Il Consiglio regionale di Basilicata ha chiuso sul piano istituzionale la vicenda apertasi con gli accadimenti giudiziari, prendendo atto che il consigliere Piro ha ritirato le sue dimissioni e che il consigliere Cupparo, protagonista di un commosso intervento , le ha invece confermate per recuperare, a suo dire, un clima di serenità anche nella certezza che la sua totale estraneità ai fatti verrà dimostrata. Sull’iter per arrivare al voto si è naturalmente articolato il dibattito che ha visto tre posizioni distinte: l’una di Zullino e Vizziello che hanno proposto, senza successo, di respingere le dimissioni del consigliere Cupparo perché evidentemente condizionate dalla vicenda giudiziaria e perciò tali da richiedere un atto forte del Consiglio riguardante la difesa dell’autonomia della sfera legislativa rispetto al potere giudiziario, l’altra dei consiglieri Cifarelli e Pittella, da una parte, e dei cinquestelle, dall’altra, che hanno duramente attaccato il Governatore per questo suo tirare a campare, senza offrire né al Consiglio né alla comunità lucana una chiarezza di posizione sulla esistenza o meno di una maggioranza e sulla capacità o meno di dare risposte agli enormi problemi che ancora attendono di essere risolti. Un giudizio ferocissimo da parte soprattutto di Pittella per il quale è mancato il coraggio di Bardi di prendere atto della sua impossibilità di governare, preferendo trascinarsi in una navigazione senza timone che danneggia la Basilicata. La terza, dei due consiglieri di Italia Viva, che hanno confermato la loro decisione di considerare la surroga un atto tecnico , dal quale non si può recedere per rispetto-parole di Braia—della decisione degli stessi consiglieri. La conseguenza di queste posizioni ha consentito di raggiungere 12 presenze, quanto bastavano per sbloccare lo stallo in cui il Consiglio era caduto da tempo, così che si è potuto procedere alla surroga di Cupparo con il subentrante Bellettieri. Ma intorno a questre tre posizioni il dibattito è stato acceso, con Zullino che si è apertamente scagliato contro i due di Italia Viva parlando di inciucio coltivato sottobanco e mascherato da una mozione di sfiducia di cui non c’è traccia in Consiglio . Risultato è che l’empasse numerico dell’assemblea è stato superato, ma il consiglio rimane egualmente incapace di andare avanti se non si arriva ad un chiarimento politico della maggioranza, o se , in mancanza, non si ufficializza una apertura ad un nuovo quadro politico, oggi come oggi improponibile a sentire lo stesso Braia che ha osservsatio come Italia Viva non è per nulla intenzionata a fare da stampella ad un centrodestra claudicante. Vedremo in seguito se quelle parole sono pietre o se sono bolle di sapone destinate a disperdersi nell’aria al primo refolo di vento. Rocco Rosa
IL CONSIGLIO PRENDE ATTO DELLE DIMISSIONI DI CUPPARO. UN VOTO TECNICO, DICE ITALIA VIVA
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