by ROCCO ROSA
Con l’operazione Olimpiadi, Grillo ha preparato il suo rientro alla guida effettiva del Movimento. Si era messo di lato ma ha dovuto cambiare di nuovo posizione, non perché di profilo stesse male, ma perché, con lui un po’ più decentrato, ne sono successe di tutti i colori, a dimostrazione che la politica sarà pure lotta di idee ma, ora e adesso, è soprattutto lotta personale. Non ci voleva la zingara per capire che con il No alle Olimpiadi, fatto digerire alla Raggi, ha voluto dettare la nuova linea del Movimento che non è quella di competere sul piano di chi fa meglio ma su quello della moralità punto e basta. Dire no alle Olimpiadi significa accreditare una idea di austerità e di buon governo, contro ogni tentativo di dispersione di denaro e ogni occasione di malaffare. Valida o no la tesi, ( noi qui l’abbiamo contestata ) egli ha raccolto gli umori profondi del paese e, anche se ha costretto la sua Sindaca a schierarsi contro gran parte della sua città, si è , lui, Grillo, riproposto sul palcoscenico della politica come il protagonista principale nel vecchio ma funzionante gioco del buono contro il cattivo. E’ da credere quindi, che utilizzerà i prossimi mesi che ci separano dal referendum per un lavoro di distrazione di massa che non è quello di parlare dei contenuti del quesito costituzionale ma di gridare che Renzi e compagni se ne debbono andare a casa, perchè non hanno affrontato il vero problema che inquieta il Paese e cioè la corruzione,il degrado delle istituzioni e la difesa dei poteri forti. Un argomento affatto secondario per un popolo che in questi anni ha dovuto ingoiare rospi enormi, dalle scorribande di finanzieri senza scrupoli, all’uso personale del danaro pubblico, al salvataggio delle banche e di grandi aziende ( Alitalia) a spese di tutti gli italiani. Per non parlare dei grandi scandali, dal Mose, all’Expo , all’Eni, alla Marina, alla guardia di Finanza e chi più ne ha più ne metta. Quattro anni non sono passati invano e il Grillo che aveva paura di governare non c’è più. Ora lui sa che può arrivare al comando ( lui personalmente non credo, forse una grande figura istituzionale), e sa che per arrivarci deve battere su un unico e solo tasto: il fallimento morale della classe politica di questi trent’anni, la vecchia e anche la nuova generazione. Dopo Palermo lo scenario politico cambia radicalmente, con Renzi che correrà a far approvare quanto prima una legge che rimette al centro la coalizione e forse ridà spazio alle preferenze. Ma se la coalizione sarà di centrodestra , cioè con il recupero dei berlusconiani, sarà un’altra sconfitta annunciata, perché Grillo non vede l’ora di mettere in una sola linea di tiro Berlusconi e Renzi e Alfano e Verdini e tutti quelli che in trent’anni ci hanno portato a questo. E’ una scelta secca tra il vecchio e il nuovo. E chi è sceso in politica per combattere il vecchio non può farsi trovare in sua compagnia. Ecco perché, preliminare ad ogni cosa,è dimostrare che al tema della moralizzazione della vita pubblica il Governo non è insensibile e che Cantone non basta se non si usano tute le altre armi ( dalla lotta ai paradisi fiscali, a nuove norme etiche, alla riforma costituzionale dei partiti,alla riforma della giustizia con la sconfessione legislativa di quella parte di giustizia che opera come o con il potere. E quella parte del Pd o della sinistra che vede nella sconfitta di Renzi al referendum un lezione atta a ridimensionarlo non è dotata di una visione lunga: se sconfitto Renzi farà del partito l’arma totale per rileggittimare la sua leadership in nome di un rinnovamento che significa epurazione interna e una nuova generazione politica pronta a rilanciarlo.