IL COMPROMESSO STORICO FRA AMORE PER LA POLITICA,TEMPO E MORTE

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Presentati, venerdì 5 luglio, presso il salone della Pinacoteca provinciale di Potenza, due volumi che ripropongono le storie parallele di Enrico Berlinguer ed Aldo Moro. Il primo, quello di Giovanni Fasanella e Corrado Incerti con “Berlinguer deve morire”, prefazione di Walter Veltroni, ediz. Fuori Scena, Maggio 2024. Il secondo, “Il caso Moro fra politica e storia” di Claudio Signorile e Simona Colarizi, edizioni Baldini +Castoldi, Aprile 2024. L’evento, organizzato dall’Associazione degli ex Parlamentari e Consiglieri Regionali di Basilicata, è stato coordinato dal capo redattore della rai campana, Oreste Lopomo. Presenti al tavolo  due degli autori, Claudio Signorile e Giovanni Fasanella. Con loro Michele Aldo Radice e Gianfranco Blasi. Di seguito pubblichiamo il testo (integrale) dell’intervento dell’onorevole Gianfranco Blasi, che ha dato un taglio non solo storico politico al suo ragionamento. Ci sono emozioni, storie di uomini, cicli della storia e del pensiero che non possono non tornare d’attualità. Gli anni ’70, gli anni di piombo, quelli della prima crisi energetica. Gli anni di una frattura generazionale e culturale senza precedenti. La crisi dei due blocchi. Il tentato omicidio subito da Berlinguer in Ungheria nel ‘73. L’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta nel ‘78 … Due libri formidabili, lucidi, ricchi persino di pathos. Ma anche documentati, inflessibili nel riproporre fatti e circostanze.  Dentro le svolte politiche più significative nel rapporto interno ed esterno fra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano (Leonardo Pisani)

Moro e Berlinguer, il compromesso storico fra amore per la politica, tempo e morte

 di Gianfranco Blasi

I Dire Straits hanno scritto un rock struggente, che passa lento, come canta Antonello Venditti, melodico, ricco di atmosfere, dove testo e chitarra di Mike Knopfler si fondono ad esplorare la storia, William Shakespare, la letteratura. La canzone è Romeo & Giuliet. Ve ne leggo qualche frammento, naturalmente tradotto nella nostra lingua:

Giulietta, quando facevamo l’amore piangevi
dicevi: “Ti amo come le stelle lassù, ti amerò fino alla morte”.
D’altronde…
un Romeo innamorato canta per le strade una serenata
lasciando tutti tristi con una canzone d’amore che ha scritto.
Trova la luce giusta nella strada qualche passo fuori dall’ombra
dice qualcosa come “Tu ed io,  che ne dici?”

“Tu ed io, baby, che ne dici?”

Quando il nostro Presidente dell’Associazione degli ex Consiglieri Regionali e Parlamentari di Basilicata, quando Michele Radice (che ringrazio) mi ha invitato alla presentazione di questi due volumi, ho pensato a questa canzone, ho pensato, come in un flash back, precisamente a tre suggestioni: la prima ha a che fare con le idee, la passione per la politica, l’amore per la politica, Poi ho pensato al Tempo, quello della progettualità, il Tempo necessario, quello che serve per mettere a terra, come si dice oggi, le idee, ed infine ho pensato alla morte come frattura, chiusura irreversibile, come metodo brutale per impedire alle idee, ai sogni di camminare. Tornate a Martin Luther King, ai fratelli Kennedy, a quello che sarebbe potuto capitare a Berlinguer, all’assassinio, per l’appunto,  di Aldo Moro.

Ci viene incontro  Søren KierkegaardCiò che in fondo mi manca è di veder chiaro in me stesso, di saper “ciò che io devo fare”, e non ciò che devo conoscere. […] Ciò che importa è di trovare una verità che sia verità per me, di trovare l’idea per la quale io possa vivere e morire.

Ha ragione Gianbattista Vico nella Vita Nuova. La storia è ciclica, è destinata disperatamente o positivamente a ripetersi. Inequivocabilmente.

C’è un film straordinario del nuovo cinema americano, in particolare una frase che rafforza questi concetti e fa al caso nostro. Il film è interpretato da Will Smith e si intitola Collateral Beauty. Ed è proprio questa frase che ho messo in connessione con il progetto politico che passa sotto il nome di Compromesso storico:   Ora proverò a mettermi in connessione con voi. Ad interagire. Provate ad ascoltarmi pensando che sia Moro o Berliguer a parlare. Immaginatevi nel comitato centrale del Pci dell’epoca o nella segreteria nazionale della Dc …  

Amici … Compagni … Sentiamo qual è il vostro perché? Perché vi siete alzati stamattina? Perché ci sentiamo investiti di un’urgenza storica? Perché avete mangiato quella cosa? Perché vi siete vestiti in quel modo? Perché siete venuti qui? Perché vi ho proposto quel certo progetto? Siamo qui per un contatto, perché voglio provare a convincervi  della bontà di questa idee. La vita riguarda le persone … riguarda noi … Il nostro futuro di partito, il governo, il paese, la tenuta del paese dipendono da questo processo politico. Qui ed oggi dentro le crisi di sistema che stiamo vivendo che attraversano questi anni difficili.

 

Accadrà però, come sappiamo che il Tempo non sarà sufficiente. Che il vento infernale della morte darà un colpo d’ascia alla visione morotea, al progetto berlingueriano.

Amore, tempo, morte. Sì, queste tre astrazioni collegano ogni singolo essere umano sulla Terra, ogni cosa che vogliamo, ogni cosa che abbiamo paura di non avere, perché in realtà a conti fatti noi desideriamo l’amore, conduciamo per mano le nostre idee, vorremmo avere più tempo e temiamo la morte. Amore, tempo, morte.  

Il compromesso storico era un’idea che nasceva dalla storia di due grandi personaggi che avevano a cuore i loro partiti, la loro nazione, in quel preciso contesto storico. L’uno, cattolico, l’altro comunista italiano. Italiano e comunista. Non amato oltre cortina. Due forme mentali diverse, un’unica passione per la politica. Moro e Berlinguer avevano bisogno di tempo. Il compromesso serviva ad entrambi. Era la logica transizione verso una nuova fase. Quasi un’idea profetica che poi più di un decennio dopo si sarebbe parzialmente avverata. Il tempo nuovo dell’Europa e del mondo libero. La caduta del muro.

Ma la terza suggestione. Quella del Romeo di Shakespare e quella del film Collateral Beauty incombeva.  Uno subisce un attentato, la cui matrice, oggi, è abbastanza chiara. Berlinguer riesce a scamparla. Moro, invece, viene rapito e ucciso dalle Brigate Rosse. Da un gruppo eversivo nato in un contesto di tensione culturale, sociale, economica e politica di particolare complessità. Io non entrerò nella difficile compilazione di indizi, prove, deduzioni più o meno logiche su cause, possibili mandanti, effetti devastanti. Sulle lettere di Moro, sui dossier dei tanti servizi segreti presenti in Italia in quelle settimane. Su a chi conveniva cosa. I libri sono, questi due libri in particolare, credetemi, una traccia sufficiente per potersi disimpegnare con un buon grado di giudizio. Giovanni Fasanella ha il piglio del ricercatore, la passione per la sua cultura politica di cui è criticamente impastato e la stoffa di un implacabile e bravo cronista. Claudio Signorile è testimone politico raffinato, un fuoriclasse della politica socialista italiana di quegli anni, un vero leader politico. Certo, mi avvio a chiudere, credo che la Democrazia Cristiana abbia esaurito il suo compito storico in quelle ore tragiche. Quella che continuerà ad esistere e resistere ancora per qualche anno sarà solo un gruppo di potere residuale. Il partito dei cattolici avrebbe dovuto fare di più durante la trattativa. Avrebbe dovuto dimostrare alle italiane e agli italiani un cuore tenero.

Giovanni Fasanella

Una disponibilità alla vita come Paolo VI le chiedeva, come le sue radici culturali le imponevano. Claudio Signorile ci spiega nel suo libro il tentativo persino disperato che i socialisti fecero anche nel provare a distinguere fra ruolo del governo e ruolo dello stato. Tutto pur di salvare la vita di Aldo Moro. Ed eccoci infine, ancora sul tema della morte. La frattura prodotta definitivamente al progetto di Berlinguer e all’idea di Moro. La morte spegne la luce. Interrompe l’occasione. Toglie spazio al tempo. Nella lotta politica, nei secoli, la morte la fa spesso  da padrona. Troppo facile pensare a Giulio Cesare. Bisognava spezzare la sua idea di stato, l’evoluzione della dominazione romana in un contesto più autorevole, con molto spazio di potere da trasferire verso le regioni occupate. Potere che Cesare voleva togliere alle burocrazie che si erano lasciate indebolire dal seme della corruzione. Aveva un fortissimo legame con il suo popolo e il suo esercito. Prevalse il centralismo. Un’idea di stato chiuso. Romanocentrico. Giulio Cesare morì. Ringraziandovi, di Berlinguer e Moro voglio raccogliere una delle sfide culturali insite nel compromesso storico. Oggi fra diversi, fra poli politici opposti, non ci si parla più. Non c’è neppure il desiderio di farlo. Neppure sui temi più portanti, come quelli delle riforme, del futuro e degli interessi internazionali dell’Italia. Un bene? Un male? Semplicemente un’altra fase della storia? Nessuno mi toglie dalla testa che la qualità delle donne e degli uomini di oggi che sono classe dirigente del paese è diversa, ben diversa da quella dei Moro, dei Berlinguer dei Craxi, permettetemi, degli Emilio Colombo e dei Claudio Signorile di allora.

 

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