GLI INGLESI VOTANO ALLE EUROPEE: E RISPUNTA FARAGE

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Marco Di Geronimo

Il Regno Unito parteciperà alle elezioni europee. Londra eleggerà i suoi eurodeputati, voterà (e influenzerà) i prossimi organi decisionali dell’UE, e poi farà le tende. Questo l’improbabile programma sul quale si è perfezionato un accordo tra le due rive della Manica. Con un quadro politico britannico in costante evoluzione.

Pochi giorni fa si sono tenute le elezioni amministrative britanniche. La tornata elettorale ha sancito un fortissimo arretramento del Partito conservatore. La compagine della May ha perso oltre mille seggi, dilapidando influenza nei councils che governano borghi e città del Regno Unito. A confronto, il Partito laburista ha subito perdite irrisorie (inferiori al centinaio).

Si registrano viceversa le avanzate dei Lib-Dems (il tradizionale terzo partito del quadro inglese) e del Partito verde. Non bisogna però sopravvalutare i risultati di queste tornate. L’elettorato inglese è particolarmente volatile tra una tornata e  l’altra. O meglio, è molto sensibile alla natura delle singole consultazioni: vota in un modo a livello locale, in un altro a livello nazionale. E alle elezioni generali del 2017 il Labour fu capace di una rimonta di oltre 10 punti percentuali nello spazio di poche settimane. Proprio a distanza di una tornata di amministrative.

Tutto ciò non per giustificare Corbyn, ma per comprendere la complessità del quadro politico. Il tema Brexit rimane chiaramente l’argomento principe del dibattito. Ma è un terreno estremamente scivoloso: ha già divorato i consensi del Partito conservatore. Il quale non ha caso sta cedendo milioni di elettori a Nigel Farage. L’ex leader dello UKIP ha accusato i suoi vecchi compagni di partito di aver spostato troppo a destra la sua creatura (che non ha caso adesso è etichettata come futura partner dell’ENF, l’eurogruppo della Lega). E Farage ha colto la palla al balzo per monetizzare i flussi in uscita dai conservatori lanciando una nuova lista: the Brexit Party.

Il terremoto che BP sta propagando nei sondaggi britannici ha esasperato la difficoltà della sfida del Partito laburista. I socialisti inglesi sono impegnati in un tentativo disperato di spostare il focus della discussione pubblica su altri temi, e polarizzare il dibattito delle masse su istanze care ai laburisti. Anche perché la profonda divisione tra brexiteers e remainers corre trasversale tra le classi sociali e divide a metà i bacini elettorali ideali di conservatori e laburisti.

Non è quindi un caso che il partito della Brexit e il “partito del Remain” (i Lib-Dems appunto, ma anche i Verdi) stiano mietendo consensi in vista delle elezioni europee. La difficoltà del Partito conservatore nutre Farage, che a sua volta induce l’elettorato più europeista a esigere una posizione più netta dal Labour. Ma il Labour – intelligentemente – non è disposto a schierarsi con l’Europa, quando la stragrande maggioranza dei collegi uninominali inglesi ha votato per uscire dall’UE. I Lib-Dems finiscono però per maturare l’effimero eurodividendo, ed erodono la forza dei laburisti in uno dei momenti più tragici per la storia inglese.

Il Paese è diviso su una questione che, nella realtà dei fatti, incide poco sulla rotta programmatica di un qualsiasi inquilino di Downing Street. (Non dobbiamo dimenticare che Londra è già di suo parecchio autonoma dai trattati europei, grazie a una serie di opt-out negoziati appositamente). Cosa accadrà nei prossimi mesi sul Tamigi è davvero impossibile dirlo. A Bruxelles, già ci si dispera al pensiero di dover riallocare i seggi britannici tra i Paesi restanti quando gli eurodeputati inglesi decadranno. (Il che provocherà una serie di problemi, come testimonia YouTrend). Certo è che la situazione è paradossale: gli inglesi entrano al prossimo Parlamento per decidere chi siederà nella futura Commissione, e subito dopo abbandoneranno la barca. (Ma lo faranno davvero?…).

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E; collaboro pure con Leukòs (https://leukos.home.blog/). In passato ho scritto anche per ItalianWheels e per Onda Lucana.

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