L’assessore all’ambiente Rosa ha sperimentato che cosa significa trattare con l’Eni che come azienda partecipata dalla Stato si crede Stato anch’esso e si comporta col territorio come uno che usa pugno di ferro in guanto di velluto. Una norma passata col Governo Monti gli consente la continuazione della produzione in attesa del rinnovo della concessione con la Regione , e questo dà alla compagnia petrolifera un vantaggio psicologico e pratico nella trattativa, che potrà chiudere solo quando ha portato a casa il risultato. Come dire venitemi appresso. Tra l’altro c’è un clima complessivo notevolmente cambiato rispetto alla prima trattativa, vuoi perchè sul petrolio anche L’Eni ha cominciato la exit strategy , vuoi perchè dopo venti anni di produzione si è accorta che non puo’ spremere il limone oltre misura. L’incursione della Magistratura ha calmato ogni spirito avventuristico e certe forzature , come l’ipotesi di portare la produzione da 80 a 110 mila barili, non sono così semplici da mettere in atto. A questo si aggiunga le difficoltà oggettive che l’Eni sta riscontrando nel tentativo di rispondere alle condizioni poste dopo lo sversamento del greggio, e si capisce che la Regione dovrà vedersela con persone poco disposte a concedere oltre l’indispensabile, o ,addirittura oltre quello che già ha pattuito nel passato. Ecco dunque che, per Bardi , la strada si fa in salita e se non vuole perdere il fiato nella rincorsa al cane a sei zampe, deve inventarsi una strategia nuova che a) rafforzi l’unità delle forze politiche intorno al tema del petrolio; b) chiami lo Stato a farsi parte attiva nella trattativa, c) porti il tema alla ribalta nazionale attraverso la richiesta di una modifica alla legge Monti . Che non sarebbe quella di fermare la produzione, perchè una cosa del genere creerebbe danni enormi, ma di imporre, con un emendamento alla finanziaria, il raggiungimento entro i tre mesi successivi di un accordo nel quale vengono prefissati gli impegni di Governo, Eni e Regione. In sostanza si sposterebbe il tavolo della trattativa a livello nazionale, come sempre Bardi ha richiesto, e finalmente si arriverebbe a capire chi fa che cosa per la Basilicata. Per arrivare a questo risultato il presidente Bardi deve coinvolgere tutti i parlamentari lucani e gli uomini di governo della basilicata affinchè ognuno faccia la sua parte per il bene dei lucani. E’ anche un modo per verificare la sincerità e la buona fede dei parlamentari leghisti lucani nel difendere le giuste istanze della Regione, anche andando contro, Pepe o Caiata che sia, la disciplina di partito. Rocco Rosa
IL CANE A SEI ZAMPE CORRE SENZA GUINZAGLIO
0
Condividi