ARRESTATE APOLLINAIRE E PICASSO: HANNO RUBATO LA GIOCONDA

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BY LEONARDO PISANILeonardo Pisani

Un pericoloso ragazzo, senza “arte ne parte” . La Polizia parigina non aveva dubbi il tal Wilhelm Albert Włodzimierz Apollinaris de Wąż-Kostrowicky  nato  a Roma il 25 agosto 1880 da padre svizzero ufficiale dell’esercito che non lo riconobbe ed una nobildonna polacca era stato a rubare la celeberrima Monna Lisa il 21 agosto dell’anno 1911, del resto era estroso, troppo estroso tanto che aveva cambiato addirittura nome : Guillaume Apollinaire. 

Apollinaire

Apollinaire

AHHHHH.. Questi giovani rampolli con manie di artisti. E così il buon Apollinaire fu arrestato il 7 settembre 1911 per aver rubato il capolavoro del Grande Leonardo Da Vinci.  La solerte polizia non ebbe dubbi,  fu portato in prigione e ben presto arrestato anche un suo amico di scorribande notturne. Un altro pericoloso “vagabondo” per di più straniero tal Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Ruiz y Picasso suddito di sua Maestà Alfonso XIII di Borbone di Spagna meglio noto negli ambienti bohemien come Pablo Picasso.

Portrait_of_Pablo_Picasso,_1908-1909,_anonymous_photographer,_Musée_Picasso,_Paris..

Picasso

 Inutile dire che i due giovanotti senza arte ne parte furono scarcerati perché innocenti, e poi col tempo ebbero da dire la loro “parte ed arte”. Il colpevole fu trovato dopo due anni il l’11 dicembre 1913 a Firenze e l’autore del furto arrestato il  12 dicembre: era un  italiano,  Vincenzo Peruggia,dipendente del Louvre. 

Ma chi era il ladro della Gioconda e come si svolsero i fatti? Peruggia era originario di Trezzino, frazione di Dumenza un paese del nord della provincia di Varese, vicino al confine con la Svizzera. Il padre Giacomo era muratore mentre la madre Celeste si occupava dei lavori domestici e dei cinque figli: quattro maschi e una femmina. Appreso in giovane età il mestiere di imbianchino e verniciatore, seguì per lavoro il padre a Lione nel 1897. Essendo di costituzione gracile nel 1901 venne riformato dal servizio di leva e nel 1907 emigrò in cerca di lavoro a Parigi, percorso già compiuto da altri emigranti italiani. Qui si ammalò di saturnismo, malattia dovuta all’intossicazione da piombo, metallo contenuto nelle vernici utilizzate dagli imbianchini. Assunto dalla ditta del signor Gobier, venne mandato con altri operai al Museo del Louvre con il compito di pulire quadri e ricoprirli con cristalli e compì il suo furto la mattina del 21 agosto 1911. Mona_Lisa,_by_Leonardo_da_Vinci,_from_C2RMF_retouched

Sui motivi del furto ci sono varie ipotesi tra cui anche un furto su commissione di un truffatore argentino, il marchese di Valfierno, che ne avrebbe volute vendere sei copie agli americani. In realtà Peruggia affermò sempre di aver compiuto il furto per patriottismo in quanto la visione su un opuscolo del Louvre di quadri italiani portati in Francia da Napoleone I provocò in lui un senso di vendetta: voleva restituire all’Italia almeno uno di quei dipinti, non importava quale. Inizialmente aveva pensato alla Bella Giardiniera, ma le dimensione esagerate del quadro lo avevano dissuaso. Ironia della sorte la Gioconda non fa parte del bottino napoleonico, Fu Leonardo stesso a portare con sé in Francia, nel 1516 la Gioconda, che potrebbe essere stata poi acquistata, assieme ad altre opere, da Francesco I.

Si sa che un secolo dopo, nel 1625, un ritratto chiamato “la Gioconda” fu descritto da Cassiano dal Pozzo tra le opere delle collezioni reali francesi. Altri indizi fanno pensare che fin dal 1542 si trovasse tra le decorazioni della Salle du bain del castello di Fontainebleau.

Più tardi Luigi XIV fece trasferire il dipinto a Versailles. Dopo la Rivoluzione francese, venne spostato al Louvre. Napoleone Bonaparte lo fece mettere nella sua camera da letto, ma successivamente tornò al Louvre. gioconda1012

Dopo aver rilasciato il futuro poeta e scrittore la polizia francese iniziò ad interrogare tutti coloro che lavoravano al Louvre in quei giorni. Peruggia venne interrogato e la sua modesta stanza fu sottoposta ad un’ispezione che ebbe esito negativo poiché la Gioconda era nascosta in un apposito spazio ricavato sotto l’unico tavolo.

Nell’autunno del 1913 il collezionista d’arte fiorentino Alfredo Geri decise di organizzare una mostra nella sua galleria chiedendo ai privati, tramite un annuncio sui giornali, di prestargli alcune opere. Il Geri  ricevette da Parigi una lettera nella quale veniva proposta la vendita della Gioconda a patto che il capolavoro tornasse in Italia e fosse lì custodito. La lettera inviata da Vincenzo Peruggia era firmata dal fittizio Monsier Léonard V. Consigliatosi con Giovanni Poggi, direttore della Regia Galleria di Firenze, Geri fissò un incontro con Monsieur Léonard l’11 dicembre 1913 in un albergo di Firenze. Si presentò con il direttore della galleria che dopo aver visto il quadro lo prese in custodia per esaminarlo. Vincenzo Peruggia fu arrestato il giorno seguente dai carabinieri che lo prelevarono dalla stanza di albergo. La pressione popolare e l’invocazione dell’infermità mentale (confermata dall’indovinello postogli dal medico psichiatra del tribunale professor Paolo Amaldi, che assunse l’incarico il 24 maggio del 1914: -Su un albero ci sono due uccelli. Se un cacciatore spara ad uno di essi, quanti ne rimangono sull’albero?- -Uno!- rispose Peruggia. -Deficiente!- tuonò il medico. Infatti la risposta alla domanda era zero, (perché l’altro sarebbe scappato) sortirono, comunque, l’effetto di indurre la corte a concedergli le attenuanti ed a comminargli una pena assai mite: un anno e quindici giorni di prigione. Il comportamento  delle autorità italiane fu  apprezzato in dal governo francese  che concesse  un lungo periodo di esposizione del dipinto (prima agli Uffizi a Firenze, poi all’ambasciata di Francia di Palazzo Farnese a Roma, infine alla Galleria Borghese, in occasione del Natale), prima del suo definitivo rientro.

La Monna Lisa arrivò in Francia a Modane, su un vagone speciale delle Ferrovie italiane, accolta in pompa magna dalle autorità francesi, per poi giungere a Parigi dove, nel Salon Carré, l’attendevano il Presidente della Repubblica francese e tutto il Governo.

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