La manifestazione di chiusura della coalizione di centrosinistra ha lasciato l’impressione di una squadra che è ben lungi dalla resa e che vive questi momenti come ultimo sforzo di avvicinamento ad un obiettivo che solo un mese fa sembrava proibitivo.
Un calore ed un entusiasmo che nasce dal ritrovamento di una chiarezza delle posizioni: o di qua o di là, e che sta forse mettendo fuori gioco proprio quelli che sulla doppia ubiquità professata fino all’ultimo momento hanno pensato di trarre vantaggio. E invece c’è tutta la sensazione che quella operazione abbia contribuito a smuovere l’orgoglio sopito di una parte dell’elettorato che sinora si era rintanato in casa, decidendo di non rispondere alla chiamata . Molta parte di questo merito lo si deve a due persone, Chiorazzo e Marrese, un tandem che ha funzionato e che ha saputo marciare compatto ma non insieme, ognuno col proprio messaggio , chi di apertura al civismo chi di rappresentanza reale e non posticcia di una intera provincia , quella di Matera.
Forse si sta giocando la battaglia Napoli contro Matera, o almeno questa è il messaggio che da sinistra si è voluto dare in questa campagna elettorale, dopo una legislatura nella quale la Basilicata” è stata finora retta da chi non conosce il territorio”, da chi pensa che al posto dell’alta velocità che non arriva si possa usare l’elicottero non solo per l’emergenza ma anche per il turismo di elite, da chi ha portato la sanità sull’orlo del dissesto e che non riesce a trovare copertura per 85 milioni di deficit da emigrazione sanitaria. Non hanno fatto sconti Chiorazzo e Marrese sugli autogol fatti da Bardi per l’atteggiamento pilatesco sull’autonomia differenziata, che si prepara a mandarci alla serie c delle regioni, né sui ministri che pretendono di chiedere i voti dopo che hanno firmato un decreto di ridimensionamento scolastico che cancella 200 posti di lavoro in Basilicata, oltre che portare disagi in gran parte della popolazione di montagna.
E non si è trattato solo di elencare le defaillance di questa legislatura prima scadente e ora scaduta, ma anche di portare un proprio progetto di rinascita che mette insieme una dignità da ritrovare ( il primo provvedimento-dice Marrese- sarà un decreto di revoca del si all’autonomia diferenziata dato da Bardi) e un futuro da riprogettare, escludendo ogni possibilità di allocazione del deposito nucleare, predisponendo nei primi sei mesi un nuovo piano sanitario puntato sul binomio ospedali- territorio, e ponendo al centro dello sviluppo l’innovazione, la ricerca e gli investimenti in start up. E soprattutto mettendo in pari dignità le due province che debbono rappresentare un unicum regionale in una interazione costante ed efficace. E non è secondario la scelta di un candidato che ha portato l’entusiasmo di una intera provincia, quella materana , che ha saputo correre nello sviluppo economico, turistico e culturale e che finalmente ora vede un suo uomo proiettarsi al comando della massima I)stituzione. Più ragionevolmente, si può dire che la scommessa che sinora era data per persa ,ha trovato nuove chances in una campagna elettorale battuta sui territori e non sui social o sui tabelloni. Si può vincere e si può perdere, ma sicuramente siamo in presenza di un popolo ritrovato. E non è poca cosa. Rocco Rosa
IL CENTROSINISTRA ,UNA IDENTITA’ RITROVATA
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