I “MANGIATORI DI BAMBINI” TRA BUGIE E REALTA’

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ANNA MARIA SCARNATO

Automobili, autobus, mezzi agricoli e militari disseminati nelle pianure delle campagne ucraine, schiacciati e dati al fuoco come insetti; cani vaganti e spaventati sembrano interrogarsi su quale fine abbiamo fatto i padroni che di loro si prendevano cura, quale fine abbia fatto l’uomo, l’umanità se ora è lì riversa sulla terra a mangiare l’asfalto e la polvere  scomposta dalle bombe a grappolo, piegata in un pozzo dove il sangue  colora di rosso l’acqua che poco prima dissetava animali e persone che in quelle case di periferia abitavano. Finestre di case sventrate, vetri in frantumi, giochi ed animaletti di pelouche abbandonati, volati via nell’aria esplosa ed ora non più accarezzati da mani di bimbi felici. Erranti donne, a capo coperto da foulard a fiori, asciugano con le mani le lacrime che rigano il viso ancora bello. Chiedono pace, solo pace. Uomini e donne  che non pensano di fuggire via lontano dalle loro case e dalla guerra, avanti come sono negli anni che non fanno più sperare in un futuro che non sia lì, nelle loro umili casette, nei ricordi dei loro affetti giovani che ora sono al fronte a imbracciare le armi o rifugiati in posti più sicuri. E poi gli animali da cortile, qualche mucca bianca e nera, scarna anch’essa per la scarsità di cibo, fuori dalla stalla, libera di brucare l’erba tra rottami di bombe scoppiate che poco prima non erano lì e che ora hanno cambiato il sapore e l’odore di ciò che costituiva il loro pasto quotidiano. Città deserte e non più lo stesso tessuto urbano . Piuttosto il risultato di un terremoto che l’ha abbattuto, un sussulto distruttore giunto dalla terra e dal cielo. Biciclette rare sulle vie, pedalate da chi cerca nostalgico la normalità tra corpi morti da schivare, tra silenzio di morte e suoni di sirene che invitano a scendere sotto terra. Di bambini e mamme non si riempiono ormai i cortili bruciati dove ammassi  di rovine campeggiano spettrali, di loro nessuna traccia nelle grandi piazze delle città dove il tempo più gioioso, il tempo di altri tempi trascorreva felice e libero. Ora quelle gambette scappano spesso da sole dove la strada le porta, accompagnate da un numero di cellulare scritto sulla delicata e rosea pelle delle braccine; il più delle volte quei piedini sono  mossi dalla forza trainante e disperata di una mamma o di  una nonna. Tanti bambini spariti, ingoiati dalla guerra, divorati da un mostro come quello  che nelle storie per l’infanzia compare a fare paura, come deterrente ad una disobbedienza, ad una ribellione, alla resistenza. Ma qui, quale errore, quale azione ha commesso un bambino, centosessanta e più bambini ucraini morti, privati della vita, nelle strade, nelle case, negli ospedali nelle stazioni, nei luoghi sacri che una guerra mai deve profanare………….. E se quelle che si sono considerate invenzioni partite da una realtà favoleggiata e strumentale ad una propaganda anticomunista e che tra il 1920 e il 1930 si diffusero, soprattutto in Italia, quando una carestia affamò la popolazione russa e creò il cannibalismo, oggi potrebbero ritrovare nuovo vigore nell’onda del dolore pur nella diversa motivazione dei fatti, nell’impeto di una paura per il futuro. E la tentazione potrebbe iniziare a ridisegnare il confine vero tra l’esagerato e politicamente studiato per danneggiare l’avversario con una propaganda falsa  e la verità che oggettivamente ogni giorno si fa largo attraverso ciò che tutti osservano nella martoriata Ucraina, nell’esperienza di coraggiosi  cronisti di guerra che trasmettono immagini di   realtà terribili che mai si pensava potessero verificarsi. E i bambini” mangiati dai comunisti”di cui il docente di storia contemporanea dell’università di Urbino, Stefano Pivato, parla nel suo libro , ritenuta un’esagerazione e frutto di un’  esperienza del fascismo che enfatizza , dopo la fine della guerra, lo scontro con il comunismo in Italia più che altrove(poiché qui dalla metà degli anni 40 operò il più grande partito conmunista d’occidente) al fine di suscitare timore e paure, oggi come immagine obbrobiosa tenta l’opinione pubblica mondiale davanti al dolore della morte di un’infanzia innocente che non è riuscita a prendere il treno della salvezza; oggi, persino le battute ironiche fatte dal presidente della Repubblica Italiana nel 1998 nei confronti di M.D’Alema (ex PC ), il giorno della sua  nomina a palazzo Chigi quando , pare, gli abbia regalato un bambolotto di zucchero aggiungendo” così non interromperai la tradizione dei comunisti che mangiano i bambini, fa ribrezzo  al solo immaginare che qualcuno possa scherzare sul tema dell’infanzia. Se nulla è al sicuro durante gli attacchi di un’aggressione folle come stiamo vedendo, che non si accetti mai che nulla sia sacro in questa e in altre guerre, che l’infanzia non sia rispettata. Nella storia del mondo molti sono stati i “mangiatori “ di bambini,  i “ mangiatori “di uomini,  dai lager nazisti ai Gulag sovietici. Ed anche in queste esperienze i crimini sono stati negati. Oggi queste efferatezze sono ritenute false ma è sotto gli occhi di tutti la sagoma arsa di un bambino ucraino nell’auto centrata da un missile, la sparizione di chissà quanti altri. Che quella immagine diventi la maschera del rimorso per tutte le vittime che questa guerra sta seminando. Che alla fine quel moncone nero, che il filmato giornalistico ha ripreso e divulgato,  sia posto in alto in una piazza, a memoria delle nefandezze compiute dall’uomo contro i bambini. Come la maschera del rimorso commemora le vittime  del Gulag leniniano e staliniano sulla collina del Magadan in Russia. Che la guerra abbia fine, che lo scempio inaccettabile nei confronti di inermi civili abbia fine. Che nessuno soddisfi la sua fame pantagruelica e vergognosa “ mangiando “ l’infanzia, recidendo alla base quei tulipani di un giardino colorato sempre più dalle tonalità calde europee e accarezzati  da un vento d’occidente , un vento diverso, che non toglie il respiro. Si chiama Libertà e Pace.

 

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