda ad un raptus? Eppure il raptus è un momento improvviso e incontrollato che spinge a comportamenti per lo più violenti. Quindi, certo che può accadere anche ai buoni. E’ un attimo. Pare però che per i buoni, semmai anche giganti del buonismo, il raptus abbia una durata protratta nel tempo; non un attimo di incapacità di intendere e volere, ma anche un giorno, due, forse quindici. Il tempo della latitanza, sempre di raptus si tratta. Uccidere, segarla, seppellirla, scappare, trovare un rifugio per due giorni, quindici, un mese, quello che sia, rientra nei canoni del raptus.  La bontà sta proprio nella durata.  Più dura il fenomeno, più eri buono e forse lo sei. Forse, perché è più probabile che sia lei il male. Ed è tanto più cattiva se rifiuta quella bontà e la mette a dura prova cosicché, ad un certo punto, smette di essere tale e ammazza. Tutto questo vociare intorno ai vari femminicidi, che non hanno smesso di animare la cronaca del quotidiano nonostante i vari provvedimenti continuino ad essere normati ma spesso non applicati per imperizia, incapacità o indisponibilità di risorse quanto di affaticamento delle varie procure, viene trasferito dalla piazza o dal bar alla stampa, detective per suo conto sugli accadimenti. E’ il diritto-dovere di cronaca. Ci siamo spese tanto e a vario titolo sull’importanza delle parole, della comunicazione sul tema che in una epoca social come quella che stiamo vivendo assume connotati ancora più pericolosi se lasciata allo sbando dell’opinionismo comune. Basta osservare le vittime scampate ad un possibile omicidio e sfregiate dal proprio partner a quali tristi attacchi sono state sottoposte  da una platea di tifosi o meglio odiatori seriali. Pare non sia servito e continui a non servire, tuttavia, credo che la stampa debba assumersi la responsabilità di ciò che scrive in genere, ma soprattutto, dopo episodi di questo tipo, ignorando il dire comune, qualora la minaccia che possa incidere sulla formazione di un opinionismo malsano risulti più concreto di una possibilità e rischi di seminare non solo più odio ma una realtà distorta dei fatti. Il rischio minimo è quello di invertire le parti tra vittima e omicida e arrivare alle conclusioni che l’omicidio in fondo ha una sua motivazione, probabilmente anche legittima. Se il buono è stato visto sempre come tale, sicuramente la vittima avrà fornito l’assist per finire in salamoia, quando la conservazione eterna toccherebbe sempre a lui proprio per difenderne la bontà. Ma la stampa, si sa, deve vendere più che informare. Non contenti, e nemmeno questa è una notizia, sempre più spesso il linguaggio degli inquirenti aumenta la risonanza di questo vociare. Certo con modalità diverse e su ambiti in merito ai quali la stampa continua a forzare la mano per amplificare contenuti che sfiorano il grottesco. Chiedere delle condizioni dell’omicida equivale alla domanda, posta alla vittima se potesse rispondere, sul dolore avvertito. Con l’aggravante che su quelle condizioni si può aprire una partita ancora più infame dell’atto in sé, non fosse per il solo fatto che chi ha subìto la violenza non potrà dire la sua. Non potrà rispondere a quella bontà millantata dalla salumiera o dal pizzaiolo, non potrà raccontare di quella morbosità silente ma ossessionante tra le mura domestiche, non potrà dire nessuna delle cose che vorrebbe. Allora interviene lo Stato con i suoi rappresentanti, che dovrebbero forse e ribadisco forse limitarsi ai fatti, quelli oggettivi, per raccontare di quel buono post-raptus, durato anche il tempo di una fuga e di un rifugio da chi riesce pure ad ospitarlo, per proteggerlo ed eventualmente aiutarlo a scappare verso lidi sconosciuti. “ Molto scosso, ha pianto, molto pentito” spiega l’Arma. Lo vedi che era buono? Era molto scosso e molto pentito e ha pure pianto. Chissà “quella” che gli ha fatto per portarlo all’esasperazione, pure i carabinieri lo dicono che era molto pentito. E così il signor assassino rimarrà un signore, costretto ad ammazzare anche per il pizzaiolo o la salumiera che ne hanno osservato sempre la cortesia e la gentilezza al banco. Senza conoscere il suo vero banco di macellazione, quello che si tiene per sé, nascosto nella propria anima. Quello che rende buoni. Anzi. Giganti di bontà.

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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