IL 25 APRILE E GLI SMEMORATI IDEOLOGICI

0

ANNA MARIA SCARNATO

Quante volte si partecipa ad una festa di matrimonio o ad altro evento per evitare che l’assenza provochi offesa ma si decide di presenziare per convenzione e ipocritamente fingere interesse in cui manca, invero, la condivisione di una gioia, di una scelta, di una fatica che ha prodotto tanto per un traguardo raggiunto. Tutto ciò forse non abita nei pensieri di chi è presente obbligato, ed è grave ancor più quando esso rappresenta le Istituzioni. Questo si è portati a pensare quando di libertà, di uguaglianza, di un bene comunitario, di amore per la pace, di rispetto delle diversità, per le minoranze, si sente far menzione e vanto da parte di chi, invece, sta mettendo mano alla Costituzione, abrogando Leggi e principi, calpestando il lavoro di mani che li hanno scritti e intelligenze da cui sono stati partoriti. Sono questi i rappresentanti di un potere che non vogliono ricordare da dove si è partiti, quanto è costato in vite umane il sacrificio di una Resistenza e di una lotta contro gli invasori della Terra nostra oppressa e da liberare. Essi non provano un senso di vergogna poiché nel tempo hanno cambiato pelle se cercano ancora di creare legami con i loro simili capi di governo, nostalgici di Patrie padroni dei loro cittadini che non contano nulla. Dove le contestazioni di piazza vengono represse con la forza, dove la gente di colore si uccide con un semplice e impunito click di arma da fuoco, dove la tanta povertà stride con la ricchezza di pochi, la libertà è parola pronunciata da bocche bugiarde. E torna
alla memoria la storiella inventata da un padre che ai figli piccoli raccontava di un asino al cui collo fu legata una fune da contadini che evidentemente non lo rispettavano se lo avevano caricato di tanto peso insopportabile da portare, vessato, mentre lo costringevano a salire un irto declivio del territorio montese. Lo frustavano e il povero stringeva i denti per la fatica, sollevava le narici, portava le orecchie all’indietro, mano a mano i suoi muscoli cedevano. Ma i contadini continuavano a tirarlo su e, incolpandolo di testardaggine, dicevano tra loro, ”e l’asino ride pure, sto sfaticato, insistiamo a trascinarlo”. L’asino non rideva, mostrava i denti perché era morto per la fatica, il disprezzo per quell’essere che li faceva campare, per l’oneroso carico a lui destinato, morto strangolato. Ebbene un governo che chiama riforme le abrogazioni di norme che regolano la vita sociale e l’ordinamento dello Stato, permette che autonomamente in realtà nazionali, sindaci o presidenti di regione proibiscano cortei o canzoni storiche a memoria della liberazione della nostra Patria e del giubilo ritrovato dopo tanta sofferenza, creerebbe solo malessere a presenziare o solamente a nominare la festa del 25 Aprile. Offenderebbe chi, pur sottoposto a sacrifici e privazioni, obbedisce ai doveri civici prescritti dalla Carta Costituzionale, rispetta l’ordine pubblico, rispetta le Istituzioni, non oltrepassa  i confini della morale come molti rappresentanti istituzionali fanno impunemente. Mettere mano alla Costituzione e punire l’apparato giudiziario con leggi mirate è cosa mai vista. Meglio non proferire parole false, apprezzamenti sulla eroica Resistenza, sul 25 Aprile e ciò che per l’Unità d’Italia rappresenta. I pochi rappresentanti del governo trovino il coraggio di lodare i sentimenti che animano la memoria di questa Festa e di condannare tutto ciò che ricorda il Fascismo e la collaborazione con il Nazismo. Allora la Festa del 25 Aprile sarà partecipazione, sarà piena condivisione. La concretezza è necessaria al Paese, non le parole. La divisione tra Nord e Sud che spacca l’Italia si capisce come potrebbe imbarazzare i governanti in questo giorno che celebra tutto il contrario. E la Meloni che si dice capace di mediare tra L’Europa e gli Stati Uniti, di mettere pace tra i paesi in guerra, creare armonia tra le diversità, come può azzardare tanto e guadagnare credibilità se non crea tutto ciò all’interno del suo Paese. E se proprio vuol operare una riforma utile agli italiani, ma utile invece a mantenersi le alleanze, iniziasse dall’articolo 4 della Costituzione che parla del lavoro come diritto ma secondo un principio. Cioè attualmente lo Stato ha il dovere di creare le condizioni idonee a che ognuno possa lavorare ma non ha il dovere di trovare lavoro a chi non ce l’ha. Ebbene lei che tutto può, trasformi l’ìnterpretazione dell’articolo 4 e, con l’intelligenza che Trump le riconosce, trovi il sistema per cambiare un diritto per ogni cittadino in un dovere per lo Stato a trovare lavoro per tutti. Perché adesso molti amici sono i preferiti assunti dalle istituzioni di ogni livello, soprattutto prima delle consultazioni elettorali. O tra poco anche le norme punitive dello scambio di voto saranno abrogate? E il 25 Aprile come si contestualizza in tale quadro, tra tanti bisogni non attenzionati, tra tante persone che resistono come l’asino a portare pesi eccessivi senza la riconoscenza dei diritti fino a morire per lavoro. Non festeggiare il 25 Aprile, non dare importanza istituzionale ai suoi valori, sostituendola con impegni alternativi improrogabili forse è preferibile al far finta di gradire le note della canzone del Partigiano (o bella ciao) mentre con la testa qualcuno è rimasto a
Faccetta nera.

Condividi

Sull' Autore

Lascia un Commento