I BILANCI UMANI

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Dino De Angelis I BILANCI UMANI

DINO DE ANGELIS

I bilanci sono quella cosa che sentiamo di fare ogni tanto, quando finisce un periodo, oppure quando succede qualcosa che ci fa pensare ad un percorso precedente: una ricorrenza, un compleanno, una semplice memoria.

In questo giorno ricorre un ricordo del quale non possiamo fare proprio a meno e, anche se alcuni giornali non ne hanno fatto menzione, la strage di Via D’Amelio, quelli che sono di una certa generazione, come la mia, quelli che quella sera erano incollati davanti alla televisione,increduli, nauseati, addolorati e con la morte nel cuore, non possono dimenticare.

Sembrava incredibile, eppure l’avevano fatto. Non gli bastava aver messo il tritolo sull’autostrada per far fuori Falcone con la moglie e tutta la scorta. Non gli bastava aver tolto di mezzo magistrati e inquirenti, dovevano completare l’opera anche con Paolo Borsellino.

Non sembrava vero nemmeno a noi che in uno stato civile come l’Italia, potesse accadere tutto questo.

Mai avremmo pensato che un’organizzazione malavitosa fosse superiore ai mezzi di uno stato organizzato che pure di battaglie contro la malavita ne aveva vinte tante negli anni di piombo. Ma con gli anni 90 il piombo era stato sostituito dal tritolo, ed una macchina qualunque lasciata in un parcheggio, come un’anonima valigia abbandonata in un aeroporto, possono passare inosservati ma essere in grado di regalare dolore e morte che non si laveranno con nessun arresto, con nessun processo, con nessuna condanna.

E quello che siamo costretti a vedere oggi, avvenimenti che ci lasciano altrettanto interdetti come quelli a cui abbiamo assistito il giorno della strage di Via D’Amelio o il giorno dell’attentato a Capaci, ci consegna degli interrogativi che assumono la forma di bilanci generazionali di un mondo che non riusciamo più a capire.

Il bilancio della vita delle persone non è come quello di una società. Il bilancio della vita non lo devi programmare, un giorno succede che un camion impazzito guidato da un uomo che non dà nessun valore alla vita, si catapulta in una strada di città dove c’è una festa popolare e fa una strage di innocenti, e quella cosa scatena degli interrogativi nei fortunati che non erano a quella festa e che, sgomenti, si chiedono: ma cosa sta succedendo a questo mondo?

In questi giorni la cosa che mi colpisce di più è la frase ricorrente di alcuni genitori che hanno bambini piccoli a cui si rivolgono chiedendo scusa per il mondo che lasceranno loro.

È il fallimento non dell’Europa, non delle lotte per la religione, non di una politica che non risolve accartocciandosi su se stessa, ma di un’umanità che ha perso umanità e si sta rivoltando pericolosamente contro se stessa. È la vita che sta perdendo di valore, in barba a tutte le filosofie dell’Umanesimo e del Rinascimento, è lo svilimento dell’uomo che conferisce alla propria esistenza un’importanza talmente relativa da far impallidire l’oscurantismo medievale e certe periferie delle metropoli dove si uccide per pochi spiccioli. Sono i barconi del Mediterraneo che cercano la vita e spesso trovano il fondo del mare, annegando il sogno di ricominciare.

È la vita che annega la vita, è la sconfitta dei nostri padri spirituali dell’umanità, da Gandhi a Martin Luther King per finire a Falcone e Borsellino, che hanno pagato con la propria vita lo scotto di un’umanità che non sa più da dove ricominciare. Ecco cosa ci consegna una data come questa.

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