I SEMINATORI DI ODIO

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Non bastano i  quattordici morti in questo mese sulle strade del caporalato, né i tre morti per infortuni sul lavoro. Adesso alzano il tiro con minacce dirette e con proiettili ad aria compressa. Poi non parliamo dei social che improvvisamente sono diventati vetrina degli istinti peggiori, delle malevolenze, delle cattiverie, delle falsità e dove i post sono diventati quei mostri deformi nei barattoli degli istituti di anatomia criminale.  Ho condiviso una notizia nella quale il coordinatore della task force per i migranti , Pietro Simonetti, già consigliere regionale e già sindacalista dell’allora maggiore sindacato regionale che era la Cgil, ha svelato l’altra faccia del fenomeno, dimostrando cifre alla mano che questa immigrazione non è tutto spreco e sperpero ma è anche strumento di economia , sia per i lavoro stagionale nei campi o nelle stalle che nessuno vuole fare , sia per il contributo che viene dato al mantenimento di servizi importanti come la scuola, che senza i duemila bambini che la frequentano in basilicata vedrebbero  altri duecento insegnanti fare le valigie. Ma Simonetti ,pensando di introdurre elementi di ragionevolezza in un clima che ormai è fortemente  surriscaldato dalla strumentalizzazione e dalla propaganda xenofaba, è come se volesse fermare il vento con le mani . Gli insulti che gli sono arrivati, gli inviti a prendersi i migranti a casa sua, le minacce di morte via Whatsap, e le insinuazioni circa i soldi che si sta facendo hanno oltrepassato il senso di un dialogo o di un confronto e assunto i contorni di una aggressione personale.

Voglio dire chiaro e tondo che  SImonetti :1) non prende un euro per il suo incarico 2) che non prende neanche un rimborso 3) che nella sua vita ha sempre costituito un argine allo sfruttamento dei lavoratori 4) che tutte le sue battaglie sono state coraggiose ed esemplari ( vedi Orinoco, i cinesi, la calata dei barbari nelle aree industriali, 5) che il suo progetto di insediamento diffuso e di attivazione di servizi locali ad opera dei giovani e delle operative va nettamente contro il sistema in uso di gestione dei Cara , dei centri di accoglienza e di tutta quella economia legale ed illegale che gli si è creato intorno, 6) che a Palazzo san gervasio e venosa ha dato dimostrazione di come si possa contrastare una economia illegale fatta sullo sfruttamento selvaggio dei lavoratori.

Questo è l’uomo e questo il suo tesserino di riconoscimento. Quanto al discorso sui migranti si può essere d’accordo o meno sulle politiche finora fatte e si può legittimamente seguire la tesi di Salvini che non un altro immigrato deve sbarcare in Italia, ma bisogna uscire dalle contraddizioni e chiedersi se gli imprenditori agricoli ritengano necessaria o meno questa presenza, se gli allevatori zootecnici ritengano necessaria o meno questa presenza, se gli artigiani sono contenti o meno di questo apporto in mestieri marginali e che rischiano di cessare del tutto, se la gente è d’accordo alla chiusura delle scuole e alla ripartizione per cranio del gettito  fiscale italiano.

LE CIFRE DICONO CHE NEL SETTORE CASEARIO  ( LAVELLO ,VAL D’AGRI E MARMO MELANDRO) CI SONO 800 INDIANI SIK ; VENTIMILA BADANTI  ASSISTONO GLI ANZIANI; 8500 LAVORATORI NEL COMPARTO AGRICOLO E AGRO ALIMENTARE ( METAPONTINO E  BRADANO); IL CICLO DELLE COSTRUZIONI FRUISCE DI UNA CONSISTENTE PRESENZA RUMENA; 700 GIOVANI LUCANI SONO OCCUPATI NEL SISTEMA DELL’ACCOGLIENZA; 2800 ALUNNI A SETTEMBRE ENTRANO NEL CIRCUITO SCOLASTICO LUCANO; 70 COMUNI SU 131 HANNO CHIESTO DI OSPITARE MIGRANTI ATTRAVERSO ANCHE L’UTILIZZO DI CASE DISABITATE, TREDICI PROGETTI SONO STATI APPROVATI IN ATTIVITà VARIE PER QUALCOSA COME 20 MILIONI ALL’ANNO.

Non vogliamo scomodare la storia per dire che gli emigranti lucani ( di numero pari a due volte la popolazione attuale) sono andati in America o nel Venezuela, in Paraguay o in Brasile o in Belgio per fare quei mestieri che altri non volevano fare: lustrascarpe, spazzini, spazzacamini, operai nelle miniere, addetti alle stalle: erano pagati poco e riuscivano comunque a mantenere con quello che gli rimaneva le famiglie che erano rimaste nei paesi d’origine. La differenza è che non erano rinchiusi nei centri di accoglienza perchè chiamati ufficialmente per mestieri e per esigenze esplicite di mano d’opera avvertite dai paesi di destinazione. E , non essendo rinchiusi nei centri di accoglienza, ma pagati per un lavoro non ingrassavano le cooperative o gli albergatori , ma muovevano una piccola economia locale, fatta di salumerie o di birrerie o di fiere e mercati per comprarsi qualche straccio. Ecco ,non è colpa loro, se in Italia si tira il sasso e si nasconde la mano, ovvero si grida allo scandalo di questa situazione e si pratica lo sfruttamento più bieco. Una politica diversa dovrebbe imporre delle quote di chiamata  a seconda delle esigenze e degli ingressi riconosciuti in canali ufficiali. Invece qui l’Europa paga per mantenere queste persone per anni a bivaccare, senza fare niente oppure industriandosi  a procurarsi soldi in mille maniere. Simonetti ha provato a fare dell’accoglienza diffusa un modello che è stato apprezzato dall’Europa e fatto proprio dall’allora Ministro Minniti. Un modello che va perfezionato ancora sulla base delle esigenze che l’economia lucana avverte in molti settori che sono rifiutati dai giovani lucani. Mi fa specie che su queste cose le associazioni datoriali stiano zitte e mute, mentre al Nord le loro consorelle, più pragmatiche e meno ideologizzate, stanno attaccando duramente proprio la politica di Salvini  che rischia di interrompere quella catena di commesse a domicilio dove un cinese o un africano deve produrre da solo quanto un intero reparto ed è pagato come mezzo lavoratore. Ragioniamo per piacere, senza dare spazio ai facinorosi e ai predicatori di odio o a quelli che ripetono pappagallescamente la sciocca domanda diventata virale: “tienitili a casa tua”, come se a loro glie l’avessero messi in casa. Rocco Rosa

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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