I FEUDI DEI DEL BALZO (ORSINI) E LE LORO RAMIFICAZIONI

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VITO TELESCA

Una delle peculiarità più tipiche dei  nobili sia in età medievale che in età moderna, era il ricoprirsi di titoli e feudi. Era una prerogativa che contribuiva a soddisfare il proprio ego, ovviamente necessitava essere accompagnata da un certo sfarzo e proprietà anche di particolare valore artistico e culturale. Pertanto l’unire al proprio nome anche l’elenco dei feudi e dei domini era prassi consolidata. Soprattutto per i Del Balzo questo aspetto risultò fondamentale. Quasi come una competizione tacita tra le nobiltà del regno.

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Abbiamo scoperto che il capostipite in Italia di questa grande famiglia fu Bertrando de Baux al seguito della spedizione angioina in Italia. Divenne Signore di Berre e Marignane, Conte e Principe sovrano d’Orange e Montpellier nonché Conte di Avellino. La sua eredità venne suddivisa ai figli Bertrando, Guglielmo ed Ugone i quali daranno vita ai tre rami principali dei Del Balzo: i Signori di Les Baux, i Signori di Berre (e Duchi d’Andria) e i Principi d’Orange. Ancor più assetati di ricchezze e a caccia di titoli i figli di Bertrando riuscirono, con una strategia matrimoniale ben studiata, a entrare nei migliori salotti del regno. Difficilissimo districarsi nelle “maglie” di questa famiglia, soprattutto per via dei nomi ricorrenti sempre per dare continuità alla propria stirpe e al loro senso di appartenenza. I nomi più diffusi furono proprio Raimondo e Bertrando.

Il primo ramo, i Signori di Les Baux, si estinse molto presto nel XIV secolo per fedeltà alla Regina Giovanna. Alice, Signora di Les Baux e Contessa di Avellino, si rifiutò di riconoscere quale sovrano il Re Carlo III nel 1381. I loro feudi si estero su una porzione della Terra di Lavoro con quella che oggi è la parte meridionale della provincia di Caserta.

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Il secondo ramo, quello dei Berre, ebbe molta più fortuna e seppe ricamare una strategia matrimoniale degna di un serial televisivo. Bertrando, Conte d’Andria, sposò nel 1306 Beatrice d’Angiò figlia del Re Carlo II e suo figlio Francesco nel 1352 si unì in matrimonio con Margherita d’Angiò figlia di Filippo II Principe di Taranto. La loro figlia primogenita, Antonia convolò a nozze con Federico III d’Aragona, Re di Sicilia, mentre il secondogenito, Jacopo Principe di Taranto ed Imperatore titolare di Costantinopoli, sposò Agnese d’Angiò, figlia di Carlo Duca di Durazzo e sorella della Regina Margherita. Inoltre la figlia di Pirro del Balzo, IV Duca d’Andria, ovvero Isabella Del Balzo, sposò Federico I d’Aragona Re di Napoli. Una dinastia che volle mescolare il proprio sangue con quello dei regnanti di turno. Questi avevano anche in feudo Lavello e Venosa.

I Del Balzo d’Orange, il terzo ramo, governarono il Principato di Taranto nella seconda metà del sec.XIV. Apparteneva a questo filone Ugo Del Balzo, dal 1309 Conte di Soleto (Lecce) che sposò la nobildonna Jacopa della Marra. Questo “ceppo” riveste, nell’economia del nostro dossier, un ruolo fondamentale perché è attraverso  la figlia Sveva, che la storia dei Del Balzo si interseca con la famiglia degli Orsini. Sveva sposò  Roberto Orsini, Conte di Nola. Dal loro “amore” nacque Raimondo, detto Raimondello, Orsini del Balzo, Principe di Taranto (1361-1406) che a sua volta sposò Maria D’Enghien, contessa di Lecce e figlia di Sancia Del Balzo. Figlio di Raimondello fu Giovanni Antonio Orsini Del Balzo.  Siamo di fronte a due figure fondamentali per il Regno di Napoli perché in loro, più di ogni altro nobile, si intrecciano varie virtù (nel bene e nel male):  uomini ambiziosi, spavaldi, temerari, cinici e assetati di potere e “sapere”. Parleremo nuovamente di questi “personaggi” nelle prossime uscite (dedicheremo ben due uscite all’arte, all’architettura e alla cultura in generale). Qui vorrei sottolineare come, soprattutto nel figlio “Giannantonio”, emerga la voglia di apparire e di primeggiare. Ambizioni (anche di conquista della corona) che erano accompagnate da una ricerca continua della “giusta causa” in ogni loro azione politica. Questa condotta, come riferiscono storici illustri, ci riporta al Machiavelli. Impossibile non farlo.

Il professor Francesco Storti dell’Università di Napoli su questo ha scritto come tra i signori “la prassi politica del quattrocento” era ispirata “all’azione di una logica volta alla costruzione di immagini capaci di creare consenso e, al tempo stesso, identità e legittimazione”.

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Un quadro identitario in cui i Del Balzo del Principato di Taranto rientrano a pieno titolo. Ricco di aspre lotte e intricate trame di palazzo risulta essere il periodo in cui regnarono Raimondello e Maria d’Enghien. Quest’ultima, alla morte del marito, e con i figli ancora piccoli e impossibilitati a prendere le redini del Principato, lo amministrò e lo difese con coraggio e saggezza.

A noi è sufficiente annotare come quella della stirpe dei Del Balzo Orsini, in tutte le loro ramificazioni, risulta essere, con i Sanseverino (vedi articoli di giugno) la casata più influente e potente del Regno di Napoli. I primi furono signori incontrastati del basso adriatico, da Andria a Santa Maria di Leuca, fino a Venosa, Montescaglioso e Pomarico, i secondi padroni assoluti della sponda tirrenica del Regno di Napoli tra XIV e XV secolo. La stella cometa rimase, nonostante tutte le ramificazioni, il comune denominatore per i “sigilli” a memoria della loro antica (e fantasiosa) origine evangelica.

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