L’etica non può avere genere, per cui, consapevole di infilarmi in un dibattito nel quale inevitabilmente ci sarà chi preferirà non argomentare sul merito ma buttarla su argomenti di genere, qualche considerazione sulla questione di cui tanto si dibatte tra dichiarazioni indignate, accuse di oscurantismo e richiami alla religione, mi sento di farla anche io. Il dibattito sul riconoscimento delle coppie di fatto, indipendentemente dal genere che li compone, mi appare privo di senso, inquinato da etiche religiose e da visioni che, in nome di una visione personale -tale è la fede in una religione- ritiene di dover imporre o negare dei diritti. Molto, molto diversa è la questione che riguarda la cosiddetta stepchild adoption che se a mio parere è cosa indiscutibilmente giusta relativamente ai casi in cui il vissuto di uno dei partner porta in dote un figlio, meno certamente lo è quando rappresenta il cavallo di troia attraverso il quale far passare un diritto riservato alle sole classi sociali più abbienti per di più aggirando la normativa attualmente vigente in Italia. Mi spiego. I giornali di oggi sono piene del caso di Nichi Vendola e del suo compagno, accuse, controaccuse, villanie, difese d’ufficio, tutte che giocano sulla questione senza entrare nel merito e il merito, a mio modesto parere, non è se Vendola e il suo compagno saranno o meno dei buoni genitori, se la questione fosse questa ci sarebbero tante coppie eterosessuali a cui i figli dovrebbero essere sottratti d’ufficio, il merito è se, eticamente, la pratica del cosiddetto “Utero in affitto” sia giusta o non. Sono un uomo e come tutti gli uomini al meglio delle mie possibilità ho solo potuto assistere la madre dei miei figli durante le sue gravidanze, di certo ho potuto vedere la grande fatica, le nausee, le preoccupazioni, i controlli, anche i rischi a cui durante una gravidanza una donna va incontro, senza contare il dolore del parto o, in altri casi, i rischi di una operazione di taglio cesareo. Una gravidanza non è una passeggiata e questa credo sia una considerazione sulla quale tutti possano essere concordi. Ebbene è alla luce di questa considerazione che dobbiamo parlare della pratica del cosiddetto utero in affitto, mi sentirei di fare una domanda alla gran parte delle amiche che mi leggeranno, quante di voi sarebbero disposte a portare avanti una gravidanza di questo tipo? Io credo molto poche, la realtà dei fatti è che questa pratica si porta avanti per denaro, la realtà dei fatti è che donne povere affittano il loro corpo a uomini e donne ricche, assumendosi la fatica e i rischi di una gravidanza per denaro. Se la fattispecie è questa, la discussione a mio modo di vedere, cambia radicalmente. Ho letto commenti incredibili in questi giorni, difese d’ufficio di questa pratica come se essa stessa non dovesse essere discussa, come se la vendita del corpo di una donna per scopi procreativi fosse un affare privato. Vendola dice che la signora che ha portato in grembo il bimbo farà sempre parte della sua famiglia, mi pare una cosa detta tanto per dire, la domanda seria che non ho sentito fare è: c’è stata cessione di denaro dalla coppia Vendola – Testa alla signora che ha portato avanti la gravidanza? E se si a voi questa transazione cosa vi sembra? A me non pare affatto diversa da quella che si realizza tra un uomo che ha impulsi sessuali e una prostituta, una cessione di uso temporaneo di una parte del corpo in cambio di denaro. Cari miei, possiamo discutere di diritti finché vogliamo ma la sostanza è questa: coppie ricche emigrano in luoghi in cui ai poveri è consentito di cedere l’uso di parte del proprio corpo in cambio di denaro. E’ etico? E se lo è, perché non dovrebbe esserlo la prostituzione? Perché non dovrebbe esserlo la vendita di parti del proprio corpo? Mi sorprende molto, moltissimo che a sinistra si chiudano gli occhi su questa questione che è invece è centrale, lo sfruttamento del corpo di altri esseri umani è intollerabile e ingiusto, è schiavitù. E in questo, badate bene, non c’entra la religione, né valutazioni di genere, personalmente credo che due uomini o due donne possano essere tranquillamente degli ottimi genitori e che la questione da dibattere non sia questa ma, più propriamente, se l’inviolabilità della persona umana sia ancora un principio riconosciuto da tutti o se questo principio, come tanti altri, valga solo a seconda dei casi. Ho titolato questo pezzo “Il corpo delle donne” perché penso che, in questo caso, sia sopratutto questo corpo ad essere trattato come merce di scambio, mi sorprende moltissimo non leggere discussioni su questo argomento, mi sorprende il silenzio delle donne. L’ho intitolato così perché, da uomo, mi sento sempre molto colpito quando leggo di violenze, di abusi, di femminicidi, perché da essere umano penso che tutte questi orrendi crimini nascano da un sentire inumano che degrada a oggetto di un altro essere umano, che è incapace di vedere oltre un corpo, che desidera il possesso senza rispetto. Se tali sono le cause che determinano le mille orrende profanazioni che i corpi e la dignità delle donne spesso sono costrette a subire, io penso che non ci sia possibilità di eccezione e che ogni tentativo di trasformare un essere umano in un corpo, ogni donna in un utero, ogni uomo in polmoni, cuore, fegato, occhi di ricambio siano eticamente da respingere. Un risarcimento in denaro non può ripristinare questa lesione della dignità umana, questo imprescindibile limite non può essere valicato per nessuna ragione. Non si può piegare l’etica alla convenienza del momento, non si può essere di sinistra a seconda dei casi, la difesa dei diritti dei poveri, dei disagiati, e la condanna dell’arroganza del denaro e della prepotenza della borghesia erano la cifra che distingueva il mondo di sinistra da quello di destra. Vendola è un conservatore liberista con la sciarpa arcobaleno.
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