HATE SPEECH E IL MEDIOEVO DELLA RETE

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ida leoneIDA LEONE

Ogni giorno che passa, come nel Far West, si raggiunge una nuova preoccupante frontiera della violenza esercitabile rimanendo comodamente seduti davanti ad un schermo (piccolo) e con una tastiera (digitale) fra le mani, ed utilizzando ogni tipo di social network. Ce n’è per tutti i gusti:

  • le migliaia (migliaia!) di commenti terribili ogni volta che un politico più o meno in vista pubblica notizie sulla propria salute. Si va dagli auguri di morte semplici agli auguri di morte conditi con irripetibili insulti, decuplicati se il soggetto in questione è una donna, magari vagamente di sinistra (Laura Boldrini o Emma Bonino sono le prime che mi vengono in mente);
  • le pagine degli oltranzisti di qualunque genere, dai vegani agli amici degli animali, con prevalenza di quelli che praticano una religione, in particolare se la religione è quella che alle sue origini ha predicato amore universale, tolleranza, accoglienza, rispetto per l’altro, per i peccatori, per i poveri e gli umili. Provate a mettere un post che parli di accoglienza ai rifugiati o di educazione alla diversità in una pagina Facebook di cattolici integralisti, e restate a guardare il putiferio che si scatena, e le forme contorte e deliranti di insulti che leggerete nel giro di pochi minuti;
  • violenza associata al sesso, al sessismo, alla differenza fra generi, e alle varie forme di libertà sessuale. L’ultima deprimente trovata sembra essere quella di prendere una foto di una ragazza da una pagina Facebook qualunque, ovviamente a sua insaputa, e di postarla in gruppi nei quali ciascuno può esprimere liberamente un proprio parere sulla, diciamo così, estetica della ragazza in questione, e sulle varie forme possibili di intervento maschile sulle parti anatomiche – spesso veramente innocenti – ritratte nella foto in oggetto. Si è parlato di “stupro virtuale”, e non si è andati molto lontani dalla realtà;
  • tutte le forme possibili di cyberbullismo, esercitato sui social network e su ogni tipo di messaggeria nella quale sia possibile creare un gruppo (alcune mie amiche mamme di figli fra i 5 e i 12 anni ritengono che anche i famigerati “gruppi di mamme” siano una forma raffinata di violenza, e forse hanno ragione).

Credo sia piuttosto evidente come queste forme di violenza si associno ad inconsapevolezza dell’uso del mezzo e delle sue infinite possibilità (anche in senso negativo) e ad una ignoranza diffusa, che forse c’è sempre stata, ma che le potenzialità del mezzo digitale fanno venire drammaticamente alla luce e soprattutto alimentano. I fake, le bufale, le notizie false o distorte che nessuno si preoccupa di verificare prima di diffondere – soprattutto se tendenti a screditare, vilipendere, minacciare – che raggiungono le migliaia di visualizzazioni e e di condivisioni, sono un fenomeno che da lungo tempo è emerso in tutta la sua pericolosità e che nulla sembra poter combattere. Peraltro, fanno davvero rabbrividire le contromisure ipotizzate ad esempio da Beppe Grillo, che parla di possibili “tribunali del popolo” che decidono cosa è vero e cosa è falso delle notizie in rete, immagino senza alcun serio fact checking ma così, a muzzo, a simpatia, perchè ovviamente nessuno ha voglia di leggersi le – esempio – 10 motivazioni tecniche per le quali non è possibile che “i parlamentari con un colpo di mano si sono aumentati lo stipendio, su proposta di legge del sen. Cirenga“, perchè nessuno ha voglia di studiare e approfondire. Dai tribunale del popolo alle esecuzioni di massa il passo è brevissimo, come pure dal virtuale al reale.

Nessuna meraviglia che le generazioni più giovani comincino a percepire la violenza come unico modo per essere ascoltati. Ho discusso a lungo, in privato, con una delle componenti il gruppo di antagonisti che hanno verbalmente e poi fisicamente aggredito Roberto Speranza. Non c’è stato verso di far comprendere la sostanziale inutilità e stupidità di una tale forma di protesta, di quanto un gesto del genere faccia passare in secondo piano l’oggetto della protesta, ed esalti il cosiddetto “nemico”, e alla fine mi sono arresa.

Non sono convinta che l’educazione – scuola, famiglia – ad un uso consapevole della rete possa sortire un qualche effetto, il danno è molto più vasto di quanto si immagini e cominciare dai bambini è un lavoro lunghissimo. Pure non c’è altra via, al momento. Se non tornare al tempo (felice?) nel quale quelli della mia generazione hanno vissuto un pezzo importante della propria vita e della propria formazione, che non prevedeva la presenza di alcuna forma di comunicazione digitale. Abbiamo amato la rete da subito, noi, perchè consapevoli delle sue infinite e meravigliose potenzialità, che pure si stanno sviluppando, ma occorre uscire al più presto da questo medioevo dell’uso di Internet.
Si accettano proposte.

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Sull' Autore

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

1 commento

  1. Se soltanto per un minuto scendeste dal piedistallo e la smetteste con questo atteggiamento da professori che hanno la verita in tasca… Magari siete voi che avete torto, che difendete uno status quo di merda e che forse fareste meglio ad andare al diavolo una volta per tutte.

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